Desaparecidos, Cartabia: estradare ex militari cileni condannati
di Alfredo Sprovieri , di Alfredo SprovieriIl momento della resa dei conti con la storia è arrivato. Il ministro della Giustizi, Marta Cartabia, ha firmato la richiesta di estradizione per tre ex militari cileni condannati all’ergastolo in Italia per la morte e la sparizione di due cittadini di origini italiane nel 1973, anno del sanguinoso golpe di Pinochet. Si tratta del 71enne colonnello Rafael Francisco Ahumada Valderrama, del 80enne sottoufficiale Orlando Vasquez Moreno e del 71enne brigadiere Manuel Vasquez Chahuan, per i quali da parte delle autorità italiane c’è anche la richiesta di arresto provvisorio, inoltrata anche all’ambasciata italiana a Santiago del Cile.
I tre, per i crimini commessi du…
Il momento della resa dei conti con la storia è arrivato. Il ministro della Giustizi, Marta Cartabia, ha firmato la richiesta di estradizione per tre ex militari cileni condannati all’ergastolo in Italia per la morte e la sparizione di due cittadini di origini italiane nel 1973, anno del sanguinoso golpe di Pinochet. Si tratta del 71enne colonnello Rafael Francisco Ahumada Valderrama, del 80enne sottoufficiale Orlando Vasquez Moreno e del 71enne brigadiere Manuel Vasquez Chahuan, per i quali da parte delle autorità italiane c’è anche la richiesta di arresto provvisorio, inoltrata anche all’ambasciata italiana a Santiago del Cile.
I tre, per i crimini commessi durante il golpe di Pinochet coinvolti anche in altri processi in patria e all’estero, sono stati localizzati in Cile e, in attesa che la richiesta venga esaminata dalle autorità locali del loro Paese, hanno il divieto di varcarne i confini. La richiesta italiana assume un valore storico e potrebbe rappresentare un precedente non di poco conto nelle numerose vicende analoghe. Arriva infatti dopo che il primo luglio scorso le condanne all’ergastolo comminate nel maxi-processo Condor di Roma sono diventate definitive per il mancato ricorso alla condanna in Appello dei tre. Pochi giorni dopo la Corte di Cassazione di Roma ha prodotto altre 14 condanne per altrettanti esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Paesi sudamericani al potere a cavallo tra la fine degli anni ‘70 e l'inizio degli ’80. Se la richiesta di rendere esecutive le pene dei tre ex militari cileni con l’estradizione in Italia si completerà positivamente, la stessa sorte potrebbe toccare agli altri condannati di Uruguay, Paraguay e Bolivia.
Tra le vittime, la guardia del corpo di Allende
I tre golpisti cileni, in particolare, alla fine di uno dei primi processi mossi in Europa per l’accertamento dei crimini commessi durante le dittature militari latino americane, sono stati riconosciuti colpevoli della morte e della sparizione di Juan Josè Montiglio, detto Anibal, guardia del corpo del presidente Salvador Allende e di Omar Venturelli Leonelli, ex sacerdote e professore universitario protagonista nell’occupazione delle terre dei contadini “mapuches”.
La parola alla Corte suprema di Santiago
Ora sarà la Corte Suprema di Giustizia cilena a dover pronunciarsi sulla richiesta di estradizione arrivata dall’Italia, In caso di accoglimento della richiesta firmata dalla Cartabia, la palla poi passerebbe all’omologo ministro cileno che sarà chiamato a pronunciarsi in un particolare momento storico che vede le istituzioni del Cile intente a liberarsi delle scorie della dittatura, anche attraverso una nuova costituzione. “Siamo molto soddisfatti di quest’atto del governo italiano”, ha dichiarato Jorge Ithurburu, della 24Marzo, la onlus che ha seguito i famigliari delle vittime durante la ventennale attività del processo italiano. “Siamo davanti a una prima volta che dimostra che il percorso iniziato tanti anni fa non ha portato solo memoria e verità, ma soprattutto giustizia e fine dell’impunità. Ci auguriamo che ora l’ambasciata italiana in Cile presti la massima attenzione ai passaggi previsti della legge perché la giustizia che attendono i parenti di queste vittime sia vera fino in fondo”.
Una storia paradigmatica
La storia dei due desaparecidos italiani è paradigmatica degli anni che hanno insanguinato il Cile. I due primogeniti di entrambi vivono e lavorano da anni in Italia, durante il processo Condor, al fianco delle madri, non più in vita, hanno deposto raccontando la tragica storia dei loro padri. Montiglio, di origine piemontese, era un giovane studente socialista. Voleva diventare professore di biologia a Santiago, ma il giorno prima della nascita del suo primogenito la sua vita cambiò per sempre. Il partito gli comunica infatti che è stato scelto per entrare a far parte della scorta personale del presidente Allende ed è un compito che Montiglio decide di assolvere fino alle estreme conseguenze, trasferendosi con la giovane famiglia nella residenza presidenziale e rimanendo nel palazzo della Moneda assediato dai bombardamenti anche quando ormai il presidente era morto e il Cile caduto. È rimasto desaparecido per anni, fino a quando il ritrovamento di alcuni frammenti ossei non hanno dimostrato che è stato preso dai golpisti e portato in una caserma fuori città, dove è stato costretto prima a scavarsi la fossa, poi è stato fucilato e infine raggiunto da granate atte a cancellare ogni traccia.
Il sacerdote dalla parte dei contadini
Diversa la storia di Omar Venturelli Leonelli, la sua famiglia proveniva da una comunità contadina dell’appenino modenese trapiantata al Sud de Cile. Lì come sacerdote si è schierato dalla parte dei contadini mapuche nel processo di riappropriazione delle terre donate ai coloni e per questo è stato sospeso a divinis dal vescovo Pinera, zio del futuro presidente cileno. Ha iniziato a insegnare all’università, si è sposato e ha messo al mondo una bambina, e quando all’avvento del colpo di Stato ha scoperto di far parte di una lista di proscrizione si è consegnato spontaneamente alla caserma più vicina. Al padre dissero che si trattava di una formalità, era il 25 settembre del 1973. Non ha più fatto ritorno a casa.