Le e-bike invadono le montagne. La rivolta degli operatori: "Un danno enorme per l'ambiente: servono regole e controlli"
di Gianfranco Piccoli, di Gianfranco PiccoliEscursionisti che si scansano per far passare bici su sentieri larghi mezzo braccio. Ciclisti dal fisico tutt'altro che atletico che "mangiano" salite sterrate col piglio di Pantani grazie all'aiutino delle e-bike. Scene che sino a qualche anno fa, in montagna, erano diradate e magari condite da scambi di sorrisi più o meno sinceri.
Negli ultimi due anni l'esplosione delle e-bike in Trentino - ma il tema tocca tutto l'arco alpino - e la voglia di outdoor spinta dalla pandemia hanno dato il via alla conquista delle montagna da parte delle due ruote e l'adrenalina da discesa, o il fascino della pedalata tra i pascoli, non è più sport per pochi eletti. Un trend destinato a crescere secondo gli addetti ai lavori, ma con controindicazioni importanti di carattere ambientale e di convivenza con chi in montagna va a piedi. A parte gli incroci pericolosi tra pedoni e ciclisti (che sono costati anche due morti negli anni scorsi), il passaggio …
Escursionisti che si scansano per far passare bici su sentieri larghi mezzo braccio. Ciclisti dal fisico tutt'altro che atletico che "mangiano" salite sterrate col piglio di Pantani grazie all'aiutino delle e-bike. Scene che sino a qualche anno fa, in montagna, erano diradate e magari condite da scambi di sorrisi più o meno sinceri.
Negli ultimi due anni l'esplosione delle e-bike in Trentino - ma il tema tocca tutto l'arco alpino - e la voglia di outdoor spinta dalla pandemia hanno dato il via alla conquista delle montagna da parte delle due ruote e l'adrenalina da discesa, o il fascino della pedalata tra i pascoli, non è più sport per pochi eletti. Un trend destinato a crescere secondo gli addetti ai lavori, ma con controindicazioni importanti di carattere ambientale e di convivenza con chi in montagna va a piedi. A parte gli incroci pericolosi tra pedoni e ciclisti (che sono costati anche due morti negli anni scorsi), il passaggio delle bici moltiplica l'erosione dei sentieri, costringendo ad un lavoro di ripristino enorme i volontari del Sat, la sezione trentina del Club alpino. In passato la conflittualità tra chi fa trekking e i bikers è persino sfociata in atti di sabotaggio, con tronchi messi di traverso sui sentieri percorsi dalle bici.
La proposta: la 'zonizzazione'
La presenza delle bici è ormai un fenomeno talmente vasto che Paolo Grigolli, direttore generale dell'Azienda di promozione turistica della val di Fassa, ha affermato che "la convivenza tra escursionisti e ciclisti in montagna sarà impossibile". Per Grigolli si dovrà arrivare ad una "zonizzazione", ovvero ad una divisione della montagna per aree di frequentazione, con divieti incrociati: da una parte gli amanti degli scarponi, dall'altra le ruote grasse. Affermazione che farà discutere. Di certo c'è che ormai la bicicletta rappresenta una fetta importante e irrinunciabile dell'industria turistica estiva ("è l'equivalente dello sci in inverno", azzarda Grigolli): alimenta le presenze, fa girare gli impianti di risalita (in particolare nei bike park, le aree destinate alle discipline "gravity" della mtb), sostiene il ricco commercio legato alle due ruote.
Ciclisti inesperti: aumentano gli incidenti
Per comprendere quanto sia cresciuto il settore, basterebbe guardare i dati degli interventi del soccorso alpino per i ciclisti vittime di incidenti in montagna in Trentino: 47 nel 2010, 53 nel 2015, 109 nel 2019 e 138 nel 2020. In dieci anni, quasi triplicati, e con un trend in costante crescita. E non aiuta il fatto che proprio grazie alle e-bike ciclisti impreparati affrontino percorsi tecnicamente difficili, soprattutto in discesa. Impressionanti anche i numeri sui percorsi censiti e registrati dal Servizio sport e Turismo della Provincia: allo stato attuale ci sono 414 percorsi per le mountain bike per un totale di 10.285 chilometri. I divieti di transito per le bici sono invece 555.
Sentieri devastati
Nel 2012 la Provincia autonoma di Trento ha varato una legge che consentiva il passaggio delle bici in montagna laddove non espressamente vietato. Sino a quell'anno, i termini erano l'esatto contrario: si passava dove solo esplicitamente consentito. Per Tarcisio Deflorian, presidente della Commissione sentieri della Sat, una legge rimasta lettera morta: "Su 535 divieti richiesti all'epoca, solamente un centinaio sono stati segnalati, le bici passano ovunque erodendo i sentieri che noi poi dobbiamo ripristinare. Ci sono volontari esasperati che hanno deciso di abbandonare". Pasubio, Marzola, Catinaccio, val di Peio, Brenta, val di Ledro, Alto Garda, Baldo, Bondone e Paganella: secondo l'analisi della Commissione sentieri non c'è area del Trentino dove i divieti non vengano sistematicamente violati: "La pressione sull'ambiente è enorme, nessuno si sarebbe aspettato numeri del genere: servono regole".
"Disagi e polemiche sono inevitabili quando si affrontano situazioni del genere - commenta Grigolli - ma è un tema che va affrontato, non demonizzato. Noi, ad esempio, abbiamo fatto un accordo con la Sat finanziando la manutenzione dei sentieri e la cartellonistica, proprio perché comprendiamo che il volontariato non può farsi carico di tutto".
Un turismo che va governato
"Dal 2012, anno di varo della legge, il mondo è cambiato anche se quei principi restano validi - commenta Anna Facchini, presidente Sat - la bici è un modo per andare in montagna, ma va governato. Non credo che il tema possa essere affrontato a colpi di divieti e mi pare non percorribile la strada delle zonizzazioni. Serve un percorso soprattutto culturale, di educazioni e direi che l'accordo tra Sat e Apt della val di Fassa è un esempio da seguire". Della necessità di adeguamenti normativi, per evitare continuamente di "rincorrere" il fenomeno e-bike, parla anche Giorgio Cestari, dirigente del Servizio sport e turismo della Provincia di Trento.
Per Facchini resta però il veto sul passaggio in aree protette. Già, perché le e-bike reclamano sempre più spazio. L'ultimo caso è quello dei prati di Dromaè, in val di Ledro, area protetta su cui hanno messo gli occhi gli appassionati della due ruote, con la benedizione dell'Apt Garda Dolomiti. Sat e ambientalisti hanno risposto "niet". Ma il mirino degli ambientalisti è puntato anche sul Baldo, dov'è tornato in auge un progetto funiviario a scavalco tra Trentino e Veneto per collegare l'impianto della Colma di Malcesine (Verona) con quelli della Polsa-San Valentino (Trento). Per Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness un tentativo di trasformare il Baldo, candidato a patrimonio Unesco, in un luna park per biciclette.