"Noi cittadini comunitari, respinti dalla Grecia fuori dall'Ue". La denuncia di quattro avvocati italiani
di
Fabio Tonacci
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di Fabio Tonacci
Il 6 novembre i legali di Asgi sono stati fermati vicino al campo profughi di Idomeni dalla polizia e riaccompagnati con la forza al confine con la Macedonia. "Gli abbiamo detto che siamo italiani, non ci hanno dato spiegazioni". Del caso informati Viminale, Farnesina e Commissione europea
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
L'Europa che respinge gli europei. Tra le migliaia di storie che compongono l'articolato racconto del fenomeno dell'immigrazione contemporanea, questa non si era ancora sentita. Il 6 novembre scorso le autorità di un paese dell'Unione, la Grecia, hanno fermato e poi bruscamente accompagnato fuori dai propri confini, senza fornire alcuna spiegazione, quattro avvocati italiani. Quattro cittadini comunitari che erano entrati legalmente dalla Macedonia del Nord e che si trovavano a Idomeni, nei pressi della frontiera, per studiare i sistemi nazionali di asilo lungo la rotta balcanica.
Un comportamento, quello dei poliziotti greci e degli agenti di Frontex, incomprensibile. E che ha spinto gli avvocati a denunciare quanto successo al governo italiano, alla Commissione europea e, appunto, a Frontex, l'Agenzia della guardia di frontiera e costiera europea.
L'Europa che respinge gli europei. Tra le migliaia di storie che compongono l'articolato racconto del fenomeno dell'immigrazione contemporanea, questa non si era ancora sentita. Il 6 novembre scorso le autorità di un paese dell'Unione, la Grecia, hanno fermato e poi bruscamente accompagnato fuori dai propri confini, senza fornire alcuna spiegazione, quattro avvocati italiani. Quattro cittadini comunitari che erano entrati legalmente dalla Macedonia del Nord e che si trovavano a Idomeni, nei pressi della frontiera, per studiare i sistemi nazionali di asilo lungo la rotta balcanica.
Un comportamento, quello dei poliziotti greci e degli agenti di Frontex, incomprensibile. E che ha spinto gli avvocati a denunciare quanto successo al governo italiano, alla Commissione europea e, appunto, a Frontex, l'Agenzia della guardia di frontiera e costiera europea.
Il sopralluogo del 6 novembre
I fatti li racconta a Repubblica l'operatrice legale Erminia Rizzi, che faceva parte della delegazione inviata dall'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) a fare un sopralluogo sul confine greco-macedone.
Inizialmente arrivano e fanno base a Skopje, capitale Macedone. "La mattina del 6 novembre decidiamo di attraversare il confine sud ed entrare in Grecia per visitare Idomeni, dove fino a qualche anno fa c'era un enorme campo profughi. Prendiamo un taxi e superiamo il valico di Evzoni, dopo aver mostrato alla frontiera tutti i documenti richiesti: il passaporto, la carta di identità, il green pass e il Digital passenger locator form (il modulo che bisogna compilare per chi viaggia durante la pandemia, ndr)". Fin qui nessun problema. Del resto sono cittadini europei che entrano in un Paese europeo, attenendosi alle procedure previste per il Covid.
"Quando siamo arrivati nei pressi dei binari della stazione di Idomeni si avvicina un agente di Frontex che ci chiede il passaporto e i motivi della nostra presenza. Glieli mostriamo. Nel mentre compare un poliziotto greco, agitato, che urla con tono intimidatorio. Ci accusa di essere entrati illegalmente nel suo Paese, non ci fa parlare e non ascolta quello che abbiamo da dire. Ci prende i documenti. In pochi istanti siamo circondati da altri agenti in uniforme. Sopraggiunge una camionetta blindata coi vetri oscurati e siamo costretti con la forza a salire. All'interno del veicolo vediamo un gruppo di migranti".
Nell'ufficio di polizia di Idomeni
Erminia Rizzi prosegue il suo racconto. "Ci portano in un ufficio di polizia a Idomeni, dove ci controllano nuovamente il passaporto. Gli agenti di Frontex rimangono all'esterno. Ripetiamo che siamo italiani ma non ci vogliono ascoltare. Dopo un'ora la stessa camionetta blindata, scortata da due auto dell'Agenzia europea, ci riaccompagna al valico di Evzoni. Il poliziotto greco che ci ha fermato consegna i nostri docuementi al doganiere macedone e a piedi siamo obbligati a uscire dai confini dell'Unione Europea e a tornare a Skopje".
Che li abbiano scambiati per migranti non è possibile, visto che avevano il passaporto italiano. "Posso solo fare ipotesi - dice Rizzi - forse volevano allontanarci da Idomeni perché lì hanno qualcosa da nascondere. Anche in questo caso, però, non capiamo il perché del respingimento in Macedonia. Non ci hanno dato spiegazioni e non ci hanno lasciato alcun foglio di fermo, tutto è avvenuto in via informale".
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La denuncia
Errore, atto dimostrativo, una procedura confusa: non si capisce. Sicuramente una circostanza insolita, su cui gli avvocati di Asgi pretendono chiarezza. Hanno scritto una lettera di denuncia inviata alla Farnesina, al Viminale, alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e a Frontex. "Denunciamo l'illegittimità del trattamento subito dai quattro avvocati, privati della libertà di movimento senza alcuna ragione, e l'accompagnamento coatto di cittadini europei da uno stato dell'Unione ad un paese terzo senza alcun provvedimento formale - si legge nella lettera - Quanto accaduto è esemplificativo delle prassi illegittime che caratterizzano i luoghi di frontiera e la tendenza repressiva delle autorità non solo nei confronti dei migranti ma anche di tutto coloro che agiscono in difesa dei loro diritti".