Il cardinale Pell: "Potevo salvare tanti soldi del palazzo di Londra, ma me lo hanno impedito"
di Paolo Rodari , di Paolo Rodari“C’era sempre resistenza in Segreteria di Stato. Ma se il Revisore o noi della Segreteria dell’Economia avessimo potuto intervenire prima, avremmo salvato tanti, tanti denari destinati al palazzo di Londra e anche in altri posti”. Questo pomeriggio (4 novembre) il cardinale australiano George Pell, 80 anni, presenta in Senato il suo libro Diario di prigionia (Cantagalli). Ieri, nel suo appartamento in piazza della Città Leonina, ha accettato di parlare con alcuni giornalisti. Pell fino a giugno 2017 è stato il prefetto della Segreteria per l’Economia, incaricato di rendere trasparenti le finanze vaticane. Poi accuse di pedofilia l’hanno portato a subire un processo in Australia, una condanna in primo grado e il carcere, tredici mesi in isolamento fino all’assoluzione definitiva, l’anno scorso, prosciolto all’unanimità dall’Alta Corte australiana.
Eminenza, torniamo ai giorni del carcere. Durante il proce…
“C’era sempre resistenza in Segreteria di Stato. Ma se il Revisore o noi della Segreteria dell’Economia avessimo potuto intervenire prima, avremmo salvato tanti, tanti denari destinati al palazzo di Londra e anche in altri posti”. Questo pomeriggio (4 novembre) il cardinale australiano George Pell, 80 anni, presenta in Senato il suo libro Diario di prigionia (Cantagalli). Ieri, nel suo appartamento in piazza della Città Leonina, ha accettato di parlare con alcuni giornalisti. Pell fino a giugno 2017 è stato il prefetto della Segreteria per l’Economia, incaricato di rendere trasparenti le finanze vaticane. Poi accuse di pedofilia l’hanno portato a subire un processo in Australia, una condanna in primo grado e il carcere, tredici mesi in isolamento fino all’assoluzione definitiva, l’anno scorso, prosciolto all’unanimità dall’Alta Corte australiana.
Eminenza, torniamo ai giorni del carcere. Durante il processo una donna le gridò: “Brucerai all’inferno”. Cosa le direbbe se la vedesse ora?
“Le chiederei semplicemente: che cosa ho fatto? Quale peccato ho commesso? Ricordo anche altri uomini, pieni di rabbia. Era un gruppo organizzato. Ho pensato: ‘Dio mio’”.
Come riusciva a sopportare un’accusa così infamante?
“Qual era l’alternativa?”.
Adesso che programmi ha?
“Preghiera e penitenza. Vedo tanta gente, scrivo qualcosa, cerco di aiutare qualche vittima di abusi sessuali”.
Quando ha preso in mano la Segreteria per l’Economia, com’era la situazione in Vaticano?
“I metodi erano ancora quelli del vecchio mondo. Noi abbiamo introdotto la metodologia che tutto il mondo utilizza. Abbiamo scoperto un miliardo e 300mila euro sparsi negli uffici. Abbiamo preparato un budget, cose fondamentali…”.
La Segreteria di Stato fece una forte opposizione ai controlli?
“Sì, questo è pubblico. Becciu diceva che il Revisore dei conti non aveva autorità di entrare in Segreteria di Stato. Questo era assolutamente falso”.
Ma voi potevate controllare quanto accadeva in Segreteria di Stato?
“Avevamo l’autorità di entrare ma ce lo hanno impedito”.
Avreste salvato il Vaticano dal buco di decine di milioni?
“Forse non tutto, alcune cose erano iniziate prima”.
Tornato dall’Australia il Papa cosa le ha detto?
“Che avevo detto tante cose giuste”.
Perché è finito in carcere? Qualcuno può averla incastrata?
“Ci sono tante possibilità. Ovviamente la crisi degli abusi sessuali è stata grande, sia per i crimini sia per il modo in cui i vescovi l’hanno trattata. Nel mondo anglosassone ci sono ‘guerre culturali’, io sono un conservatore, l’opposizione più forte alla secolarizzazione viene da noi, e questo era un altro elemento di difficoltà…Alcuni parlano di una connessione possibile tra i problemi nel mondo delle finanze qui e i miei problemi in Australia, ma non abbiamo prove. Sappiamo che del denaro è andato dal Vaticano all’Australia, due milioni e 230 mila dollari, ma finora nessuno ha spiegato perché”.
Che cosa pensa oggi del cardinale Becciu?
“Lui ha diritto a un giusto processo. Vedremo”.
Come vive questo processo sugli scandali finanziari?
“Vanno avanti, ma piano piano…C’è qualche progresso. Non so come procederà, ma sappiamo dove siamo, conosciamo precisamente come hanno perso un sacco di sterline con questo edificio di Londra e almeno questo è un progresso, qualcosa che c’è”.
Tornasse indietro, riprenderebbe il ruolo che aveva?
“Sarebbe difficile. Sono contento di non essere rientrato, ma c’è ancora da fare”.