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Che Italia sarebbe senza immigrati: vecchia, spopolata e povera. "Ripensare le politiche migratorie"

(ansa)
A fotografare il futuro del nostro Paese "con" o "senza" migranti è il Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato il 15 ottobre alla Camera
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Anno 2100. Italiani ridotti a trenta milioni, la metà degli attuali. Intere regioni e città spopolate, con il 65% di abitanti in meno. Una capitale declassata a piccola/media città europea. Rapporto di uno a uno tra persone in età lavorativa e pensionati. Uno scenario apocalittico? No, sono solo le proiezioni demografiche Eurostat in caso di "migrazioni zero". Se cioè, per pura ipotesi, l'Italia chiudesse ermeticamente le sue porte e non facesse più entrare (e uscire) nessuno.

2100: un'Italia con 30 milioni di abitanti 

A fotografare l'Italia del futuro "con" o "senza" migranti è il Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato il 15 ottobre alla Camera. "Escludendo la variabile migratoria dalle previsioni demografiche - scrivono i ricercatori - l'Italia sarebbe il secondo Paese europeo con il più inten…

Anno 2100. Italiani ridotti a trenta milioni, la metà degli attuali. Intere regioni e città spopolate, con il 65% di abitanti in meno. Una capitale declassata a piccola/media città europea. Rapporto di uno a uno tra persone in età lavorativa e pensionati. Uno scenario apocalittico? No, sono solo le proiezioni demografiche Eurostat in caso di "migrazioni zero". Se cioè, per pura ipotesi, l'Italia chiudesse ermeticamente le sue porte e non facesse più entrare (e uscire) nessuno.

2100: un'Italia con 30 milioni di abitanti 

A fotografare l'Italia del futuro "con" o "senza" migranti è il Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato il 15 ottobre alla Camera. "Escludendo la variabile migratoria dalle previsioni demografiche - scrivono i ricercatori - l'Italia sarebbe il secondo Paese europeo con il più intenso calo demografico, preceduta solo dalla Bulgaria. In generale, il calo demografico a livello europeo nel 2050 sarebbe molto forte (il 10,2% in meno), con solo due Paesi (Irlanda e Francia) in territorio positivo". Insomma, stando alle proiezioni demografiche Eurostat nello scenario "migrazioni zero", avremmo "un'Italia con 50 milioni di abitanti nel 2050 (16,5% in meno rispetto al 2020) e addirittura 30 milioni nel 2100 (49,9% in meno.)".

Scenari diversi da regione a regione

Non tutte le regioni condividerebbero comunque questo scenario: sempre in caso di "migrazioni zero", nel lungo periodo la situazione peggiore si avrebbe in Sardegna e Molise, che nel 2100 arriverebbero a contare una popolazione pari a un terzo rispetto a quella attuale. La riduzione meno intensa si registrerebbe invece in Trentino-Alto Adige. Ci sarebbero città come Cagliari che perderebbero il 65% dei propri abitanti, altre come Genova il 60%. E ancora: "Mettendo a confronto le 27 capitali europee, Roma sarebbe nettamente la peggiore da qui al 2100 (il 52,4% di popolazione in meno)".

Il rapporto mette poi a confronto le realtà territoriali europee (province o contee) con almeno 1 milione di abitanti: 54 di queste province (su 74) in caso di "migrazioni zero" riscontrerebbero una perdita demografica tra il 2020 e il 2050. E tra le 20 province con la tendenza peggiore, ben 8 sono italiane: Torino, Firenze, Bologna, Roma, Milano, Salerno, Bari e Brescia. "In definitiva - sostengono i ricercatori - le città italiane vedono una situazione molto peggiore dal punto di vista demografico rispetto alle altre città europee, pagando più delle altre l'invecchiamento demografico e la mancanza di politiche a sostegno della famiglia".

Sempre più anziani

Oltre a una diminuzione complessiva del numero di abitanti, c'è da segnalare poi l'inevitabile cambiamento nella struttura della popolazione.

Nel 2020, in Italia le persone con almeno 65 anni rappresentano il 23,1% del totale, mentre quelle in età lavorativa (15-64 anni) sono il 63,9%. "Se oggi - si legge nel rapporto - vi sono 2,75 persone in età lavorativa per ogni persona in età pensionabile, nello scenario "migrazioni zero" questo rapporto si avvicinerebbe all'equilibrio (1 a 1), arrivando a 1,36 nel 2050 e a 1,28 nel 2100, con evidenti ripercussioni di natura sociale, economica, previdenziale". Anche a livello europeo la tendenza vede un aumento della popolazione anziana e una diminuzione di quella in età lavorativa, ma con un rapporto sempre migliore rispetto al quadro italiano.

"In un'Italia che fa sempre meno figli (nel 2020 nuovo record negativo) e che invecchia rapidamente - concludono i ricercatori della Moressa - si rischia una carenza di forza lavoro, in molte aree e in molti settori. Per questo, ora più che mai, servirebbe un ripensamento delle politiche migratorie, necessarie per colmare le carenze occupazionali".