Ravanusa, quelle case sulla frana. Nei documenti il presagio della catastrofe: "pericolosità molto alta"
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoUna parte di Ravanusa frana, da almeno venti anni. Con una condizione del suolo così compromessa che neppure un appalto milionario sembra riuscita a bonificare. E' presto per capire quanto la pessima condizione della collina su cui sorge pure via Trilussa, la strada delle quattro palazzine devastate, possa avere contribuito alla fuga di gas letale. Le condotte di metano del paese siciliano sono tra le più vecchie d'Italia, installate quasi 37 anni fa. Ma anche il terreno su cui poggiano è di grande fragilità, tanto da far ipotizzare che possa avere inciso sulla tenuta delle tubature.
I documenti che indicano la pericolosità di quell'area sono di esplicita mina…
Una parte di Ravanusa frana, da almeno venti anni. Con una condizione del suolo così compromessa che neppure un appalto milionario sembra riuscita a bonificare. E' presto per capire quanto la pessima condizione della collina su cui sorge pure via Trilussa, la strada delle quattro palazzine devastate, possa avere contribuito alla fuga di gas letale. Le condotte di metano del paese siciliano sono tra le più vecchie d'Italia, installate quasi 37 anni fa. Ma anche il terreno su cui poggiano è di grande fragilità, tanto da far ipotizzare che possa avere inciso sulla tenuta delle tubature.
I documenti che indicano la pericolosità di quell'area sono di esplicita minacciosità. Li riproduce proprio un progetto su carta intestata del Comune di Ravanusa, che porta le firme di ben sei ingegneri e due architetti, intitolato "Lavori di completamento del consolidamento della zona est dell'abitato".
A pagina 18 una mappa illustra la situazione dei dissesti: la zona di via Trilussa è a "franosità diffusa", con un colore rosso fuoco che avverte come la frana sia attiva. Alla pagina successiva, c'è la "carta della pericolosità e del rischio geomorfologico". Anche qui i colori sono netti: la zona dell'esplosione è a "pericolosità molto elevata" e a "livello di rischio molto elevato".
Che il centro franasse era ben chiaro al sindaco Carmelo D'Angelo. Nel giugno del 2018 è lui ad annunciare l'arrivo di sette milioni di euro per "il progetto ingegneristico più importante relativo agli interventi di consolidamento finalizzato a migliorare le condizioni di sicurezza e arrestare quindi lo scivolamento a valle del centro abitato". Il piano è semplice: bloccare il movimento del terreno con una paratia, una muraglia di pali profonda trenta metri piantata sotto quattro vie cittadine, una delle quali duecento metri a valle della strada della strage. Poi bisognava rifare la rete che raccoglie le acque piovane, impedendogli di disperdersi nel suolo. Quindi bonificare le infiltrazioni "dovute alle perdite per effetto del cattivo stato di conservazione dei sottoservizi fognari e idrici". Un'altra testimonianza di cosa nascondesse il ventre del paese.