Ospedale senza medici, Nuoro in marcia per il diritto alla salute
di Monia Melis , di Monia MelisLa meta finale era la roulotte parcheggiata in pieno centro da quasi un mese, un simbolo. È il presidio permanente delle pazienti oncologiche dell'associazione "Vivere a colori" di Nuoro in lotta per il diritto alla salute dimezzato. Bandiere dei sindacati, fasce tricolore, consiglieri regionali, scolaresche e tanti cittadini - in cinquemila, secondo la stima degli organizzatori - hanno sfilato oggi in un corteo affollato come non si vedeva da anni. Anzi in due cortei, l'altro - senza rappresentanti politici - era quello del comitato popolare Sos sanità Barbagia e Mandrolisai in testa, partito dalla zona industriale di Pratosardo per raggiungere l'ospedale cittadino di San Francesco. Un tempo era il terzo polo sanitario isolano e il punto di riferimento per le zone dell'interno e costiere, dal Goceano all'Ogliastra, oggi è una struttura declassata. E i cittadini per curarsi devono o ricorrere alle visite private e pagare, o percorrere…
La meta finale era la roulotte parcheggiata in pieno centro da quasi un mese, un simbolo. È il presidio permanente delle pazienti oncologiche dell'associazione "Vivere a colori" di Nuoro in lotta per il diritto alla salute dimezzato. Bandiere dei sindacati, fasce tricolore, consiglieri regionali, scolaresche e tanti cittadini - in cinquemila, secondo la stima degli organizzatori - hanno sfilato oggi in un corteo affollato come non si vedeva da anni. Anzi in due cortei, l'altro - senza rappresentanti politici - era quello del comitato popolare Sos sanità Barbagia e Mandrolisai in testa, partito dalla zona industriale di Pratosardo per raggiungere l'ospedale cittadino di San Francesco. Un tempo era il terzo polo sanitario isolano e il punto di riferimento per le zone dell'interno e costiere, dal Goceano all'Ogliastra, oggi è una struttura declassata. E i cittadini per curarsi devono o ricorrere alle visite private e pagare, o percorrere chilometri e chilometri. Lo sbilanciamento è anche in favore del Mater Olbia, l'ospedale di eccellenza di proprietà del Qatar - direzione sanitaria del Gemelli - in convenzione con la Regione. Ovvero pagato con soldi pubblici, sessanta milioni all'anno. Ed è spesso lì, a cento chilometri più a nord, che vengono dirottati i pazienti. A fine ottobre a una donna di 62 anni arrivata al Pronto soccorso di Nuoro in codice rosso con un blocco intestinale, ma la chirurgia era chiusa. Sulla sua morte, avvenuta nell'altro ospedale gallurese il San Paolo di Olbia, i familiari hanno presentato un esposto alla Procura che dovrà indagare su eventuali responsabilità.
Nell'ospedale di Nuoro, a regime ridotto, mancano i direttori dei reparti, mancano infermieri e medici. In alcuni casi i sanitari vengono chiesti in prestito temporaneo ad altre Asl, ad altri ospedali. Ma la coperta resta sempre corta. Secondo un quadro fornito dall'azienda sanitaria di Nuoro nell'ospedale San Francesco su trentuno reparti o unità, ben venti non hanno un direttore; la percentuale della carenza dei medici è sul quaranta per cento, in numeri assoluti sono più di cento. Medicina e geriatria sono stati accorpati con conseguente taglio di posti letto, le situazioni più gravi sono quelle di chirurgia, cardiologia, ortopedia, radiologia e del pronto soccorso. Carenze croniche al di là delle ondate della pandemia, ancor più gravi perché nella Sardegna dell'interno, nei paesi di collina e montagna, non ci sono medici di base, né pediatri. Interi comuni e bambini, in alcuni casi con malattie rare, sono del tutto scoperti, come accade nel Sarrabus Gerrei - sud Sardegna - da settembre. Non solo: l'attività quotidiana dei piccoli ospedali è sempre più a rischio: nel Nuorese, a Sorgono, per esempio, il pronto soccorso è gestito dai sanitari di medicina. E così salta il buon proposito della medicina di prevenzione, vicina ai cittadini.
Ed è per questo che fino a Nuoro, oggi, sono arrivati in supporto anche dal Sulcis, dal Medio Campidano, dal Sassarese. Perché la situazione si ripete quasi identica ovunque, basta un'assenza per far saltare tutto. Pochi giorni fa il presidente della Regione Christian Solinas è intervenuto con una dichiarazione, rilanciando un appello al governo nazionale: "Stop al numero chiuso per l'accesso alla facoltà di medicina". A suo dire è questo uno dei motivi principali dei problemi di oggi oltre a scelte che arrivano dal passato: "dai tagli indiscriminati alla sanità pubblica e al blocco del turnover". L'opposizione di centrosinistra ricorda, però, che la sua ultima presenza in Consiglio regionale risale a fine giugno. Dal corteo ribattono a Solinas i consiglieri regionali Desirè Manca (M5s) e Daniele Cocco (Leu): "Basta girarsi dall'altra parte e addossare le colpe alle precedenti amministrazioni, le nostre proposte di legge per ripensare la sanità giacciono in Consiglio inascoltate. Non permetteremo la morte del diritto alla salute dei sardi". Mentre le pazienti oncologiche, le prime che sono scese in piazza, annunciano ancora azioni di protesta. E una visita a Roma a Papa Francesco.