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Natale 2021, quest'anno si può stare insieme ma a tavola quanta diffidenza

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"Nei pranzi e nelle cene tutti si guarderanno come in un film di Sergio Leone, e intanto si chiederanno chi è più pericoloso, e perché hanno messo proprio quello zio seduto accanto a te"
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L'anno scorso a Natale non ci si poteva vedere né con tutta la famiglia né con gli amici. Quest'anno si può stare insieme, è il miglioramento che ci ha permesso la scienza, ma le cene e i pranzi saranno all'insegna del sospetto, del pentimento. Soprattutto, sarà un Natale pieno di diffidenza, di timore dei fratelli e dei cugini, e soprattutto dei figli degli altri, e alla fine anche dei propri. In cui quando si avvicina l'ora di andare a casa dei parenti, ti chiedi chi te lo ha fatto fare, e pensi solo che non vedi l'ora che finisca tutto. Quindi fin da quando entri, ti guardi intorno, e capisci che non sai chi è vaccinato, e con quante dosi; quale bambino ha l'età del vaccino e quale altro no; e quei genitori che idee avranno, lo avranno vaccinato?

L'anno scorso a Natale non ci si poteva vedere né con tutta la famiglia né con gli amici. Quest'anno si può stare insieme, è il miglioramento che ci ha permesso la scienza, ma le cene e i pranzi saranno all'insegna del sospetto, del pentimento. Soprattutto, sarà un Natale pieno di diffidenza, di timore dei fratelli e dei cugini, e soprattutto dei figli degli altri, e alla fine anche dei propri. In cui quando si avvicina l'ora di andare a casa dei parenti, ti chiedi chi te lo ha fatto fare, e pensi solo che non vedi l'ora che finisca tutto. Quindi fin da quando entri, ti guardi intorno, e capisci che non sai chi è vaccinato, e con quante dosi; quale bambino ha l'età del vaccino e quale altro no; e quei genitori che idee avranno, lo avranno vaccinato?

La verità è che da quando c'è il Covid non vuoi più davvero bene a nessuno, cerchi solo di salvaguardare te stesso; speri che i tuoi figli siano dei solitari che se ne stanno chiusi in camera tutta la vita a giocare alla playstation. Ma tutto questo è incoerente: stanno chiusi in camera di pomeriggio, ma la mattina stanno in una classe insieme ad altri venti e cantano a squarciagola le canzoncine di Natale. E proprio adesso che c'è la tregua dalla scuola di venti giorni, li passate andando da una casa all'altra a fare tombole contaminate in cui ci sono in palio soldi contaminati.

Tutti andremo a festeggiare il Natale dicendo: ma non è che stiamo facendo una cazzata? Tutti sulla porta prima ci mostreranno il pugno chiuso per salutarci, poi ci diranno vabbè ma diamoci almeno la mano, e poi ci abbracceranno dicendo avevo troppa voglia di abbracciarti: quasi tutta la strategia di questi mesi, dai vaccini in poi, è incostante. Diciamo di non voler andare a cenare da una coppia di amici, ma poi come fai a saltare il compleanno di quell'altro, dove ci sono settanta invitati? Un giorno siamo rigorosi, un altro fatalisti. Diciamo: dovremmo restare chiusi in casa, e poi diciamo: possiamo mai di nuovo chiuderci in casa?

A tavola, a Natale, tutti si guarderanno come in un film di Sergio Leone, e intanto si chiederanno chi è più pericoloso, e perché hanno messo proprio quello zio seduto accanto a te. Tutti osserveranno le posate di tutti, se qualcuno azzarda di infilare la propria forchetta nel piatto comune. Tutti faranno una classifica di quante goccioline di saliva espelle il vicino di posto mentre ti racconta quanto eri buono quando eri piccolo. Ognuno sembrerà raffreddato e gli diremo, come se fossimo preoccupati per lui ma in realtà lo siamo per noi: ma c'hai la voce un po' nasale. E ognuno crederà, da quel momento, di essere raffreddato; e da quando comincia a crederlo, lo sarà davvero. È come quel pizzico alla gola che viene immediatamente quando ti dicono che qualcuno che hai visto negli ultimi giorni ha un amico il cui collega è positivo.

Però c'è da dire questo: il Covid è più coerente di te, perché alcune variabili dell'umore del pranzo di Natale sono molto simili a quando la pandemia non c'era. Per esempio con i polemici e i bambini piccoli, sospettati No Vax i primi e untori i secondi, ci rompeva le palle starci insieme già prima. Per motivi diversi, certo, ma la sostanza è la stessa, è solo diventata più acclarata, e forse finalmente si può sbottare senza far finta di accarezzare i bambini piccolissimi che stanno distruggendo la casa e che chiedono ininterrottamente quando arriva Babbo Natale. Ma l'altro grande problema del Natale è l'educazione - che in realtà è una mancanza di coraggio; più la gente è vigliacca, più è educata. Anche perché più i legami familiari sono stretti, più si è permalosi. Alcuni peccano di educazione eccessiva quando il cugino chiama e dice: siamo probabilmente positivi tutti e quattro, ma il risultato del molecolare arriva solo domattina, è un problema se veniamo?, dillo sinceramente. Non è un problema se vengono, non è solo questo, è un problema per l'intera umanità, bisognerebbe murare la loro porta. Ma per educazione si risponde: ma figurati, non c'è problema, stiamo un po' più attenti. Qualcuno propone: teniamo le mascherine, le togliamo solo mentre mangiamo. Solo che si mangia per quattro ore. I più meticolosi tengono la mascherina appesa sotto il mento, e credono che sia un segno di assennatezza.

E poi non si può nemmeno chiedere: quanti anni ha adesso?, indicando il bambino che sta tirando giù tutti i piatti dalla credenza indicando i cocci ed esclamando raggiante: rotto! - che subito i genitori pensano: vuoi dire che è pericoloso? Mi stai chiedendo se l'ho vaccinato? Non vedi invece quanto è intelligente che associa la parola rotto a un piatto rotto? La questione dell'educazione parte da questo: non si può chiedere se qualcuno è vaccinato; se lo è, lo offendi a morte; se non lo è, ti attacca un monologo già rodato su alcune notizie che danno solo a lui che rivelano il significato vero di questo virus, e del perché poi non è un virus, e cosa ci stanno facendo senza che voi lo avete capito - e intanto tu lo guardi con un sorriso di circostanza, arretri piano piano, prendi con te i tuoi figli e sparisci per sempre. Ma non si sa se sparisci perché hai paura di quelli che non si vaccinano o perché non ce la fai ad ascoltare monologhi di due ore, a prescindere dal contenuto.

Per tutto il tempo del pranzo di Natale l'argomento unico sarà il Covid, con lamentele e ipotesi fantascientifiche, intervallate di continuo dalla seguente frase: dài, basta parlare di Covid. E tutti risponderanno: sì, è vero, basta, parliamo d'altro; e qualcuno si rivolgerà a un bambino per cambiare discorso: tu che classe fai? E il bambino risponderà in modo insensato: sono in Dad. E si ricomincerà. E tutti intanto pensano: perché è in Dad? Quanto è un pericolo per noi quello che ha appena affermato? Subito, qualcuno si sposta alla finestra, la spalanca e mangia e conversa da là. È il primo che si ammalerà, ma non di Covid, però di una bronchite ostinata che crederà Covid.

Il pranzo di Natale sarà una lunga strategia travestita da curiosità per capire se le persone che stanno a tavola con te conducono una vita pericolosa. E quando lo hai capito, ormai è troppo tardi, siete già arrivati al panettone.