Women 20, i trasporti pubblici del futuro? "Saranno flessibili, sostenibili e a misura di donna"
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliCo-progettare le città delle donne (ma anche degli uomini), multidimensionali, sostenibili, fruibili, accessibili, inclusive, "a misura di". Iniziando a ridisegnare anzitutto il trasporto pubblico con un approccio di genere, sfruttando le opportunità della transizione ecologica. La sfida "non semplice ma coraggiosa, necessaria e urgente" è stata discussa in un incontro organizzato dal Women 20 (W20), il gruppo ufficiale del G20 sulla parità di genere, in collaborazione con Enel, ascoltando anche esperienze svedesi e danesi. A partire da una domanda, anzi due: "I trasporti pubblici sono progettati per le donne? La pianificazione dei servizi e degli spazi pubblici tiene conto delle loro necessità?".
Co-progettare le città delle donne (ma anche degli uomini), multidimensionali, sostenibili, fruibili, accessibili, inclusive, "a misura di". Iniziando a ridisegnare anzitutto il trasporto pubblico con un approccio di genere, sfruttando le opportunità della transizione ecologica. La sfida "non semplice ma coraggiosa, necessaria e urgente" è stata discussa in un incontro organizzato dal Women 20 (W20), il gruppo ufficiale del G20 sulla parità di genere, in collaborazione con Enel, ascoltando anche esperienze svedesi e danesi. A partire da una domanda, anzi due: "I trasporti pubblici sono progettati per le donne? La pianificazione dei servizi e degli spazi pubblici tiene conto delle loro necessità?".
Le risposte sono per ora poco confortanti. Eppure, ricorda la vice ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile, Teresa Bellanova, "il trasporto pubblico è maggiormente usato proprio da un'utenza femminile".
"E non è un trasporto punto-punto, come quello maschile, ma multi punto: da casa a scuola, dalla scuola al lavoro, dal lavoro al doposcuola, dal doposcuola alla cura di genitori e anziani, da lì ancora verso qualche attività personale e infine il ritorno a casa", sottolinea Sonia Sandei, responsabile dei progetti di elettrificazione di Enel Italia. Perché, aggiunge Linda Laura Sabbadini, "l'organizzazione di vita delle donne è più multidimensionale di quella degli uomini: è maggiore il numero di attività che vengono svolte contemporaneamente nel corso della giornata, più sovrapposte, più frammentate, si innestano l'una sull'altra". E per questo la risposta alle esigenze deve essere più pertinente. Avere un approccio di genere nella ridefinizione delle infrastrutture significa, in questo senso, "riuscire a rispondere ai bisogni delle donne (e degli uomini) seguendo anche le diversi fasi della loro vita: bambine e bambini, ragazze e ragazzi, adulte e adulti, anziane ed anziani", aggiunge Sabbadini.
Come si può tradurre in pratica lo sguardo di genere per disegnare le città del presente e del futuro? Per Sandei, la base per il rinnovo del trasporto pubblico arriva dal Pnrr e dal Piano nazionale strategico di mobilità sostenibile. "Bisogna progettare un sistema con una visione olistica, complessiva, che guardi al genere, al target ovvero ai clienti, alla digitalizzazione, alla sostenibilità. E dunque bisogna ridisegnare un trasporto pubblico inclusivo, attento ai clienti e ai loro bisogni, elettrico, a zero emissioni di Co2 ma anche acustiche, confortevoli all'esterno con informazioni sui tempi di arrivo e il numero degli occupanti che la pandemia ci ha insegnato a controllare, sicuri", visto che un terzo delle donne che usano i mezzi racconta di aver subito nella vita un qualche tipo molestia a bordo degli autobus. E ancora, bisogna puntare "sull'intermodalità con collegamenti tra i mezzi su ruote, il bikesharing, il trasporto su ferro", "rendere il centro delle città raggiungibile in 15 minuti e poi lì i mezzi gratuiti. Un trasporto efficiente è un trasporto che costa meno alla collettività", conclude Sandei. E in questo "le donne possono usare le loro competenza per gestire la complessità e creare modelli di business e di servizio nuovi, con nuove regole e nuovi contratti di servizio".
Per Bellanova "la prospettiva di genere nella progettazione urbana non significa solo sostenere istruzione, occupazione, creare più spazi verdi, investire in servizi sociali e sanitari, illuminare le strade, rendere accessibili i parchi urbani, ma anche studiare nuovi modi di abitare e di stare nelle città che garantiscano diritti di cittadinanza in modo eguale a uomini e donne. Già anni fa parlavamo della "città dei tempi", tempi di lavoro, di cura. Un obiettivo sempre voluto e mai realizzato a pieno. Oggi - dice la viceministra che ha istituito una commissione per mappare le buone pratiche - è tempo di un passo avanti, usando competenze, strumenti, saperi nuovi e innovativi, con coraggio, sotto la lente di genere. È un momento cruciale, anche grazie agli investimenti importanti del governo e dell'Europa, un'occasione da non perdere".
La via per Sabbadini, oltre la comprensione dei bisogni differenti e la ridefinizione delle infrastrutture, è la co-progettazione. "Dobbiamo fare in modo che? più donne arrivino ad alti livelli e partecipino alla pianificazione dei trasporti non adott?ando ruoli e modelli maschili ma traduc?endo i loro progetti in pratiche di ?innovazione e sorellanza? ?vera.. Abbiamo di fronte una grandissima sfida che non è affatto facile vince ma che è possibile lanciare - dice - una grande opportunità data dal Pnrr che investe molto sulle infrastrutture ma abbiamo anche un problema: la transizione digitale e quella ecologica sono settori che tradizionalmente non hanno mai adottato un approccio di genere. Ora serve trovare una strada per un grande salto di qualità che non riguarda solo i trasporti pubblici ma tutte le infrastrutture che proprio in quanto beni pubblici devono essere a misura dell'intera comunità e dei bisogni dei soggetti che le fruiscono".