✕

Università, il test è illeggibile e un ipovedente non può iscriversi: "Per un errore non mio non so se potrò studiare"

Massimo Vettoretti 
L'aspirante Massimo Vettoretti, 42 anni: "Le cose purtroppo, per noi, non sono cambiate". L'ateneo di Padova: "Terremo conto del problema e non sarà pregiudicata l'iscrizione". Il Cisia: "La responsabilità è nostra, faremo in modo di non compiere lo stesso errore in futuro"
2 minuti di lettura

PADOVA. Niente test d'ingresso all'università per un aspirante studente non vedente che voleva iscriversi a Psicologia. È successo a Padova ma questa falla nel sistema di accesso allo studio potrebbe essere comune a 53 atenei italiani, visto che i test vengono progettati dal Cisia, il consorzio interuniversitario che eroga ogni anno migliaia di prove per l'ammissione alle università. Vittima della discriminazione è Massimo Vettoretti, 42 anni, di Treviso. Dal 2007 lavora come centralinista alla Motorizzazione civile e dopo tanti anni sentiva il desiderio di ricominciare a studiare. "Ho studiato vent'anni fa e pensavo che le cose fossero cambiate, nel frattempo. Purtroppo sono stato smentito dai fatti", dice senza nascondere l'amarezza.

PADOVA. Niente test d'ingresso all'università per un aspirante studente non vedente che voleva iscriversi a Psicologia. È successo a Padova ma questa falla nel sistema di accesso allo studio potrebbe essere comune a 53 atenei italiani, visto che i test vengono progettati dal Cisia, il consorzio interuniversitario che eroga ogni anno migliaia di prove per l'ammissione alle università. Vittima della discriminazione è Massimo Vettoretti, 42 anni, di Treviso. Dal 2007 lavora come centralinista alla Motorizzazione civile e dopo tanti anni sentiva il desiderio di ricominciare a studiare. "Ho studiato vent'anni fa e pensavo che le cose fossero cambiate, nel frattempo. Purtroppo sono stato smentito dai fatti", dice senza nascondere l'amarezza.

Ma per capire cosa è successo davvero bisogna addentrarsi nel sistema dei test d'ingresso. Il Cisia crea i "Tolc", i test online che dall'avvento della pandemia si possono sostenere anche da casa, gli stessi che poi generano la graduatoria degli ammessi e dei respinti. "Mi sono pre-immatricolato a Padova e ho contattato l'Ufficio disabilità dell'ateneo per spiegare che avevo bisogno di assistenza per svolgere il test" racconta Vettoretti. "Mi è stato proposto di farlo a casa con le domande lette ad alta voce da un lettore, o di recarmi in ateneo. Ma io non riesco a rispondere a quesiti complessi solo ascoltando. Ho bisogno di leggere e per farlo utilizzo un dispositivo che traduce in braille ciò che c'è sullo schermo".

Una scuola speciale

L'Università di Padova propone quindi una soluzione di mezzo, cioè la possibilità di sostenere il test in facoltà su un file Pdf strutturato appositamente. Sembrava tutto a posto, in realtà è arrivata la brutta sorpresa. "Quando ho aperto il file non riuscivo a leggere niente. I contenuti erano disposti senza senso. Mi sono sentito in difetto inizialmente, perché mi sembrava impossibile che avessero fatto un errore così grossolano. Abbiamo fatto varie prove anche con il personale dell'ateneo, e alla fine abbiamo constatato che il file, che era stato messo a disposizione da Cisia, non era accessibile. Di fatto non ho potuto sostenere la prova, e quindi immatricolarmi, e a oggi non so ancora cosa succederà".

Dall'Università di Padova arriva una rassicurazione. "Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare, ovvero fare pressione sul Cisia perché trovasse una soluzione", ha spiegato la professoressa Laura Nota, delegata del rettore in materia di inclusione e disabilità. "Avevamo fatto tutte le richieste del caso, ma purtroppo abbiamo poi constatato che quella soluzione non era accessibile. Stiamo ancora valutando come gestire la situazione, ma sicuramente l'ateneo terrà conto del problema che si è verificato, e non sarà pregiudicata la possibilità di immatricolazione".

"Una situazione kafkiana", commenta Mario Barbuto, presidente nazionale dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti. "Avevamo già segnalato al Cisia i loro problemi con i test online: il caso di Massimo è emblematico, perché gli è stato negato il diritto all'istruzione. Le persone non vedenti frequentano agevolmente l'Università da cent'anni. Da quasi venti ci sono delle norme che obbligano le pubbliche amministrazioni a produrre materiale accessibile, e i modi per farlo sono noti. Come Uici chiederemo alla ministra Maria Cristina Messa per quale ragione il denaro pubblico viene utilizzato per perpetuare queste situazioni di discriminazione".

Pronta arriva la replica di Cisia, che ha gestito circa 500 mila test di accesso nel periodo pandemico, da maggio 2020 ad oggi. "C'è stato un problema tecnico, un errore nostro di cui l'ateneo di Padova non ha alcuna responsabilità" spiega il suo direttore Giuseppe Forte. Nel periodo emergenziale si è passati rapidamente da test effettuati nelle aule universitarie controllate da personale universitario a test erogati presso il domicilio dei partecipanti. Rispetto alla richiesta specifica pervenuta da Padova abbiamo provato ad offrire un supporto aggiuntivo, quello di poter far svolgere il test in autonomia dal pc del candidato, senza tutor lettore. È solo per un errore nella rigenerazione del Pdf che la prova non si è potuta svolgere come concordato: il file rigenerato conteneva un errore che non permetteva il corretto utilizzo. Di questo ci assumiamo la piena responsabilità. Accogliamo senza dubbio la proposta dell'Uici e ci assumiamo la responsabilità di coinvolgere l'associazione per avere pareri preventivi sul rilascio delle future versioni degli strumenti che saranno proposti".