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Pordenone, il prete no vax si pente e dalla quarantena si scusa coi suoi fedeli: "Chiedo perdono per i miei atteggiamenti ribelli"

Don Lelio non aveva espresso mai la propria contrarietà al vaccino e opinioni sull'emergenza sanitaria ma in paese circolavano voci sulle sue posizioni. Su Facebook scrive: "Sono costantemente seguito a livello medico, la ripresa è lenta, ma ritornerò più vivo e forte che mai"
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Da prete ribelle a malato pentito e, ora che il peggio è passato, anche sollevato per lo scampato pericolo. Don Lelio Grappasonno, classe 1952, dallo scorso settembre parroco di San Odorico, a Sacile, e Sant'Antonio Abate, a Nave di Fontanafredda (Pordenone), dove era nota la sua posizione no vax e il conseguente rifiuto del vaccino, ha deciso di confessarsi. Lo ha fatto sulla via della guarigione, dopo avere contratto il Covid ed essere rimasto isolato per un mese, attraverso una lettera a cuore aperto indirizzata alla propria comunità.

"Sento fortemente il desiderio di chiedere scusa e perdono per i miei atteggiamenti di ribellione e che involontariamente hanno danneggiato le relazioni con tante persone e di questo non sono fiero", ha ammesso. In chiesa, don Lelio non aveva esplicitato mai la propria contrarietà al vaccino e neppure formulato opinioni personali rispetto all'emergenza sanitaria. Erano state le chiacchiere di paese ad alimentare…

Da prete ribelle a malato pentito e, ora che il peggio è passato, anche sollevato per lo scampato pericolo. Don Lelio Grappasonno, classe 1952, dallo scorso settembre parroco di San Odorico, a Sacile, e Sant'Antonio Abate, a Nave di Fontanafredda (Pordenone), dove era nota la sua posizione no vax e il conseguente rifiuto del vaccino, ha deciso di confessarsi. Lo ha fatto sulla via della guarigione, dopo avere contratto il Covid ed essere rimasto isolato per un mese, attraverso una lettera a cuore aperto indirizzata alla propria comunità.

"Sento fortemente il desiderio di chiedere scusa e perdono per i miei atteggiamenti di ribellione e che involontariamente hanno danneggiato le relazioni con tante persone e di questo non sono fiero", ha ammesso. In chiesa, don Lelio non aveva esplicitato mai la propria contrarietà al vaccino e neppure formulato opinioni personali rispetto all'emergenza sanitaria. Erano state le chiacchiere di paese ad alimentare il sospetto di una sua resistenza agli inviti alla profilassi. Ora, con la lettera di Natale, è lui stesso a fare outing e a chiedere "di avere pazienza ancora, perché ho bisogno di un tempo congruo - spiega - per rimettere i pezzi al posto giusto e ritrovare l'equilibrio e l'armonia interiore".

Ed è sempre dalla quarantena che don Lelio scrive di avere vissuto "un tempo di prova che mi ha fatto constatare che dal male il Signore ricava sempre un bene maggiore". Che non sia stato un bel periodo lo si capisce anche dal tenore di alcuni messaggi pubblicati nei giorni di malattia attraverso i social. "Siete in tanti e ringrazio per il calore e il coraggio che mi profondete - aveva scritto in un post del 25 novembre sul profilo Facebook delle parrocchie - . Sento nel cuore la vostra preoccupazione (...). Questo cammino è faticoso e mi dà tanta stanchezza fisica. Sto affrontando con pazienza questo momentaccio, sono costantemente seguito a livello medico, la ripresa è lenta, ma ritornerò più vivo e forte che mai". E, sembra sottintendere, con una fede in più: quella nella scienza e nella medicina.