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Aereo precipitato a Linate, la famiglia distrutta del miliardario romeno che fuggì da Ceausescu

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Ai comandi del Piper c’era l’immobiliarista con un patrimonio stimato in tre miliardi. Con lui la moglie, il figlio con il compagno e la famiglia italiana
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MILANO -  "Mia moglie era lì. È lì". Nel buco annerito della palazzina semidistrutta, o polverizzata nell'aria che sa ancora di plastica bruciata, e anche di altro, e i cani al guinzaglio sono nervosi, i padroni che li portano a pascolare sull'erba li strattonano via. E poi ci sono questi due uomini stravolti, arrivati sgommando su una piccola macchina nera, "fatemi entrare, là c'è mia moglie, sono il marito di Lozinschi, c'è una Lozinschi tra i morti", ma il giovane agente di polizia li ferma, "non si può, c'è la Scientifica, stanno sollevando i teli". Sotto innumerevoli teli dorati ci sono i resti di un miliardario romeno, Dan Petrescu, e della sua famiglia e dei suoi amici italo-francesi, i Nascimbene, partiti per una vacanza in Sardegna e finiti su questo prato cosparso di spazzatura varia, e anche sul binario della metropolitana, che in quel punto esce allo scoperto, e s…

MILANO -  "Mia moglie era lì. È lì". Nel buco annerito della palazzina semidistrutta, o polverizzata nell'aria che sa ancora di plastica bruciata, e anche di altro, e i cani al guinzaglio sono nervosi, i padroni che li portano a pascolare sull'erba li strattonano via. E poi ci sono questi due uomini stravolti, arrivati sgommando su una piccola macchina nera, "fatemi entrare, là c'è mia moglie, sono il marito di Lozinschi, c'è una Lozinschi tra i morti", ma il giovane agente di polizia li ferma, "non si può, c'è la Scientifica, stanno sollevando i teli". Sotto innumerevoli teli dorati ci sono i resti di un miliardario romeno, Dan Petrescu, e della sua famiglia e dei suoi amici italo-francesi, i Nascimbene, partiti per una vacanza in Sardegna e finiti su questo prato cosparso di spazzatura varia, e anche sul binario della metropolitana, che in quel punto esce allo scoperto, e sulla via Peppino Impastato, e anche sul tettuccio di una Golf grigia - un numero identificativo in giallo, un reperto umano - due uomini in tuta bianca camminano piano, si fermano, sollevano, esaminano, raccolgono in un sacco di plastica trasparente. 


Il primo è grande come un fazzoletto, e un altro brilla accanto a un grosso rottame, si vede un pezzo blu con strisce gialle, forse l'aereo era blu, forse. Allora, i due uomini trafelati fanno il giro da dietro, camminano svelti, "vorremmo parlare con il magistrato, la polizia non ci fa passare. Ma noi siamo quello che resta della famiglia". L'uomo massiccio guida l'altro fino alla recinzione, "ecco, guarda lì". Stanno in silenzio, poi decidono di tornare indietro, di riprovare con la polizia. 


"Mia moglie? Era francese", Miruna Anca Wanda Lozinschi, romena di nascita, 65 anni. Polverizzata. Con lei c'era la figlia Claire Alexandrescou, 33 anni, in polvere. E il marito italiano, Filippo Nascimbene, 33 anni, e il loro figlio di un anno appena, Raphael. Abitavano a Milano, lui faceva il manager, ed era amico di Dan Stefan Petrescu, il figlio del miliardario.

E questo bambino Raphael di cui resta poco o niente, è stato giusto battezzato ieri mattina a Milano, e alla cerimonia c'erano anche i Petrescu, amici di famiglia da anni. Partiti da Bucarest, atterrati a Linate, festeggiato il bambino, ripartiti tutti insieme per la villa in Gallura dei Petrescu, atterraggio programmato a Olbia, e sarebbe stata una bella vacanza.


Cosa può essere successo? L'uomo dice che "qualcosa si è sicuramente rotto, ci sono pezzi di aereo dappertutto", e in effetti ci sono macchie di erba bruciata, e rottami grossi come una mano, una valvola, un cavo, un pezzo di resina che forse era un finestrino. "L'idraulica ha ceduto...". Scusi, lei se ne intende di aerei? Ma l'uomo fa un gesto così, come per dire che non importa più niente, ormai, poi se ne va con l'amico.

Dei Petrescu non c'è nessuno, così pare. La famiglia è sterminata, resta la madre di Dan, una donna di 98 anni, che li aspettava nella villa in Sardegna. E questo Dan era un uomo schivo e quasi trasparente, 68 anni, un patrimonio stimato sui 3 miliardi e fondato sull'immobiliare, decine di grandi negozi ceduti chiavi in mano alle catene internazionali dello shopping sbarcati nella nuova Romania. Carrefour, Auchan, Metro, Real, Billa. Ricco ma poco mondano, nonostante un socio d'affari appariscente come l'ex tennista Ion Tiriac. Unico lusso esibito, l'aereo in cui si è schiantato e che pilotava lui, forse è il suo l'unico cadavere finora recuperato. E con lui la moglie, Regina, tedesca di 65 anni. E il figlio Stefan, 30 anni, ricercatore in Canada, dove aveva conosciuto il suo compagno, Julien Brossard, 35 anni, l'ultimo nome della lista passeggeri, venerdì prossimo avrebbero festeggiato tutti insieme il suo compleanno in Sardegna. 

In Romania, Dan Petrescu aveva un soprannome. Il "miliardario ombra", perché di lui si sapeva poco, a parte la residenza ufficiale nel Principato di Monaco, con domicilio ufficiale al Columbia Palace, in Avenue Princesse Grace. Un affarista per niente appariscente, la stampa del suo Paese lo ricorda negli anni passati trasandato negli abiti e alla guida di una vecchia Opel Vectra, un'automobile non all'altezza del suo status. Forse memore dei tempi duri della dittatura Ceausescu, quando era dovuto scappare in Germania, a Monaco di Baviera, e pure aveva cominciato a costruire un impero, stringendo amicizie e alleanze importanti, e tanto per dire l'aereo caduto era stato acquistato nel 2015 con Vova Cohn, ex azionista della squadra di calcio Dinamo Bucarest, un altro socio d'affari. Ma è tutta polvere, ormai. Della famiglia e dei soldi, le ville, le feste, niente altro che polvere.