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Parmigiano Reggiano, lo spot nella bufera social: "Sfruttamento del lavoro". Il Consorzio: "Dispiaciuti, modificheremo campagna"

Polemiche sulla pubblicità girata dal regista Paolo Genovese. Nel mediometraggio un casario "al lavoro 365 giorni l'anno" che non ha mai visto "il mare, Parigi, la montagna". Il protagonista Stefano Fresi: "È solo marketing, facciamo solo il nostro lavoro, insulti inutili"
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Alla fine il Parmigiano è andato di traverso. Non lui, la forma perfetta, prodotto Dop, immancabile in tavola. Ma il suo ultimo spot, una mini puntata estratta dal mediometraggio Gli amigos firmata dal regista Paolo Genovese e prodotto da Akita film.

C'è un gruppo di amici, giovani, multiculturali, aspiranti masterchef in un ristorante stellato che dopo una notte in tenda si mette in viaggio in camper alle 5 di mattina verso la fabbrica del Parmigiano. Stefano Fresi, attore, guida e racconta i segreti nascosti dietro ogni scaglia.

E quali sono? Ad esempio c'è Renato, che gira il latte, addensa, separa, dà forma, "da quando aveva 18 anni fa questo tutte le mattine, 365 giorni l’anno".

L'attore Fresi: "Lo spot sul Parmigiano? Solo finzione, la lotta di classe non c'entra"

"Ma davvero lavori 365 giorni l'anno?" chiede una ragazza. Renatino, muto, annuisce. "Cio&egrav…

Alla fine il Parmigiano è andato di traverso. Non lui, la forma perfetta, prodotto Dop, immancabile in tavola. Ma il suo ultimo spot, una mini puntata estratta dal mediometraggio Gli amigos firmata dal regista Paolo Genovese e prodotto da Akita film.

C'è un gruppo di amici, giovani, multiculturali, aspiranti masterchef in un ristorante stellato che dopo una notte in tenda si mette in viaggio in camper alle 5 di mattina verso la fabbrica del Parmigiano. Stefano Fresi, attore, guida e racconta i segreti nascosti dietro ogni scaglia.

E quali sono? Ad esempio c'è Renato, che gira il latte, addensa, separa, dà forma, "da quando aveva 18 anni fa questo tutte le mattine, 365 giorni l’anno".

L'attore Fresi: "Lo spot sul Parmigiano? Solo finzione, la lotta di classe non c'entra"

"Ma davvero lavori 365 giorni l'anno?" chiede una ragazza. Renatino, muto, annuisce. "Cioè tu non hai mai visto il mare?" chiede un altro. Renatino scuote la testa: "No". "Parigi?". "No", scuote di nuovo la testa Renato, diventato Renatino. "Sciare?". "Neanche". "E sei felice?" chiede l'ultimo, titubante. "Sì" dice Renatino, con soddisfazione. "Renatino posso dirti una cosa? - dice uno degli amici - Sei un grande". "Sei il meglio".

L'orgoglio nazionale, però, e lo spot che vorrebbe anche far sorridere tra gag e battute, s'è scontrato con decine di commenti polemici. Pubblicato a metà settembre, dopo due mesi e mezzo di "stagionatura", è stato sommerso dalle polemiche: la pubblicità secondo molti utenti non farebbe altro che esaltare lo sfruttamento dei lavoratori.

Una bufera in seguito alla quale Carlo Mangini, direttore comunicazione, marketing e sviluppo commerciale del Consorzio Parmigiano Reggiano ha dichiarato: "Ci dispiace se la volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente, che non abbiamo avuto la sensibilità di rilevare e che, grazie al dibattito accesosi in rete, raccogliamo con grande rispetto. Questa la ragione che ci conduce a modificare lievemente la pianificazione della campagna, potendo intervenire sul quarto spot apportando alcune modifiche che accoglieranno quanto emerso".

Su Youtube, prima che i commenti fossero disabilitatti, si leggeva: "Ma Renatino se serve coglie pure il cotone nella piantagione? Grande Renatino!". Oppure: “Siamo arrivati alla glorificazione dello sfruttamento padronale. Spezzeremo le tue catene Renatino, ti salveremo dall’alienazione". E su Facebook: "La pubblicità è brutta. E se aveva altri messaggi da quelli che emergono in forma abbastanza imbarazzante, non li si evince". Oppure: "Renatino, un uomo adulto e robusto, che comunque si merita il suffisso -ino, lavora 365 giorni l'anno. Perché sarebbe "un grande"? Perché dovrebbe essere felice? In quale mondo perverso dovebbe essere poetico?". E ancora: “Felice di lavorare 365 giorni all’anno, felice di non avere interessi, felice di non avere riposi e ferie, ossia dei diritti costituzionalmente garantiti. Una pubblicità che veicola un messaggio molto pericoloso”.

Indignato anche lo scrittore e assessore municipale a Roma, Christian Raimo: "Tutto lo storytelling non mette mai al centro il lavoro e i lavoratori, e in una delle pochissime scene in cui lo fa, li lascia muti a esaltare una condizione di autosfruttamento. C'è stata - chiede - una riflessione con i sindacati e le Rsu per immaginare insieme questa pubblicità? Che ne pensano gli operai reali di sentirsi rappresentati come Renatino?". Alla raffica di post i responsabili social della comunicazione di Parmigiano Reggiano, prima di bannarlo, avevano deciso di rispondere: “Lo spot in questione ha un linguaggio cinematografico che ammette licenze per rafforzare messaggi e comunicazioni, in questo caso, l’intento è quello di sottolineare la grande passione e l’impegno di chi, ogni giorno, produce il Parmigiano Reggiano. Uno dei valori fondanti della produzione del Parmigiano Reggiano è la salvaguardia della comunità e il benessere di chi opera in questa filiera, quindi i diritti dei lavoratori sono assolutamente garantiti secondo le normative vigenti e senza eccezione alcuna”.

Il progetto del mediometraggio, in onda in tv oltre che online dal 18 settembre, era stato presentato dal presidente del Consorzio Nicola Bertinelli: "Abbiamo così tante storie da raccontare che la comunicazione tradizionale non ci basta più". Una operazione importante che complessivamente dovrebbe superare i 5 milioni di euro in Italia secondo il sito notizie specializzato in marketing Engage.it.

Ai commenti contro, molti dei quali pure ricchi di insulti, scomposti, censurabili, ha risposto con un video su Instagram anche Fresi, l'attore protagonista dello spot: "È solo finzione, è un messagggio pubblicaitario di cui ha bisogno lo sceneggiatore per magnificare il prodotto. Si può dire che l'opera sia bella o brutta ma non ne fate una lotta di classe, di politica, una battaglia di lavoro, di diritto dei lavoratori. Non è un documentario". A chi lo ha attaccato per aver partecipato allo spot Fresi ha aggiunto: "Non ci trovo niente di disonorevole. Dire che chi fa pubblicità è senza soldi o senza vergogna è come dirlo a Ferruccio Amendola, George Clooney, Harrison Ford, Charlize Theron: persone che hanno fatto solo il loro lavoro. Tutti i lavori sono fatti per avere uno stipendio e vivere".