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G20, dai centri sociali ai Fridays for future: viaggio nel Climate Camp dei contestatori a Roma

Il Climate Camp 
Nello spazio di Acrobax il campeggio ambientalista anti-summit: decine di tende, cucina vegana, spazio benessere, workshop e assemblee. Così si prepara il corteo del 30 ottobre contro i Grandi della Terra riuniti alla Nuvola di Fuksas
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Le prime trenta tende sono state montate all'ex Cinodromo di Roma, sotto la pensilina della curva del campo di rugby dell'Acrobax, uno dei centri sociali più radicali della (fu) galassia degli spazi occupati della capitale. Entro domenica se ne attendono almeno 150.

È qui il quartier generale degli anti-G20: una rete larga composta dai ragazzi di Fridays for Future, dagli attivisti di Extinction Rebellion, dagli ambientalisti per la giustizia climatica della Rete Ecosistemica, dalle femministe di Non una di meno, dagli studenti, le associazioni, le rete sociali, il sindacalismo di base che sfileranno sabato 30 nel corteo nazionale da piazzale Ostiense alla Bocca della Verità. L'ultimo appuntamento italiano prima della contestazione alla Cop26 di Glasgow.

Le tende dei manifestanti (agf)

Al Climate Camp si entra senza Green Pass "perché - s…

Le prime trenta tende sono state montate all'ex Cinodromo di Roma, sotto la pensilina della curva del campo di rugby dell'Acrobax, uno dei centri sociali più radicali della (fu) galassia degli spazi occupati della capitale. Entro domenica se ne attendono almeno 150.

È qui il quartier generale degli anti-G20: una rete larga composta dai ragazzi di Fridays for Future, dagli attivisti di Extinction Rebellion, dagli ambientalisti per la giustizia climatica della Rete Ecosistemica, dalle femministe di Non una di meno, dagli studenti, le associazioni, le rete sociali, il sindacalismo di base che sfileranno sabato 30 nel corteo nazionale da piazzale Ostiense alla Bocca della Verità. L'ultimo appuntamento italiano prima della contestazione alla Cop26 di Glasgow.

Le tende dei manifestanti (agf)

Al Climate Camp si entra senza Green Pass "perché - spiega Valerio - quasi tutte le attività si svolgono all'aperto e abbiamo allestito un presidio sanitario con un infermiere che fa i tamponi antigenici". All'ingresso si lasciano i contatti per il tracciamento in caso di contagio e viene presa la temperatura. Nel cortile di Acrobax, nella sala principale e sull'erba del grande campo di rugby si tengono i workshop: c'è quello sulle migrazioni e la crisi climatica, quello sull'antispecismo, le pratiche di lotta non violente, la giustizia climatica e il G20, il laboratorio ecotransfemminista, il dibattito sulle città estrattiviste e le resistenze locali, il congresso nazionale indigeno con la delegazione zapatista dell'Ezln arrivata in Europa. La cucina sarà solo vegana "perché la specie umana non è padrona di questo pianeta". Più in fondo c'è "lo spazio benessere": una sala per il relax tra tappeti, tende, cuscini e luce soffusa per un libro, un tè, lo yoga, il centro di ascolto contro la violenza di genere.

Lo spazio benessere (agf)

"Abbiamo scritto un Patto di corresponsabilità attiva per creare un ambiente sicuro e protetto che rifiuta linguaggi e comportamenti violenti, razzisti, abilisti, classisti, atteggiamenti patriarcali e che adotti un linguaggio inclusivo (la U e lo schwa): chiediamo a tutti non solo il nome, ma anche il pronome e la declinazione di genere scelta. Chi non rispetta il Patto e lo spazio verrà allontanato", racconta Mari dell'assemblea "Corpi e terra e libere soggettività trans+" di Non una di meno.

Mari, Non Una Di Meno 

Al campeggio sono attesi anche gli attivisti di Albano o Civitavecchia contro l'inceneritore e la centrale a gas, i gruppi tedeschi dell'organizzazione giovanile dell'Spd, gli ambientalisti spagnoli, auto e pullman dal Nord e dal Sud Italia: manifesteranno sabato accanto alla Società della cura, ai lavoratori ex Alitalia, Gkn, Whirpool, ai sindacati di base, agli attivisti dei movimenti No Tav, No Tap, No Dal Molin, ai centri sociali romani (Esc, Communia, Astra) a quelli in arrivo dal Nord Est e dalla Campania (Insurgencia, Zero 81 e l'Iskra di Bagnoli) e ai militanti che nell'ultimo ventennio hanno tenuto viva la memoria del G8 di Genova. 

L'ex cinodromo di Roma (agf)

"Sono arrivato giovedì sera da Genova insieme ad altri tre componenti liguri dei Fridays For Future - dice Daniele Cicala, un 23enne studente in Economia - i Paesi ricchi del mondo producono il 76 per cento delle emissioni globali. Quest'anno prima al G20 di Roma, poi alla Cop 26 di Glasgow, i potenti della terra prenderanno delle decisioni cruciali per il nostro futuro perché stanno gestendo i fondi post-pandemia: il modello di sviluppo secondo noi non può essere quello del business as usual come è stato finora".

Daniele Cicala, Fridays For Future 

Emanuele Genovese studia Statistica alla Sapienza, ha 24 anni, viene da Cerveteri, accanto allo striscione "Voi il G20, noi il futuro" racconta: "Siamo un movimento in cui c'è grande spontaneismo con una partecipazione che va dai 12 ai 70 anni, i meno presenti sono i 40-50enni, la fascia lavorativa. Siamo noi la nuova cittadinanza attiva".

Emanuele Genovese, Fridays For Future 

Viola ha venti anni e studia Lettere, nel Climate Camp di Acrobax si occupa dell'organizzazione, si è avvicinata a Extinction Rebellion quando non era ancora maggiorenne: "Ero la più piccola del gruppo - ricorda - Mi sentivo empatica nei confronti delle grandi devastazioni planetarie e ho pensato che non avesse senso separare le lotte. La crisi climatica mi è sembrata centrale: andiamo in picchiata verso la catastrofe che provoca anche disuguaglianze economiche, discriminazioni sociali. Serve un totale cambio di paradigma e un modo nuovo di abitare il pianeta".

Viola, Extinction Rebellion 

"Pianeta" come uno dei due pilastri su cui si basano le rivendicazioni dei manifestanti. "L'anno del G20 - spiega Riccardo della Rete Ecosistemica - ruota attorno a people, planet e prosperity. Sulla terza, la ricchezza, noi la pensiamo come il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi: il Pil non può essere lo strumento per misurare il benessere. Noi rispondiamo con due sole P: People e Planet: la prima sta per una transizione partecipata, la seconda per la giustizia ecosistemica".

Riccardo, Rete Ecosistemica 

"Giustizia" come giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza, altre due parole chiave che verranno gridate sabato in piazza. "I black bloc? Noi pensiamo al futuro", taglia corto Giulio, precario 30enne, uno dei portavoce del corteo 'No G20'. L'assemblea che ha costruito il programma di opposizione al summit mondiale punta a creare "un Movimento di opinione largo, in grado di fronteggiare il contraccolpo economico e sociale della pandemia nei prossimi mesi". "Non abbiamo intenzione di far salire noi la tensione in piazza" dicono i contestatori in conferenza stampa. Ma non si possono escludere azioni spot per contestare i "grandi della Terra" riuniti alla Nuvola, l'edificio dell'Eur progettato da Massimiliano Fuksas blindato da una "zona di massima sicurezza" larga dieci chilometri.