L'appello del presidente del Cai Alto Adige: "No all'ampliamento dei rifugi sulle Dolomiti per fare business. L'Unesco intervenga come ha fatto per Venezia"
di Gianfranco Piccoli , di Gianfranco PiccoliDa capanna a edificio di tre piani a forma di tenda canadese. A quasi tremila metri di quota. L'ultima polemica estiva sulle Dolomiti parte dai 2.734 metri del rifugio Santner, il più piccolo (per ora) e più alto del Catinaccio, gruppo montuoso a cavallo tra Alto Adige e Trentino: le ruspe sono già al lavoro. Il caso è l'ennesimo sintomo di uno scontro profondo tra chi in montagna fa business e il variegato mondo ambientalista che chiede una maggiore tutela del delicato equilibrio alpino, vedi il grido d'allarme di Reinhold Messner sull'invasione dei motori sui passi.
Con il Santner - siamo sempre nella parte altoatesina del Catinaccio - è finito nel mirino anche il progetto di ricostruzione del rifugio Coronelle, di proprietà della società impiantistica Latemar Carezza. Anche in Trentino si discute sul destino dei rifugi d'alta quota, ma per questioni estetiche: nel mirino la ristrutturazione nelle Dolomiti di Bren…
Da capanna a edificio di tre piani a forma di tenda canadese. A quasi tremila metri di quota. L'ultima polemica estiva sulle Dolomiti parte dai 2.734 metri del rifugio Santner, il più piccolo (per ora) e più alto del Catinaccio, gruppo montuoso a cavallo tra Alto Adige e Trentino: le ruspe sono già al lavoro. Il caso è l'ennesimo sintomo di uno scontro profondo tra chi in montagna fa business e il variegato mondo ambientalista che chiede una maggiore tutela del delicato equilibrio alpino, vedi il grido d'allarme di Reinhold Messner sull'invasione dei motori sui passi.
Con il Santner - siamo sempre nella parte altoatesina del Catinaccio - è finito nel mirino anche il progetto di ricostruzione del rifugio Coronelle, di proprietà della società impiantistica Latemar Carezza. Anche in Trentino si discute sul destino dei rifugi d'alta quota, ma per questioni estetiche: nel mirino la ristrutturazione nelle Dolomiti di Brenta del rifugio Brentei, con la realizzazione di una terrazza panoramica, e la ricostruzione del rifugio Tonini, nel Lagorai, distrutto da un incendio nel 2016.
Costruito nel 1956 dalla guida alpina fassana Guido Gabrielli come punto di ristoro per il soccorso alpino, negli anni il Santner, si è trasformato in piccolo rifugio, con appena 8 posti letto, che diventeranno 32. Il progetto con ampliamento verso l'alto era già stato bocciato due volte da Cai e Alpenverein (il club alpino sudtirolese) nella Commissione paritetica sui rifugi della provincia autonoma di Bolzano. La terza volta è stato approvato dalla Provincia e autorizzato dal Comune di Tires senza un passaggio nello stesso comitato, scatenando l'ira di entrambi i club alpini, che ora gridano all'imboscata. “Non siamo contrari alle ristrutturazioni, purché queste servano per far lavorare meglio i rifugisti, non per portare masse di persone in quota – tuona Carlo Alberto Zanella, presidente del Cai dell'Alto Adige – non si capisce il senso dell'intervento dal punto di vista alpinistico: il Santner non è un punto di passaggio, ma un punto di arrivo, per altro attraverso sentieri di una certa difficoltà. Potevano fare un ampliamento lineare, come al Boè o all'Antermoia, non un edificio di tre piani”. Zanella teme, riprendendo in modo più soft il concetto lanciato nei giorni scorsi da Michil Costa, che dietro al marchio Unesco si inneschino una serie di speculazioni a danno delle Dolomiti. E invoca una sorta di “cartellino giallo”, come l'agenzia Onu ha già estratto per Venezia. L'assessore provinciale al paesaggio della Provincia di Bolzano, Maria Magdalena Hochgruber Kuenzer, ammette l'errore di metodo: “Sbagliato non coinvolgere la Commissione, ma il progetto ha avuto il via libera dagli uffici e l'avallo della Fondazione Unesco”.
Cai e Alpenverein avevano sonoramente bocciato (in questo caso è intervenuta pure la Fondazione Unesco) anche il nuovo rifugio Coronelle, sette piani con torre panoramica, quasi 100 posti letto, raggiungibile in funivia. Un progetto che ora è fermo, ma per questioni legate al rischio geologico.
In Trentino la discussione sui rifugi si è concentrata sulle nuove architetture. Il rifugio Brentei, a quota 2.182 metri, di proprietà del Cai di Monza, riaprirà dopo una ristrutturazione che prevede la realizzazione di un'enorme terrazza panoramica, di fatto la sala da pranzo. Mentre sul Lagorai il progetto per il nuovo Tonini, rifugio della Sat (la sezione trentina del Cai) a 1.950 metri di quota, è stato più volte cassato dal consiglio comunale di Baselga di Piné: “Il rifugio deve richiamare architettonicamente una malga”.
Critico con entrambe le soluzioni è sempre stato l'architetto Paolo Mayr, di Italia Nostra: “In montagna servono semplicità e funzionalità, non soluzioni adrenaliniche. Non si può ripetere in quota ciò che si fa in città”. L'architetto Riccardo Giacomelli, titolare di Alpstudio, ha firmato entrambi i progetti. Alle critiche risponde con la storia dei rifugi, nati come ripari militari o punti di ristoro per alpinisti e pastori: “L'architettura è cambiata di pari passo con la fruibilità dei rifugi, già a partire dalla fine dell'Ottocento. E anche allora le novità generarono discussioni”. Le strutture attuali, spiega l'architetto, sono figlie dell'alpinismo sociale degli anni 60-80 del secolo scorso: “Sono cambiati i numeri della frequentazione della montagna. All'epoca i rifugi si sono adeguati semplicemente moltiplicando i piani e i posti letto. Ma non gli spazi per i servizi: ci sono rifugi che hanno 120 posti letto e 45 coperti per mangiare”. Da qui la necessità, ad esempio, della terrazza al Brentei: “Con le ristrutturazioni non solo si migliorano i servizi, ma si creano anche luoghi adeguati – conclude - per chi ci deve lavorare per mesi.”.