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Covid, la promessa tradita del vaccino italiano: tutto fermo mentre all'estero si moltiplicano gli investimenti

Doveva essere pronto per fine marzo ma a oggi il massimo che si fa in Italia è infialare i farmaci Moderna e Pfizer che hanno saturato il mercato. Per ReiThera la fase tre non è mai partita, ma i volontari della fase due non possono avere il Green Pass
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L'Italia produrrà vaccini anti Covid entro l'autunno: la promessa ci era stata fatta a primavera, ma oggi il vaccino continua a essere solo importato. Era il 3 marzo quando il ministro per lo sviluppo economico (Mise) Giancarlo Giorgetti spiegava: "E' stata verificata la disponibilità di alcune aziende a produrre il principio attivo e gli altri componenti, perché dotate, o in grado di farlo a breve, di bioreattori e fermentatori". A fine mese aggiungeva: "Sono già almeno 4 le aziende pronte a produrre direttamente o conto terzi". E annunciava l'obiettivo: "Conseguire al più presto, o comunque entro l'anno, l'autosufficienza vaccinale".  

L'Italia produrrà vaccini anti Covid entro l'autunno: la promessa ci era stata fatta a primavera, ma oggi il vaccino continua a essere solo importato. Era il 3 marzo quando il ministro per lo sviluppo economico (Mise) Giancarlo Giorgetti spiegava: "E' stata verificata la disponibilità di alcune aziende a produrre il principio attivo e gli altri componenti, perché dotate, o in grado di farlo a breve, di bioreattori e fermentatori". A fine mese aggiungeva: "Sono già almeno 4 le aziende pronte a produrre direttamente o conto terzi". E annunciava l'obiettivo: "Conseguire al più presto, o comunque entro l'anno, l'autosufficienza vaccinale".  

A oggi c'è solo la voce che Pfizer possa infialare il suo vaccino a Monza e Moderna ad Anagni. Le aziende non confermano, eppure l'annuncio ufficiale almeno per Moderna era atteso entro settembre. "Ci sono trattative riservate con il Mise" spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. "Noi abbiamo fornito al ministero la lista delle aziende disponibili. Ora le discussioni sono affidate a loro. Comunque in Italia ci sono già alcuni stabilimenti al lavoro per l'infialamento e il controllo di qualità".  

La fondazione e il vaccino che non c'è

E poi c'è la fondazione Enea Tech e Biomedical, ente vigilato sempre dal Mise. Nata a fine 2020 con il precedente governo con il nome di Enea Tech e un appannaggio di 500 milioni, doveva occuparsi di tecnologie strategiche di frontiera e di interesse nazionale. Poi il decreto sostegni bis del 25 maggio gli ha cambiato nome (Enea Tech e Biomedical) e missione: sostenere la produzione dei vaccini anti-Covid. Il suo salvadanaio è stato appesantito con altri 400 milioni. Tra i suoi obiettivi si è inserito quello di supportare la biotech italiana ReiThera nella terza fase di sperimentazione del suo vaccino.  

Il girotondo dei soldi

Per quanto riguarda ReiThera, 200mila fiale restano nei freezer dell'azienda di Castel Romano. La fase tre non è mai partita. Le trattative per il vaccino creato in Italia si sono spostate in Messico e Cile, e non si sa come finiranno. I 600 volontari che hanno ricevuto il vaccino per la sperimentazione di fase due non hanno il Green Pass perché ReiThera non è approvato. E non possono vaccinarsi con i vaccini approvati perché lo hanno già fatto con ReiThera. Per loro è prevista solo un'esenzione valida fino a novembre.

Enea Biomedical Tech intanto è in attesa di uno statuto e una governance, non ha ancora mosso un passo verso il vaccino e qualche giorno fa si è vista ritirare i 400 milioni promessi a maggio, che sono tornati a Invitalia per il sostegno all'occupazione. Invitalia, per chi provasse disorientamento, è la stessa Agenzia per lo sviluppo diretta da Domenico Arcuri che a gennaio aveva promesso un aiuto finanziario a ReiThera - mai arrivato - salvo poi veder dirottare a maggio il compito su Enea Biomedical e Tech. Il giro di valzer ci ha riportato alla casella di partenza.  

Un mercato 'occupato' da Pfizer e Moderna

Può darsi che sia solo questione di tempo, perché è vero che produrre le fiale non è impresa facile. "Credo che il prossimo anno l'Italia diventerà parte attiva, almeno in alcune fasi della produzione, anche perché sono in arrivo vaccini nuovi" prevede Scaccabarozzi. Il tempo però è un attore importante. Ne sa qualcosa Sanofi, che ieri ha annunciato il ritiro dalla corsa dei vaccini contro il Covid, almeno per quanto riguarda il suo prodotto a base di Rna: "Ormai è troppo tardi" ha spiegato la casa francese. "Il mercato è già occupato da Pfizer e Moderna".  

Big Pharma guarda già oltre il Covid

Sanofi continuerà a lavorare insieme ai colleghi di Gsk a un secondo vaccino contro il coronavirus, basato sul metodo tradizionale delle proteine ricombinanti. Ma la sua decisione, stupefacente per un prodotto già in sperimentazione avanzata, fa capire una cosa importante: lo sguardo di Big Pharma è già rivolto oltre il Covid. L'anno prossimo la capacità produttiva mondiale di dosi contro la pandemia raggiungerà i 24 miliardi. Thomas Triomphe, direttore della sezione vaccini della casa farmaceutica francese, esclude che si andrà verso il richiamo annuale: "Già con la quarta dose si raggiungerebbero livelli di anticorpi altissimi. Non vedo assolutamente bisogno di richiami continui" ha spiegato nel motivare la decisione di abbandonare il vaccino anti-Covid a Rna. La pandemia avrà una coda non breve, ma al netto di sorprese e varianti il suo percorso è tracciato. Perfino la classifica delle minacce globali, stilata dall'assicurazione Axa, vede tornare quest'anno al primo posto il cambiamento climatico, seguito dal crimine informatico. Il coronavirus, dopo due anni di primato, è terzo. 

Italia a rallentatore nella corsa 

Il Covid passerà, ma l'Rna sembra destinato a restare. L'efficacia dimostrata nella pandemia sta facendo virare parecchie case farmaceutiche. La stessa Sanofi ha appena speso 3,2 miliardi di dollari per comprare TranslateBio, una biotech americana specializzata in questa tecnologia e partirà nel 2022 con le sperimentazioni sull'uomo di un vaccino a Rna contro l'influenza. Test di questo tipo sono già stati avviati da Pfizer e Moderna, che saranno seguite presto da altre biotech in Europa e negli Usa. Moderna, l'azienda americana che prima della pandemia non aveva mai portato a termine un vaccino, ora ne ha in filiera 42 contro altrettante malattie, dai tumori all'ostico Aids. Se è vero che i vaccini a Rna sono un treno in corsa, l'Italia è fra i pochi Paesi che non si sta affrettando verso la stazione.