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Udine, "la famiglia non esiste senza matrimonio": è bufera sulla modifica allo statuto comunale

La votazione per il via libera il 29 novembre. Il consigliere leghista Enrico Andreucci Florio: "Nei fatti non cambierà nulla". L'opposizione: "Decisione discriminatoria"
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Senza matrimonio, a Udine, la famiglia non esiste. Non, quantomeno, nel senso che intende darle l'amministrazione comunale nel proprio Statuto, con la modifica dell'articolo 9 - quello relativo appunto alla "Tutela della famiglia" - che la maggioranza a trazione leghista ha discusso e approvato nel corso dell'ultimo consiglio comunale. Il via libera definitivo ancora non c'è, visto che il voto alla nuova formulazione dell'intero Statuto è stato rinviato alla seduta del 29 novembre e che per farla passare sarà necessaria una maggioranza qualificata, ma intanto quella sola aggiunta è bastata a scatenare un dibattito che, dalla sala municipale, è già rimbalzato negli ambienti della politica regionale e della società civile.

Il relatore leghista: "Non cambia nulla"

La proposta, a firma del consigliere relatore Enrico Andreucci Florio (Lega), è di riscrivere l'articolo ricalcando pari pari…

Senza matrimonio, a Udine, la famiglia non esiste. Non, quantomeno, nel senso che intende darle l'amministrazione comunale nel proprio Statuto, con la modifica dell'articolo 9 - quello relativo appunto alla "Tutela della famiglia" - che la maggioranza a trazione leghista ha discusso e approvato nel corso dell'ultimo consiglio comunale. Il via libera definitivo ancora non c'è, visto che il voto alla nuova formulazione dell'intero Statuto è stato rinviato alla seduta del 29 novembre e che per farla passare sarà necessaria una maggioranza qualificata, ma intanto quella sola aggiunta è bastata a scatenare un dibattito che, dalla sala municipale, è già rimbalzato negli ambienti della politica regionale e della società civile.

Il relatore leghista: "Non cambia nulla"

La proposta, a firma del consigliere relatore Enrico Andreucci Florio (Lega), è di riscrivere l'articolo ricalcando pari pari quanto dettato dalla Costituzione, che all'articolo 29 riconosce i diritti alla famiglia "come società naturale fondata sul matrimonio", per ribadirne poi "il riconoscimento, la tutela e la promozione" e garantirle gli "strumenti idonei ad agevolarne la tutela giuridica e sociale". Un'integrazione che è "dichiarazione di principio, ma non di esclusione - ha precisato il consigliere - e che, quindi, avrà riflessi effettivi nella comunità, perché tutto quello che è un diritto garantito attraverso le leggi, non sarà mai negato a nessuno". Come dire, insomma, che nei fatti non cambierà niente per chi, seppure non unito in matrimonio con il compagno o la compagna, vorrà chiedere per esempio la Carta o lo Stato di famiglia. 

L'opposizione: "Proposta discriminatoria"

Intanto, però, nei banchi dell'opposizione e non solo, la preoccupazione è alta. La minoranza di centrosinistra aveva tentato di resistere, presentando un emendamento che, di fatto, proponeva il ripristino della formulazione attuale, priva di definizioni di sorta. "Vi chiedo di essere aperti a una società che cambia e di approvare uno Statuto in grado di dare risposte a tutti, senza lasciare fuori qualcuno", aveva concluso Carlo Giacomello (Pd), nell'illustrarne il testo. "La Lega lavora solo per dividere, è incapace di rappresentare la comunità nella sua globalità. Questa decisione è fortemente discriminatoria ed è contraria alla sensibilità di Udine, città europea che ha storicamente sempre incluso. Siamo la città di Loris Fortuna", il commento di Federico Pirone (Progetto Innovare).

Da Trieste, è l'ex sindaco di Udine Furio Honsell, ora consigliere regionale di minoranza con la lista civica Open Sinistra Fvg, ad alimentare il dibattito, parlando di "strumentalizzazione ideologica". Anche perché, modifica o no, "le diverse misure di sostegno previste dalla legge non saranno toccate". Per "l'istituzione Comune" - spiega l'ex primo cittadino - , la famiglia è quella anagrafica, e quindi comprende sì le persone sposate, ma anche quelle unite da vincoli di altro tipo, quali le unioni civili, la parentela, l'affinità, l'adozione. Citare soltanto il nucleo familiare fondato sul matrimonio è un qualcosa che discrimina e che non può far altro che far sentire alcuni cittadini diversi".

Vida (Arcigay Friuli): "Un passo indietro della civiltà"

Per Luca Vida, presidente di Arcigay Friuli, "qualora questa modifica passasse, si tratterebbe di un ulteriore passo indietro, tanto da non credere di essere davvero in prossimità dell'anno 2022. È così assurdo - afferma - che ancora oggi si debba dibattere nei Palazzi sul concetto di famiglia. La società civile è, da sempre e al giorno d'oggi più che mai, rappresentata da formazioni familiari eterogenee, anche non fondate sul matrimonio: coppie conviventi (anche eterosessuali), famiglie con un genitore solo, famiglie omogenitoriali, nuclei di persone che decidono di vivere assieme assistendosi reciprocamente... tutte queste formazioni sociali possono paradossalmente rientrare nello stato di famiglia presso l'anagrafe comunale. Difficile - conclude - pensare che non vi siano motivazioni discriminatorie. Questa stessa giunta ha scelto, tra le primissime azioni dal suo insediamento, di far uscire la città di Udine dalla rete Ready, la Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere".