Boies: "Facebook resiste agli scandali perché il brand è ancora forte e anche questa crisi passerà”
di Mario Platero , di Mario PlateroNEW YORK - Cosa sta combinando Facebook? Come mai resiste alle accuse evidenti, imbarazzanti, del Wall Street Journal, vero mastino del capitalismo americano, ora di audizioni in Parlamento? Possibile che Zuckerberg, informato delle gravi violazioni interne sul piano etico, abbia poi deciso di ignorarle? Si sente talmente forte da porsi al di sopra dei valori morali americani? Possibile che vada bene promettere una cosa e farne un'altra? Sono interrogativi inquietanti perché, nella grande confusione sociale e di valori in cui si trova l'America, vi è quasi la sensazione che tutto vada bene. Ad esempio, la Federal trade commission (Ftc) annuncia che farà partire un'inchiesta sulle disfunzioni interne del colosso dei social di Zuckerberg, che ha nascosto rapporti interni su certi pericoli per ragazze adolescenti e addirittura per le istituzioni democratiche - e il titolo perde solo l'1%. In tutto, da quando è esplosa la crisi, ai primi di otto…
NEW YORK - Cosa sta combinando Facebook? Come mai resiste alle accuse evidenti, imbarazzanti, del Wall Street Journal, vero mastino del capitalismo americano, ora di audizioni in Parlamento? Possibile che Zuckerberg, informato delle gravi violazioni interne sul piano etico, abbia poi deciso di ignorarle? Si sente talmente forte da porsi al di sopra dei valori morali americani? Possibile che vada bene promettere una cosa e farne un'altra? Sono interrogativi inquietanti perché, nella grande confusione sociale e di valori in cui si trova l'America, vi è quasi la sensazione che tutto vada bene. Ad esempio, la Federal trade commission (Ftc) annuncia che farà partire un'inchiesta sulle disfunzioni interne del colosso dei social di Zuckerberg, che ha nascosto rapporti interni su certi pericoli per ragazze adolescenti e addirittura per le istituzioni democratiche - e il titolo perde solo l'1%. In tutto, da quando è esplosa la crisi, ai primi di ottobre, il titolo ha perso sì il 15% circa, ma resiste su valori comunque elevatissimi, al di sopra dei massimi di mesi fa. Cosa sta capitando nell'Americana puritana? Ne parliamo con David Boies. Non è solo uno degli avvocati più celebri d'America, per le sue esperienze, provocazioni, controversie che ha generato, resta anche uno specchio della coscienza del Paese: ha tutelato la libertà di stampa vincendo una causa intentanta contro la Cbs dal generale Westmoreland, ha difeso Al Gore contro George Bush in Corte suprema nelle elezioni del 2000, ha difeso in Corte suprema il matrimonio gay. Soprattutto, ha gestito la causa del governo americano contro Microsoft perché fosse smembrata, rischio che corre oggi Facebook.
Perché dunque il titolo Facebook resiste?
"Perché il brand resta forte, anzi fortissimo, ci sono vari altri brand chiave sotto lo stesso ombrello, tra cui WhatsApp e Instagram e non dimentichi che il titolo ha comunque perso parecchio, mi sembra poco meno del 15%, non è cosa da poco. Qui c'è un problema di disinformazione. Grave sul piano morale, come osservava lei stesso, ma non illegale, non ci sono violazioni della legge nell'ignorare certe indicazioni interne. Ed è la forza del marchio, la convinzione che anche questa crisi passerà che tiene il titolo fermo sulle perdite attuali ma non su livelli molto drastici. La percezione è che il danno reputazionale sarà riassorbito".
Ma c'è anche una contraddizione: da una parte si protesta con violenza, dall'altra si abbozza.
"Quel che mi preoccupa è che abbiamo davanti a noi un fenomeno che non comprendiamo ancora fino in fondo, non capiamo quali siano i parametri di comportamento dei giganti hi-tech, non solo di Facebook. Ci stiamo inoltrando in un nuovo territorio morale che ancora non conosciamo".
È forse il caso di eliminare la sezione 230 del Decency Act del 1996, che garantisce immunità da cause in tribunale per i social media?
"Non ne sono sicuro. Anche perché il problema morale c'è anche per noi cittadini: da una parte vogliamo che i social media non incoraggino la disinformazione e le fake news, dall'altra non vogliamo che ci sia un censore che possa limitare la libertà di espressione e soprattutto non vogliamo che questo censore sia poi addirittura il Congresso. Aggiunga che Facebook sta già guardando alle nuove frontiere da esplorare nel mondo dei social e dunque questo aiuta il titolo".
Quali sono?
"La più importante è quella che si chiama genericamente metaverse. È una frontiera che porta a un'esperienza completa di realtà virtuale, una realtà virtuale che non solo riproduce il mondo reale che conosciamo, ma che si spinge ancora più oltre, creando ambienti perfetti, e Zuckerberg non perde un attimo. Pochi giorni fa ha detto che investirà cifre ingenti nel futuro".
Ho visto, si parla di investimenti da 10 miliardi di dollari e si dice che questi investimenti ridurranno un po' i dividendi, ma due giorni fa Zuckerberg ha chiarito che questo consentirà di moltiplicare il fatturato in pochi anni. E poi vuole cambiare il nome. E questo ci porta a un altro punto: Facebook dovrà essere ridimensionata? Possibile che la Ftc compia un primo passo in quella direzione per ridurre la sua potenza?
"Il contesto giuridico in materia di antitrust si sta evolvendo. Una volta si guardava a un mercato nazionale e in alcuni casi addirittura regionale. Ma oggi il dibattito giuridico si sposta dal capire quel che è buono per il consumatore e per i fornitori, che posso essere minacciati da una concorrenza monopolistica o oligopolistica, al capire come le grandi aziende possono competere a livello globale. Quel che è cambiato è che oggi ci sono aziende davvero globali nel senso più completo del termine. E dunque, anche su un mercato interno, le autorità antitrust devono misurare il peso di un'azienda non all'interno di un Paese, ma sul piano globale. È un cambiamento non da poco, ma sono certo che ci arriveremo. Le nostre grandi sono un buon argine contro la possibile espansione di altri colossi in altre parti del mondo".