Cronaca

Vaticano, il Papa ad Assisi a 500 poveri: "È tempo che vi sia ridata la parola, no alla paura e al disprezzo"

Vaticano, il Papa ad Assisi a 500 poveri: "È tempo che vi sia ridata la parola, no alla paura e al disprezzo"
(ansa)
Per la quinta volta Bergoglio arriva nella città del Poverello. Fra gli ultimi il cardinale Barbarin, dimessosi dopo le accuse di coperture dei preti pedofili: "Si è difeso con il silenzio e la preghiera", dice il Papa. "La sua testimonianza edifica la Chiesa"
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ASSISI - Gli ultimi al centro della Chiesa. I poveri che, come spiega nel Messaggio per la V Giornata mondiale dei Poveri, sono «sacramento». Anche loro, dunque, come l’eucaristia e gli altri sacramenti, sono Cristo. Non è routine il quinto arrivo del Papa ad Assisi. Nella basilica di Santa Maria degli Angeli, davanti alla Porziuncola, Francesco incontra 500 poveri provenienti da diverse parti d’Europa.

Il messaggio, come il primo viaggio a Lampedusa nel luglio del 2013, è chiaro: qui c’è il mistero di Cristo, qui c’è il cuore del Papa e della Chiesa. Tanto che, prima di parlare, Bergoglio vuole incontrare ed ascoltare le testimonianze di alcuni di questi poveri. Fra loro c'è Farzaneh, una giovane ragazza afghana che dice che il suo cuore è ancora "con le compagne di Kabul". E poi anche il cardinale francese Barbarin, arcivescovo emerito di Lione. Dimessosi dopo le accuse di coperture dei preti pedofili, è fra i fedeli a spingere una carrozzina di una bambina disabile: "Lui è fra i poveri", dice il Papa. "Anche lui ha subìto con dignità l'esperienza della povertà, l'abbandono, la sfiducia, e si è difeso con il silenzio e la preghiera". E ancora: "Grazie cardinale Barbarin, la sua testimonianza edifica la Chiesa".

Francesco saluti tutti, bacia diversi bambini, riceve il mantello e il bastone del pellegrino poco prima che un giovane immigrato eritreo lo saluta a nome di tutti i presenti. Sono storie commoventi di diasgio, emarginazione, malattia. Molte di queste persone mentre parlano, piangono, si commuovono. Poi Papa Bergoglio prende la parola e dice di aver ascoltato con attenzione le testimonianze: “E vi dico grazie per tutto quello che avete manifestato con coraggio e sincerità”. E quindi, con forza, dice che “è tempo che ai poveri sia restituita la parola, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate”. E denuncia “lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono”. Per questo chiede che si creino “posti di lavoro”, che “si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati, ridotti in schiavitù, sballottati dalle acque in preda al naufragio, vittime innocenti di ogni sorta di violenza”. E ancora chiede che “cessino le violenze sulle donne e queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio”.

E ricorda san Francesco da cui andavano tanti poveri: “Con semplicità li riceveva come fratelli e sorelle, condividendo con loro ogni cosa”. Ecco l’espressione più evangelica che siamo chiamati a fare nostra, dice il Papa: “L’accoglienza”. “Accogliere significa aprire la porta, la porta della casa e la porta del cuore, e permettere a chi bussa di entrare. E che possa sentirsi a suo agio, non in soggezione. Dove c’è un vero senso di fraternità, lì si vive anche l’esperienza sincera dell’accoglienza. Dove invece c’è la paura dell’altro, il disprezzo della sua vita, allora nasce il rifiuto. L’accoglienza genera il senso di comunità; il rifiuto al contrario chiude nel proprio egoismo”.

Ricorda, il Papa, che “spesso la presenza dei poveri è vista con fastidio e sopportata; a volte si sente dire che i responsabili della povertà sono i poveri! Pur di non compiere un serio esame di coscienza sui propri atti, sull’ingiustizia di alcune leggi e provvedimenti economici, sull’ipocrisia di chi vuole arricchirsi a dismisura, si getta la colpa sulle spalle dei più deboli. È tempo invece che ai poveri sia restituita la parola, perché per troppo tempo le loro richieste sono rimaste inascoltate. È tempo che si aprano gli occhi per vedere lo stato di disuguaglianza in cui tante famiglie vivono. È tempo di rimboccarsi le maniche per restituire dignità creando posti di lavoro. È tempo che si torni a scandalizzarsi davanti alla realtà di bambini affamati, ridotti in schiavitù, sballottati dalle acque in preda al naufragio, vittime innocenti di ogni sorta di violenza. È tempo che cessino le violenze sulle donne e queste siano rispettate e non trattate come merce di scambio. È tempo che si spezzi il cerchio dell’indifferenza per ritornare a scoprire la bellezza dell’incontro e del dialogo”.