La decima di Beethoven completata dall'intelligenza artificiale
di Elena Dusi , di Elena DusiSe la nona di Beethoven è il capolavoro che conosciamo, cosa sarebbe stata la decima? Non lo sappiamo, perché il compositore si ammalò e morì nel crearla, nel 1827, tre anni dopo il completamento della nona, lasciando solo alcuni spezzoni isolati del primo movimento.
Possiamo però dedurlo, e se il compito è troppo arduo per la mente umana, possiamo magari affidarlo a quella di un computer. Ecco allora che la decima di Beethoven, completata dall’intelligenza artificiale, sarà suonata per la prima volta il prossimo 9 ottobre a Bonn, dopo due anni di lavoro, nell’ambito delle cerimonie per il 250esimo compleanno del compositore.
Oltre al computer, del team incaricato di entrare nella mente di Beethoven ed estrarne l’ultimo capolavoro fanno parte alcuni storici della musica e pianisti. Alla guida del gruppo c’è Matthias Roder del Karajan Institute di Salisburgo, che ha avuto l'idea nel 2019. L’inte…
Se la nona di Beethoven è il capolavoro che conosciamo, cosa sarebbe stata la decima? Non lo sappiamo, perché il compositore si ammalò e morì nel crearla, nel 1827, tre anni dopo il completamento della nona, lasciando solo alcuni spezzoni isolati del primo movimento.
Possiamo però dedurlo, e se il compito è troppo arduo per la mente umana, possiamo magari affidarlo a quella di un computer. Ecco allora che la decima di Beethoven, completata dall’intelligenza artificiale, sarà suonata per la prima volta il prossimo 9 ottobre a Bonn, dopo due anni di lavoro, nell’ambito delle cerimonie per il 250esimo compleanno del compositore.
Oltre al computer, del team incaricato di entrare nella mente di Beethoven ed estrarne l’ultimo capolavoro fanno parte alcuni storici della musica e pianisti. Alla guida del gruppo c’è Matthias Roder del Karajan Institute di Salisburgo, che ha avuto l'idea nel 2019. L’intelligenza artificiale ha impiegato tutto questo tempo a ingurgitare l’intero corpus del compositore e a studiarne la tecnica creativa, ad esempio l’alternarsi regolare dei movimenti all’interno delle sinfonie.
Nel caso della decima, bisognava posizionare i frammenti composti da Beethoven, buttati giù su un pentagramma in modo disordinato, come pezzi di un puzzle gravemente incompleto. E bisognava tessere le note di raccordo fra un appunto e l’altro. A novembre del 2019, sempre a Bonn, città natale del compositore, un primo canovaccio di un paio di minuti fu eseguito di fronte a una ristretta platea di esperti.
Solo alcuni riuscirono a distinguere le note del compositore da quelle del computer. “Eravamo sulla strada giusta” racconta oggi Ahmed Elgammal, esperto di intelligenza artificiale e direttore dell’Art & Ai Lab della Rutgers University, su The Conversation. Ma più che un capolavoro, quell’abbozzo di decima sembrava un susseguirsi di note meccanico e ripetitivo.
Da allora anche l’intelligenza artificiale ha fatto progressi. Così oggi il computer ha ricostruito due interi movimenti da 20 minuti ciascuno. “La musica in fondo è un processo molto strutturato e matematico. L’intelligenza artificiale ci si trova bene, può veramente catturare il modo in cui Beethoven avrebbe sviluppato o proseguito un tema” ha spiegato sempre Elgammal in un’intervista all’emittente americana Npr.
Mai la creatività di silicio si era spinta a tanto: in passato aveva solo ricostruito brevi passaggi di Bach, Mahler e Schubert. Gli scettici sottolineano che l’intelligenza artificiale non è capace di provare nostalgia, ubriacarsi o perdere l’udito come era capitato a Beethoven. Per questo il test di Bonn ci terrà col fiato sospeso. Se all’interno della decima riuscirà a rivivere la scintilla del genio, sarà il pubblico in sala a stabilirlo sabato prossimo. E per l'intelligenza artificiale sarebbe in quel caso un'acclamazione.