Trattativa Stato-mafia, lo storico Salvatore Lupo: "La sentenza mi piace. Ora elaborare il lutto e capire cosa succederà"
Alla trattativa Stato-mafia non ha mai creduto. E ora che una sentenza d'appello ha sancito che, anche se ci fu, non costituisce reato, Salvatore Lupo, storico della mafia, ritiene che questo verdetto nulla cambi nella storia di Sicilia degli ultimi 30 anni.
Professor Lupo, non crede che toccherà riscrivere più di una pagina?
"Assolutamente no. Le sentenze non cambiano la storia. Occorrerà solo riuscire ad elaborare il lutto e ragionare su che cosa succede ora. Che non è certamente quello che succedeva 30 anni fa. In Italia esistono gruppi, istituzioni che continuano a ragionare come se nulla fosse cambiato, che vivono il passato come presente e non fanno un buon servizio al Paese".
Di chi sta parlando?
"Di quei…
Alla trattativa Stato-mafia non ha mai creduto. E ora che una sentenza d'appello ha sancito che, anche se ci fu, non costituisce reato, Salvatore Lupo, storico della mafia, ritiene che questo verdetto nulla cambi nella storia di Sicilia degli ultimi 30 anni.
Professor Lupo, non crede che toccherà riscrivere più di una pagina?
"Assolutamente no. Le sentenze non cambiano la storia. Occorrerà solo riuscire ad elaborare il lutto e ragionare su che cosa succede ora. Che non è certamente quello che succedeva 30 anni fa. In Italia esistono gruppi, istituzioni che continuano a ragionare come se nulla fosse cambiato, che vivono il passato come presente e non fanno un buon servizio al Paese".
Di chi sta parlando?
"Di quei magistrati o di quei politici che gridano di essere nel mirino di Cosa nostra e di essere in pericolo di vita, di quelli che agitano spettri di nuovi attentati, di quelli che dicono che il carcere duro per i mafiosi è ancora necessario".
Cos'è? La mafia non esiste più?
"Ma no. Semplicemente non mette più bombe. Certo che Cosa nostra esiste e va combattuta, ma non è più quella di 30 anni fa, bisogna mettere i campo strategie adeguate e invece in Italia c'è una parte di magistratura, di politica, di istituzioni, di giornalismo, di opinione pubblica che è rimasta ferma. Il passato è passato, non è vero che c'è un buco nero nella storia di Sicilia e d'Italia. Ci sono degli anelli mancanti ma grosso modo cosa è successo lo sappiamo".
IL DOSSIER. STORIE DI MAFIA
E cosa è successo negli anni delle stragi? Davvero lei crede che Totò Riina abbia fatto tutto da solo?
"Sì. È possibile perché in quel contesto i tagliagole corleonesi hanno guadagnato potere con il sangue e le bombe e sono cresciuti in un delirio di onnipotenza. E a chi oppone la solita osservazione, perché uccidere Borsellino dopo 57 giorni, non capivano che questa mossa sarebbe stata controproducente rispondo: fino ad allora avevano costruito il loro potere così e non hanno valutato che alzare troppo il tiro li avrebbe distrutti. Anche le Br hanno ucciso Moro senza valutare le conseguenze. E che vuol dire, che è stata la Cia?".
Insomma, da storico della mafia, il suo giudizio su questa sentenza qual è? E' stata fatta giustizia?
"A me questa sentenza piace ma avrei detto le stesse cose anche se il verdetto fosse stato diverso. Mi fanno ridere questi tifosi della giustizia che vilipendono la magistratura che assolve ed esaltano quella che condanna. Il Paese deve capire che la giustizia non è vendetta e che non è affidata alla magistratura requirente ma soprattutto a quella giudicante che più rappresenta il giudice terzo a cui è affidato il controllo di legalità".