La longa mano di Putin sull'Interpol: "Strumentale nella caccia ai dissidenti"
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonL'Interpol come longa manus del Cremlino. Da cinque anni ong e governi hanno cominciato a guardare con sospetto all'attivismo di Mosca nel sostenere la rete delle polizie senza confini, un interesse così forte da avere portato persino a designare un candidato russo alla presidenza. Più che la riscoperta della collaborazione nella lotta al crimine, infatti, Putin ha utilizzato il coordinamento dei cacciatori di latitanti per perseguitare i suoi oppositori ovunque. Il meccanismo è semplice: basta che un magistrato russo emetta un mandato di cattura, ipotizzando frodi più o meno verosimili, e lo inserisca nel database dell'Interpol, per fare terra bruciata intorno al dissidente. In questo modo il bersaglio designato sarà arrestato alla prima frontiera, nel primo albergo o controllo stradale. E questo avverrà ovunque, in Europa e persino negli Stati Uniti.
L'Interpol come longa manus del Cremlino. Da cinque anni ong e governi hanno cominciato a guardare con sospetto all'attivismo di Mosca nel sostenere la rete delle polizie senza confini, un interesse così forte da avere portato persino a designare un candidato russo alla presidenza. Più che la riscoperta della collaborazione nella lotta al crimine, infatti, Putin ha utilizzato il coordinamento dei cacciatori di latitanti per perseguitare i suoi oppositori ovunque. Il meccanismo è semplice: basta che un magistrato russo emetta un mandato di cattura, ipotizzando frodi più o meno verosimili, e lo inserisca nel database dell'Interpol, per fare terra bruciata intorno al dissidente. In questo modo il bersaglio designato sarà arrestato alla prima frontiera, nel primo albergo o controllo stradale. E questo avverrà ovunque, in Europa e persino negli Stati Uniti.
Usato nella diaspora cecena
Negli ultimi anni questo strumento è stato utilizzato soprattutto per colpire la diaspora cecena, mescolando nella lista dei catturandi i boss della mafia caucasica, le figure incriminate per terrorismo e anche una ventina di intellettuali e dì esponenti politici che avevano contestato il regime dell'alleato di Putin a Grozny, Ramzan Kadyrov.
"L'Interpol appare come strumentale nella caccia ai dissidenti", ha denunciato Alex Obolenets, un avvocato che assiste i rifugiati russi in Israele. Il legale è riuscito a dimostrare come le accuse contro il suo cliente Pavel Okruzhko siano scaturite dal suo impegno contro il Cremlino e bloccare così l'arresto da parte dell'Interpol.
Il caso do Alexey Kharis
Il Guardian ha ricostruito la vicenda di Alexey Kharis, un imprenditore che aveva denunciato pubblicamente la corruzione dei ministeri russi e poi si era trasferito in California. I magistrati di Vladivostok hanno aperto un procedimento contro di lui, ottenendo che l'Interpol ne disponesse l'arresto negli Usa. Kharis è rimasto in cella per 15 mesi prima di provare che gli indizi contro di lui erano assolutamente infondati. Il database della rete di polizia è sterminato: contiene "red notice" - gli avvisi che indicano le persone da arrestare - su oltre 60 mila nomi: soltanto nel 2020 ne sono stati inseriti più di 11 mila. Alcuni casi sono clamorosi: Petr Silaev, leader ecologista russo, è stato incriminato con l'accusa di vandalismo per una manifestazione in difesa dei boschi e inserito tra i ricercati. Ma anche Pechino e Ankara hanno compreso i vantaggi offerti dal sistema per stanare ovunque i rivali politici. E persino la Siria del despota Assad, protagonista della brutale repressione e della guerra civile, è tornata a far parte dell'Interpol e può sfruttarla per colpire gli esuli.