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Sisma Amatrice, Draghi: "Finora Stato lento, ora ricostruzione veloce"

Impegno del Governo per la creazione di un fondo per le vittime degli eventi sismici. Le storie di chi ha perso tutto, anche gli affetti, sotto le macerie
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AMATRICE- Una corona per le 299 vittime, 237 solo ad amatrice, del terremoto del 2016; l'incontro con i familiari che hanno perso casa, lavoro, figli, madri, vite sotto i tetti e i pavimenti collassati su se stessi; la messa nel campo sportivo prima di volare in elicottero di nuovo a Roma per una nuova emergenza, l'Afghanistan. La prima volta di Mario Draghi ad Amatrice è cinque anni dopo il sisma che ha squarciato la terra in quattro Regioni del Centro Italia: Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche. 

"Se oggi sono qui è perché lo Stato vi è vicino. In passato è Stato lento ma adesso la situazione è diversa: i lavori di ricostruzione stanno procedendo più velocemente. Sono oggi qui a portarvi fiducia e l'impegno del Governo" ha detto il presidente del Consiglio accompagnato dal commissario Giovanni Legnini e dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ai parenti delle vittime. 

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AMATRICE- Una corona per le 299 vittime, 237 solo ad amatrice, del terremoto del 2016; l'incontro con i familiari che hanno perso casa, lavoro, figli, madri, vite sotto i tetti e i pavimenti collassati su se stessi; la messa nel campo sportivo prima di volare in elicottero di nuovo a Roma per una nuova emergenza, l'Afghanistan. La prima volta di Mario Draghi ad Amatrice è cinque anni dopo il sisma che ha squarciato la terra in quattro Regioni del Centro Italia: Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche. 

"Se oggi sono qui è perché lo Stato vi è vicino. In passato è Stato lento ma adesso la situazione è diversa: i lavori di ricostruzione stanno procedendo più velocemente. Sono oggi qui a portarvi fiducia e l'impegno del Governo" ha detto il presidente del Consiglio accompagnato dal commissario Giovanni Legnini e dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ai parenti delle vittime. 

Fine cantiere mai



"Al presidente abbiamo chiesto di accelerare non solo le gru (solo a fine luglio si è alzata la prima nella zona rossa, ndr) ma anche la costituzione di un Fondo per i parenti dei morti negli eventi sismici: un'iniziativa parlamentare c'è già, arenata da anni in commissione" spiegano. Ora c'è anche l'attenzione del nuovo governo, ha promesso Draghi. 

"E' un atto di dignità, in riconoscimento da parte dello Stato della sua responsabilità nei crolli, nelle morti" racconta Mario Sanna che nel 2016 ha perso il figlio Filippo, 22 anni, la cui unica colpa è stata di dormire sotto una trave che non ha retto.

Sul campo di calcio sono qualche decina, meno dello scorso anno, le sedie lasciate vuote da chi ha partecipato alla veglia notturna ma oggi non ha voluto esserci "perché c'è un dolore intimo, privato, che non si può raccontare nelle celebrazioni pubbliche" spiega Federica, "fortunata perché illesa" insieme ai due figli piccoli cinque anni fa mentre la sua casa a Sommati, una delle tante frazioni colpite, veniva giù.



È quel dolore che si fa rabbia di cui parla anche il vicesindaco di Amatrice Massimo Bufacchi: "Abbiamo tre obiettivi qui - dice - Ridare le case ai cittadini e ce la faremo per il 2026, ricostruire le opere pubbliche (si parla nel 2029 o del 2033, ndr), riattivare il tessuto economico e ricostruire poi quello sociale, far tornare le persone, attirare i giovani, far uscire gli anziani dal loro guscio".

Di anziani ce ne sono pochi sul campo da calcio, sotto la tribuna rimessa a lucido. È una cerimonia soprattutto per chi torna ad Amatrice d'estate, nelle seconde case ritirate su o messe su due ruote, a trovare i genitori che non se ne sono voluti andare perché nonostante tutto qui ci sono le loro radici che nemmeno la scossa ha sradicato.

"Abbiamo attraversato la notte fino all'ora in cui tutto è crollato e ogni volta il dolore è sempre vivo" dice il vescovo di Rieti Domenico Pompili durante la messa davanti a uomini, donne, giovani, mamme che allattano, papà che spingono passeggini. "Qui non servono nuovi presepi, ma piccoli centri attivi. Il ponte più urgente da ricostruire nel nostro Paese è l'Italia centrale - afferma citando, davanti a Draghi, un rapporto di Bankitalia sul'arretratezza di questo pezzo di Penisola - Bisogna collegare i due mari, creare infrastrutture".

Tra le macerie in cui scavano i cavalli, i wc sbalzati sui tetti, i balconi scesi tre piani più giù, le intelaiature di metallo che tengono dritti gli scheletri degli edifici, e le strutture nuove di zecca in legno dell'Auditorium, del liceo sportivo, dell'Area food, si guarda avanti ad Amatrice, anche oggi che con il lutto cittadino tutto è tornato per qualche ora chiuso, fermo, vuoto, spento, eccetto qualche turista. "Amatrice ce la farà - dicono al campo  - I cantieri hanno accelerato. Ci sono tanti soldi, ma ancora molta, troppa burocrazia, e interessi speculativi di chi viene da fuori, ha fiutato il business e col terremoto si vuole arricchire. Chi ha 70-80 anni e ha sempre vissuto qui vorrebbe solo rivedere la propria casa, stavolta sicura ma lì dove era, e non in un paese nuovo ricostruito sopra Amatrice. Chissà se ci riusciranno davvero. Chissà se qualcuno si prenderà cura non solo della terra ferita ma anche delle ferite che abbiamo dentro. Lo stato, qui, dovrebbe esserci ogni giorno".