Long Covid, dalla stanchezza cronica alla difficoltà a concentrarsi e a respirare: ecco i sintomi di un ex malato su 4
di Michele Bocci , di Michele BocciLa chiamano nebbia cerebrale. E' una difficoltà a concentrarsi, a seguire il filo dei discorsi, a ricordare certe cose. C'è quella ma c'è anche la stanchezza e ci sono l'ansia, l'insicurezza, l'impossibilità di sentire odori e sapori. Poi i guai respiratori, in certi casi pesantissimi e molto duraturi. Il Covid per molte persone non si conclude con il tampone negativo o le dimissioni dall'ospedale, ormai è chiaro da molti mesi. Può andare avanti a lungo con sintomi importanti sia per chi ha avuto una malattia pesante, sia per chi ha affrontato problemi più lievi.
Secondo Fadoi, associazione dei medici internisti, se quello che ormai viene chiama…
La chiamano nebbia cerebrale. E' una difficoltà a concentrarsi, a seguire il filo dei discorsi, a ricordare certe cose. C'è quella ma c'è anche la stanchezza e ci sono l'ansia, l'insicurezza, l'impossibilità di sentire odori e sapori. Poi i guai respiratori, in certi casi pesantissimi e molto duraturi. Il Covid per molte persone non si conclude con il tampone negativo o le dimissioni dall'ospedale, ormai è chiaro da molti mesi. Può andare avanti a lungo con sintomi importanti sia per chi ha avuto una malattia pesante, sia per chi ha affrontato problemi più lievi.
Secondo Fadoi, associazione dei medici internisti, se quello che ormai viene chiamato "long Covid" dopo la prima ondata colpiva circa un paziente su dieci, ora a lamentare strascichi anche di una certa rilevanza è un malato su quattro. Visto che in Italia sono oltre 4,4 milioni le persone infettate dal virus, si può stimare che fino a 1 milione e più di cittadini potrebbero avere o aver avuto problemi anche 6 mesi dopo la guarigione. L'esperienza clinica quindi sta rivelando un quadro molto peggiore di quello che si immaginava e non è ancora chiaro se è colpa della variante Delta oppure del fatto che all'inizio le conseguenze della malattia non venivano sempre intercettate, anche perché la sanità era stata travolta dalla pandemia e più che altro si impegnava per curare i contagiati. Con il tempo sono nati ambulatori specifici e si sono iniziati a studiare i sintomi.
Fadoi si riunisce per il congresso annuale a Firenze tra il 2 e il 4 ottobre, quando verrà anche trasmesso un video con una lectio magistralis di Anthony Fauci, l'immunologo statunitense che dirige l'Istituto di ricerca sulle malattie infettive Niaid. Ebbene, le sue stime sulla diffusione degli effetti a lungo termine, che illustrerà nel suo intervento, sono del 15-30% dei casi colpiti, cioè simili a quelle dei medici italiani. E un recentissimo e molto ampio studio dell'Università di Oxford ipotizza addirittura un dato più alto, del 33%. Si tratta anche di persone che sembravano essersi riprese e invece dopo alcune settimane hanno nuovi sintomi.
I disturbi del 'long Covid'
Quali sono i disturbi provocati dal long Covid? Tanti, è la prima risposta a questa domanda. Matteo Tosato, internista geriatra responsabile del day hospital del Gemelli di Roma dedicato a questa patologia spiega però che "ce n'è uno più comune, che ha riguardato un terzo dei duemila pazienti che abbiamo visto nella nostra struttura: l'estrema debolezza. Parlo di persone che fanno fatica a riprendere le loro attività. Le seguiamo con più specialisti per capire da dove nasce il problema, se ad esempio dall'apparato respiratorio oppure da un disturbo post traumatico da stress".
Riguardo ai tanti modi nei quali si possono manifestare questi sintomi, Tosato spiega che "ci sono infiammazioni, dolori muscolari o alle articolazioni, cioè problemi di carattere reumatologico. Sul piano neurologico la prima difficoltà è il deficit di attenzione e memoria. La scomparsa di olfatto e gusto non sappiamo dove inquadrarla, forse è di tipo neurologico". Il medico spiega che spesso non c'è legame con la gravità del Covid. "Ci sono disturbi anche in persone che non hanno avuto sintomi dell'infezione, lo dice anche l'Oms".
Una lenta riabilitazione
Poi c'è il capitolo strascichi respiratori, ovviamente più diffusi in chi ha avuto una polmonite da ricovero. Michele Vitacca è il responsabile della pneumologia degli Istituti clinici scientifici Maugeri di Pavia e si occupa di riabilitazione. "I problemi del long Covid per noi sono due, la dispnea cioè il fiato che manca sotto sforzo, anche se si cammina o si fanno le scale e la carenza di ossigeno nel sangue, che porta anche alla desaturazione di altri organi e quindi provoca affaticamento muscolare, cardiaco, cerebrale. Come si interviene? Nei casi più gravi si continua con l'ossigeno a casa e con il cortisone. Poi si fa riabilitazione con training fisico, prima con attrezzi meno impegnativi poi con tapis roulant, cyclette. Un po' come agli atleti ma lentamente".
Day hospital per curare i pazienti ex Covid
A mettere in piedi uno dei primi day hospital per pazienti ex Covid, dice Fadoi, è stata la dottoressa Paola Gnerre (che ora lavora ad Acqui Terme in provincia di Alessandria) all'ospedale di Savona. "Ogni 3, 6, 12 e 24 mesi i pazienti vengono visti per rilevare i parametri vitali, la frequenza cardiaca e respiratoria, la pressione, la saturazione. I pazienti sono sottoposti ad esami del cuore e a prove respiratorie, oltre ad altre analisi e test". Il tutto per capire da dove nascono i disturbi. La federazione degli internisti punta sul modello del day hospital perché sarebbe in grado di ridurre i ricoveri del 15%. "L'esperienza maturata in questi mesi di emergenza - spiega Dario Manfellotto, presidente Fadoi - ha rimesso in discussione la vecchia organizzazione ospedaliera basata sulla divisione in unità operative, favorendo l'approccio multispecialistico. Rivelatosi oggi efficace per una malattia sistemica come Covid-19 ma che può esserlo altrettanto per fronteggiare quell'emergenza permanente che è la gestione delle cronicità multiple".