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L’appello al ministro Bianchi: “No alla Maturità burletta”

Il sottosegretario leghista all'Istruzione Sasso si schiera per il ritorno alle prove tradizionali e striglia i genitori: "Troppo arrendevoli verso i figli"
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 "Sugli esami di maturità auspico fortemente che ci sia un ritorno alla normalità e alla serietà di una prova scritta che manca da due anni e la cui assenza penalizza proprio gli studenti". Lo scrive su Facebook il sottosegretario all'Istruzione  leghista Rossano Sasso.

"Al serio e probabile rischio di essere impopolare tra gli studenti e tra parenti e figli di amici, reagisco con quello che ritengo debba essere il denominatore comune di chi educa: pensare a ciò che è meglio per il loro bene e il loro futuro, non ad essergli amico a tutti i costi. Se a un timore o alla paura di un figlio un papà o una mamma reagissero assecondando quella paura, non farebbero l'interesse del figlio. Bisogna incoraggiare a vincerla quella paura, impegnandosi e sacrificandosi, rifiutando la facile scorciatoia del disimpegno. Il mondo di domani non ha bisogno di sdraiati, di disimpegnati. Prima il decisore politico, i genitori, gli insegnanti e gli intellettuali lo capiscono, meglio è. Se vogliamo essere davvero amici dei nostri studenti, educhiamoli all'impegno", dice Sasso.

 "Ho letto con attenzione le affermazioni di chi dal mondo degli "adulti", tra cui illustri docenti universitari, pedagogisti, associazioni di famiglie, sta lanciando un serio grido di allarme nei confronti degli studenti. Un grido che chiama direttamente in causa chi, dinanzi alle richieste di ogni genere da parte di ragazzi poco più che adolescenti, mostra spesso accondiscendenza se non vera e propria arrendevolezza", prosegue il sottosegretario leghista.

"In un periodo - ragiona - peraltro caratterizzato da movimenti più o meno spontanei di studenti che occupano le scuole (trascurando che dopo 2 anni di pandemia la didattica in presenza dovrebbe essere un qualcosa da difendere a denti stretti). Molti tra loro lamentano la mancanza di investimenti, ignorando i bandi del PNRR per 5 miliardi di euro partiti l'altro ieri, o insultano e attaccano i dirigenti scolastici in modo spesso pretestuoso. Ma al di là di queste rivendicazioni, figlie di una cultura di certa parte politica, quello che dovrebbe far riflettere tutti è il tentativo di delegittimazione dell'impegno".

"La nostra società, già permeata dal disimpegno creato dal mito del reddito di cittadinanza, sta appunto conoscendo un nuovo rischio generazionale, quello del disimpegno nell'istruzione e nella formazione. La scuola italiana in verità non è nuova al 6 politico o ai 18 presi nelle università occupate, con tutti i disastri che ne sono conseguiti. Accade sempre più di rado che uno studente venga bocciato: ormai il valore catartico dell'insuccesso si è perso a beneficio di una poco pedagogica pacca sulla spalla", dice ancora Rossano Sasso.


"Da qualche settimana gira una raccolta di firme on line che sembra essere stata catapultata nel presente direttamente dal 1968: abolizione della prova scritta agli esami di maturità. In pochi giorni decine di migliaia di firme, di commenti e la politica che timidamente pare essersi schierata al fianco degli studenti e di questo loro desiderio (capriccio). Una scelta autolesionista - secondo il sottosegretario all'Istruzione -, sia perché la prova scritta costituisce una occasione in più per farsi mettere un bel voto sia perché priverebbe i ragazzi di una adeguata preparazione, didattica e motivazionale: se so che mi cancellano lo scritto, perché dovrei esercitarmi nello scrivere? Già molti studenti scrivono poco e male, complice anche la digitalizzazione della comunicazione, se poi gli diciamo anche che non ci sarà più la prova scritta allora è la fine. Comprendo la presa di posizione degli accademici, che evidentemente già da tempo vedono giungere negli atenei matricole che non sanno scrivere, mentre stupisce la timidezza dei docenti delle scuole superiori e imbarazza quella della politica".

A favore del ripristino delle prove scritte, ecco la petizione al ministro Bianchi lanciata dal "Gruppo di Firenze" onde evitare che anche quest'anno si ripeta il cosiddetto "esame burletta".

"Nonostante i problemi causati dalla pandemia, per far svolgere gli scritti in sicurezza a fine anno molte aule sono libere per ospitare piccoli gruppi di candidati. E che l'esame debba essere una verifica seria e impegnativa è nell’interesse di tutti. In quello dei ragazzi – per cui deve costituire anche una porta di ingresso nell’età adulta – perché li spinge a esercitarsi e a studiare, anche affrontando quel tanto di ansia che conferma l’importanza di questo passaggio. Solo così potranno uscirne con soddisfazione". Così scrivono i firmatari, accademici, saggisti, critici, tra i quali Roberta De Monticelli, Elsa Fornero, Carlo Cottarelli, Adriano Prosperi, Gystavo Zagrebelsky, Giulio Ferroni, Anna Oliverio Ferraris.

"La scuola, che delle promozioni si assume la responsabilità, riacquisterebbe un po’ di quella credibilità che ha perso proprio scegliendo la via dell’indulgenza a compenso della sua frequente inadeguatezza nel formare culturalmente e umanamente le nuove generazioni. Non si tratta quindi solo della reintroduzione delle prove scritte, per molte ragioni indispensabile (insieme alla garanzia che non si copi e non si faccia copiare, come accade massicciamente ogni anno); ma di trasmettere agli studenti il messaggio di serietà e di autorevolezza che in fondo si aspettano da parte degli adulti".

 

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