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Gender gap, donne assenti (o quasi) nei dibattiti pubblici: ecco l'effetto sul futuro delle più giovani

Una manifestazione delle donne contro il gender gap (anche ) in politica, dove resiste il soffitto di cristallo 
La mancata presenza di donne in conferenze e dibattiti influenza le scelte formative e lavorative delle ragazze. Un rapporto studia le reazioni ai "manel" e pone le basi per la sfida del decennio: creare una rappresentanza realistica femminile in tutti i settori della società
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Le donne ci sono, ma spesso non si vedono. Rare, se non assenti, nelle posizioni apicali di settori strategici della società, continuano ad essere relegate dietro le quinte dei dibattiti e conferenze (che siano in presenza o meno). Le "arene" pubbliche in cui la maggioranza, se non la totalità, dei relatori è composta da uomini sono una consuetudine cementata nel tempo e che oggi, proprio per denunciarne l'esistenza e il carattere discriminante, sono chiamati "manel". Ma che effetto hanno sulle donne? Come incide la mancanza di rappresentazione femminile nei dibattiti pubblici sulle più giovani?

 "Ci siamo rese conto che mancava una ricerca oggettiva, basata su dei dati che verificassero le conseguenze di questa discriminazione. Prima fra tutte l'influenza che la mancanza di role model influenzi la scelta formativa e lavorativa delle giovani". A dirlo è l'avvocata Fulvia Astolfi, presidente della sezion…

Le donne ci sono, ma spesso non si vedono. Rare, se non assenti, nelle posizioni apicali di settori strategici della società, continuano ad essere relegate dietro le quinte dei dibattiti e conferenze (che siano in presenza o meno). Le "arene" pubbliche in cui la maggioranza, se non la totalità, dei relatori è composta da uomini sono una consuetudine cementata nel tempo e che oggi, proprio per denunciarne l'esistenza e il carattere discriminante, sono chiamati "manel". Ma che effetto hanno sulle donne? Come incide la mancanza di rappresentazione femminile nei dibattiti pubblici sulle più giovani?

 "Ci siamo rese conto che mancava una ricerca oggettiva, basata su dei dati che verificassero le conseguenze di questa discriminazione. Prima fra tutte l'influenza che la mancanza di role model influenzi la scelta formativa e lavorativa delle giovani". A dirlo è l'avvocata Fulvia Astolfi, presidente della sezione romana dell'Ewmd, l'European women's management development, che in questi giorni ha pubblicato il rapporto "Dibattiti pubblici senza equilibrio di genere: la percezione delle giovani donne in Italia" in cui sono state coinvolte mille cittadine italiane tra i 18 e i 40 anni. La ricerca, commissionata dall'Ewmd è stata coordinata dalla professoressa Stefania Cavagnoli, docente di glottodidattica e linguistica applicata all'Università di Roma Tor Vergata.

Una prerogativa dei role model è proprio la visibilità: salire su palco, divulgare, parlare. In altre parole, esserci. Un privilegio riservato ancora a poche donne. "Negli ultimi anni - sottolinea Cavagnoli - si è iniziato a parlare della rappresentanza di genere. Purtroppo, c'è ancora molta ritrosia, soprattutto da parte degli uomini perché da alcuni viene vista come una cessione di parte del potere".

Una questione di spazi... e pregiudizi

Ma perché sul palco salgono sempre così poche donne? Una questione di spazi, ma anche di pregiudizi. Come fanno notare le studiose, quando tocca alla donna finire sotto i riflettori, si chiede immediatamente conto delle competenze e dei meriti che la "eleggono" a portavoce o rappresentante di un determinato settore. Uno screening cui raramente sono sottoposti i loro colleghi. "L'uomo - continua la professoressa Cavagnoli - è competente per definizione. Mentre la donna viene incasellata in altri ruoli. Basta leggere i giornali, nei titoli. Di nessun uomo si esplica se ha figli, se è sposato, al massimo si mette in evidenza il suo percorso formativo. Invece delle donne si mette subito in risalto il privato. E questo sposta l'attenzione dai suoi meriti". E rende ancora più difficile la sua scalata verso la visibilità.

'Forse quel ruolo non è adatto a me'

Stando ai dati, più della metà delle donne intervistate percepisce una carenza di rappresentanza in tutti i settori presi in considerazione tranne quello dell'arte e cultura "ma anche qui il gap è enorme. I settori del cinema, della produzione tv e tanti altri sono totalmente in mano agli uomini", continua Astolfi. Un dato importante è come questa sotto rappresentazione sia percepita e cosa smuove nella platea delle donne intervistate. Più del 58% ha detto di essere infastidita quando a una conferenza ci sono solo uomini. Il dato forse più preoccupante invece riguarda il 39% che ha affermato come la presenza di soli uomini in un dibattito pubblico la induca a pensare che "quella disciplina non sia adatta a me in quanto donna". A pensarlo sono soprattutto ragazze in cerca della prima occupazione.

Una nuova interpretazione dei ruoli apicali

"L'assenza genera assenza - continua l'avvocata Astolfi - deve esserci una crescita culturale, di attenzione. Fino ad oggi la leadership ha avuto dei connotati prettamente maschili. Ultimamente stanno emergendo altri modelli che si sono dimostrati vincenti, come l'empatia, e che non ricadono nella narrazione stereotipata e machista dell'imprenditoria e del business come conosciuti fino ad oggi". Qualcosa quindi si muove e le più giovani sono le più sensibili a queste tematiche. A differenza della fascia 35-40, la maggioranza delle ragazze tra i 18 e i 24 anni non parteciperebbe ad eventi con soli ospiti maschi. Le più adulte invece affermano che comunque parteciperebbero pur di non rinunciare a degli spazi già così esigui. Il dibattito è aperto e procede tra sfide e contraddizioni, ma risulta chiaro come il ruolo di esempio e di "apripista" sia fondamentale.  "Le donne, soprattutto quelle ai vertici devono dare un esempio - spiega Cavagnoli -. Se la presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, declinasse la sua carica al femminile, questo creerebbe un precedente, uno spazio di rappresentazione. Noi abbiamo tutti gli stessi strumenti comunicativi, ma è l'uso che se ne fa che è sbagliato".