Trento - Dolomiti patrimonio Unesco. E inferno delle auto. A certificare l’assalto dei motori ai Monti Pallidi è Reinhold Messner: «È peggio degli anni scorsi», è l’accusa del re degli Ottomila mentre a passo d’uomo percorre la val Pusteria, paralizzata dai vacanzieri a caccia di un selfie sul lago di Braies, il set di Un passo dal cielo. «Auto posteggiate ovunque: sulle strade, nei prati, nei boschi. È questa la montagna che vogliamo donare ai nostri ospiti? La politica trovi soluzioni, non può solo pensare ai voti dei piccoli operatori economici», è l’appello di Messner.
Smaltita la batosta dell’estate nera del 2020, con il Covid a tirare il freno a mano al turismo, il 2021 ha dunque presentato il conto a uno degli scenari più spettacolari e frequentati d’Italia: i quattro passi dolomitici (Sella, Pordoi, Gardena e Campolongo) che racchiudono il gruppo montuoso del Sella e c…
Trento - Dolomiti patrimonio Unesco. E inferno delle auto. A certificare l’assalto dei motori ai Monti Pallidi è Reinhold Messner: «È peggio degli anni scorsi», è l’accusa del re degli Ottomila mentre a passo d’uomo percorre la val Pusteria, paralizzata dai vacanzieri a caccia di un selfie sul lago di Braies, il set di Un passo dal cielo. «Auto posteggiate ovunque: sulle strade, nei prati, nei boschi. È questa la montagna che vogliamo donare ai nostri ospiti? La politica trovi soluzioni, non può solo pensare ai voti dei piccoli operatori economici», è l’appello di Messner.
Smaltita la batosta dell’estate nera del 2020, con il Covid a tirare il freno a mano al turismo, il 2021 ha dunque presentato il conto a uno degli scenari più spettacolari e frequentati d’Italia: i quattro passi dolomitici (Sella, Pordoi, Gardena e Campolongo) che racchiudono il gruppo montuoso del Sella e collegano le province di Trento, Bolzano e Belluno e le valli di Fassa, Gardena, Badia e Livinallongo. Un panorama che per gli appassionati di montagna e bici trova sintesi in una parola: Sellaronda.
Stime ufficiali ancora non ce ne sono, ma non si sbaglia affermando che a passo Sella sono stati toccati (e forse ritoccati) i picchi di 6 mila passaggi al giorno registrati nel 2019. Mentre a valle, per percorrere i pochi chilometri che separano Campitello di Fassa da Canazei serve un’ora abbondante. E così le Dolomiti i turisti le osservano dai finestrini dell’auto.
Il Sellaronda si conferma la prima linea della battaglia ambientalista, con l’alpinista originario della val di Funes che da anni predica la rivoluzione verde, con parcheggi d’attestamento a valle, meglio se al coperto, e limiti d’accesso ai passi. Negli anni scorsi ci sono stati timidi segnali di cambiamento (le chiusure programmate di un tratto di Sellaronda nel 2017, gli accessi contingentati del 2018), ma la divisione del territorio su tre realtà amministrative diverse non aiuta: «Capisco che ogni provincia debba fare i conti con i propri interessi, ma qui manca il coraggio della politica — commenta Messner — sensibile ai voti delle piccole attività economiche che puntano ad intercettare il turismo mordi e fuggi. Oggi vediamo macchine ovunque e turisti che fanno passeggiate di mezzora, un’ora al massimo con il rumore delle moto come sottofondo. Ma noi non possiamo stravolgere il nostro paesaggio con valanghe di auto, che dovrebbero sparire nei posteggi di attestamento nei paesi: da qui i turisti devono poter raggiungere le montagne con una valida mobilità alternativa, godere del paesaggio e del silenzio, altrimenti si trovano a riproporre sulle Dolomiti la vita che fanno undici mesi all’anno. Vivere i valori della montagna è un diritto degli ospiti, non un’opzione».
«Il 6 settembre porterò il tema sul tavolo della Fondazione Dolomiti Unesco — assicura il presidente di turno Mario Tonina, assessore all’ambiente della Provincia di Trento — Il problema esiste, non credo che chi sta ore in coda possa tornare a casa soddisfatto». «Politica schiava dei voti? Non è vero — è la replica a Messner — Non si possono chiudere o limitare i passi senza avere prima una mobilità alternativa (il Pnrr può venire in aiuto) e un accordo tra tutti gli attori da portare a Roma».
Mountain Wilderness teme la strategia della dilazione: «Nel 2016 è stato avviato un tavolo proficuo con Trento e Bolzano, mentre il Veneto ha latitato — commenta il presidente Franco Tessadri — Il Covid non ha aiutato. Ma noi non cambiamo idea: servono limitazioni agli accessi e mobilità alternativa per salvare i passi dolomitici».