Trieste, guerriglia con i No Pass a urne aperte. Idranti e lacrimogeni sui manifestanti
di Giampaolo Visetti , di Giampaolo VisettiTRIESTE - In una città sotto assedio l'estrema mediazione viene annunciata a tarda sera, dopo un lungo incontro in prefettura. Folla No pass ritirata nel Porto Vecchio e fine degli scontri. In cambio, disponibilità ad un incontro sabato da parte del ministro all'Agricoltura Stefano Patuanelli (triestino), forse accompagnato a Trieste dai colleghi Lamorgese (Interni) e Speranza (Salute).
Trieste, manifestante si sente male: poliziotti lo soccorrono poi l'abbraccio con un agente
Prima, una giornata tesissima con idranti della polizia aperti contro la massa No Green pass. E poi manganellate, colpi di scudo e lanci di lacrimogeni per disperdere una massa ormai formata da pochi portuali e da sempre più No vax, accorsi da mezza Italia per scongiurare la fine delle proteste scoppiate venerdì. Alcuni feriti leggeri, sia tra i manifestanti che tra le forze dell'ordine, e un d…
TRIESTE - In una città sotto assedio l'estrema mediazione viene annunciata a tarda sera, dopo un lungo incontro in prefettura. Folla No pass ritirata nel Porto Vecchio e fine degli scontri. In cambio, disponibilità ad un incontro sabato da parte del ministro all'Agricoltura Stefano Patuanelli (triestino), forse accompagnato a Trieste dai colleghi Lamorgese (Interni) e Speranza (Salute).
Trieste, manifestante si sente male: poliziotti lo soccorrono poi l'abbraccio con un agente
Prima, una giornata tesissima con idranti della polizia aperti contro la massa No Green pass. E poi manganellate, colpi di scudo e lanci di lacrimogeni per disperdere una massa ormai formata da pochi portuali e da sempre più No vax, accorsi da mezza Italia per scongiurare la fine delle proteste scoppiate venerdì. Alcuni feriti leggeri, sia tra i manifestanti che tra le forze dell'ordine, e un dichiarato pacifismo che minaccia di precipitare in ingovernabile violenza. Mentre la tensione continua pericolosamente a salire, proprio quando sembrava aver imboccato la via di un dialogo politico, Trieste così piomba nel caos scatenato contro l'obbligo del certificato vaccinale nei posti di lavoro. Un assalto con incontrollabili scontri anche nella notte, per disperdere gruppi di professionisti della provocazione che nessuno sembra più nelle condizioni di governare: estrema destra, CasaPound, Black Bloc, anarchici e cani sciolti dei centri sociali. Nuovo epicentro della rivolta è ora il cuore della città e del suo potere, che l'ironia del destino ha battezzato Piazza Unità d'Italia. In queste ore la realtà si presenta opposta. Su un fronte tre o quattromila irriducibili No Pass, su quello contrario il Governo, i sindacati confederali e la maggioranza incredula dei triestini. La prima linea dello scontro adesso non è più solo quella del porto nuovo, varco 4, molo settimo. Il confine non è più nemmeno l'iniziale garanzia di tamponi gratis per tutti. In ostaggio c'è l'intero capoluogo giuliano e l'ultima speranza è che rabbia e confusione non degenerino in assalti violenti e privi di sbocchi.
Trieste, i manifestanti si tengono per mano durante lo sgombero
Ieri mattina poco prima delle 8, la scintilla che ha fatto divampare l'incendio, come benzina sul fuoco. Alcuni blindati della polizia all'improvviso sono usciti dalle banchine, sorprendendo alle spalle le poche centinaia di assonnati No Pass rimasti a presidiare il porto anche di notte. Inascoltati i ripetuti appelli a lasciare libero il piazzale occupato da venerdì, per garantire la sicurezza alle operazioni di scarico di una nave lasciata attraccare. Per tre ore polizia e dimostranti si sono fronteggiati e una trentina di portuali si è interposta nel disperato tentativo di scongiurare il peggio. Smentito chi prevedeva un altro confronto pacifico. Per sbloccare lo stallo e guadagnare terreno gli agenti hanno aperto gli idranti sui dimostranti seduti sull'asfalto, o in ginocchio. Qualcuno si è messo a cantare, altri a pregare. Tra loro, ancora leader, l'ex portavoce dei portuali Stefano Puzzer: simbolicamente dimessosi domenica dopo aver dichiarato invano concluso lo sciopero, non più primo riferimento dei portuali, si presenta come leader nazionale dell'intero arcipelago No pass. Funzionari della prefettura avrebbero promesso una tregua ai dimostranti se fossero indietreggiati fino al parcheggio davanti al porto, lasciando definitivamente libero il varco 4. La linea morbida è deragliata attorno alle 11, con le prime manganellate contro una decina di No vax che avrebbero cominciato a rovesciare alcuni cassonetti dei rifiuti. Subito dopo, il lancio dei lacrimogeni e lo sbandamento della folla, in fuga e dispersa verso il centro città.
Trieste, cariche della polizia al porto: le urla dei manifestanti finiti a terra
Razzi a gas sono finiti anche nel cortile di una scuola e tra i tavoli di un bar. "Oggi è finita la democrazia - grida Marco Bertali, psichiatra in pensione e leader locale No Green pass - se si carica gente inerme che manifesta pacificamente deve intervenire l'Onu". Scontri e tensione in pochi minuti si sono così spostati dal porto al centro città e la folla, ormai sfuggita di mano ai portuali e agli stessi No vax, ha posto sotto assedio la prefettura. A metà pomeriggio Puzzer e Bertali hanno incontrato il prefetto Valerio Valenti. "Vogliamo un incontro con esponenti del Governo - la richiesta - a Trieste ed entro tre giorni. In cambio garantiamo e pretendiamo la fine dell'uso della forza. Resta l'ultimatum sul ritiro dell'obbligo di Green pass". Lasciate al prefetto un paio d'ore per rispondere, in un clima sempre più pericoloso. Nel frattempo, cori e minacce contro Draghi, forze dell'ordine e giornalisti. Puzzer, ormai sostenuto da pochi portuali e in balìa dei No vax, costretto a intonare l'inno "la gente come noi non molla mai". Letto un messaggio di sostegno di monsignor Viganò, arcivescovo negazionista e anti-Bergoglio. Divisioni anche nella piazza: sospesa tra occupare ad oltranza il cuore cittadino e ritorno nel porto nuovo, dove nel pomeriggio un'altra cinquantina di fuoriusciti è stata caricata dagli agenti. Scalo blindato infine con blocchi di cemento, nel timore di un assalto nella notte. Fino alla tregua: nessuno sa fino a quando.