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Bonus psicologo, il governo boccia l'emendamento. Scattano petizioni e proteste

Aumentano le richieste di aiuto di chi avrebbe bisogno di un sostegno per la salute mentale ma non può permetterselo. Starace (Siep): "Servono però investimenti strutturali nel pubblico: l'Italia è fanalino di coda per fondi e personale". La Regione Lazio intanto stanzia un fondo da 2,5 milioni
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Syria si è tagliuzzata le braccia con una lametta, Francesca non mangia più, Anna lavorava in un ristorante e una volta chiuso non esce più di casa, Giuseppe ha avuto attacchi di panico per mesi, Daniele affoga nell'angoscia, Adele nell'alcol, Margherita entra ed esce dalla sua depressione cercando di restare aggrappata alla vita, Maurizio dal letto, Valentina dalle relazioni tossiche.

Uno studio di Lancet, pubblicato 4 mesi fa, ha raccontato che i casi di depressione sono aumentati del 28%, quelli di ansia del 26%. E tra i più colpiti ci sono i ragazzi, gli adolescenti, gli under 24. E le donne.

Colpa, anche, del Covid, dell'isolamento, della limitazione delle attività, delle scuole chiuse, dell'ipocondria generate dalle curve, dai contagi, dalle varianti, dal mondo nuovo, colpa della crisi economica, della stanchezza da pandemia davanti a un virus che non si stanca mai. E così sono aumentati il panico, l'anoressia, i te…

Syria si è tagliuzzata le braccia con una lametta, Francesca non mangia più, Anna lavorava in un ristorante e una volta chiuso non esce più di casa, Giuseppe ha avuto attacchi di panico per mesi, Daniele affoga nell'angoscia, Adele nell'alcol, Margherita entra ed esce dalla sua depressione cercando di restare aggrappata alla vita, Maurizio dal letto, Valentina dalle relazioni tossiche.

Uno studio di Lancet, pubblicato 4 mesi fa, ha raccontato che i casi di depressione sono aumentati del 28%, quelli di ansia del 26%. E tra i più colpiti ci sono i ragazzi, gli adolescenti, gli under 24. E le donne.

Colpa, anche, del Covid, dell'isolamento, della limitazione delle attività, delle scuole chiuse, dell'ipocondria generate dalle curve, dai contagi, dalle varianti, dal mondo nuovo, colpa della crisi economica, della stanchezza da pandemia davanti a un virus che non si stanca mai. E così sono aumentati il panico, l'anoressia, i tentati suicidi, gli episodi autolesionistici, le dipendenze, l'angoscia, lo smarrimento, le difficoltà relazionali, le paure, e sono calati la fiducia, i legami, le reti, l'autostima, gli aiuti.

Bisogna conoscere tutto questo e contare i 670 giorni passati da quando è stata dichiarata l'emergenza sanitaria mondiale per capire la pioggia di proteste, petizioni, appelli, iniziative, voci di esperti, di pazienti, di influencer e artisti che si sono abbattuti contro la rinuncia del governo al "bonus psicologo", diventato pure un hashtag di tendenza. L'emendamento, presentato da alcuni senatori del Partito democratico, aveva raccolto il supporto di tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione. Si trattava di un aiuto di 50 mila euro totali per andare incontro economicamente alle persone che decidono di rivolgersi a uno psicologo, a uno psicanalista, a uno psichiatra, a uno psicoterapeuta. L'ultimo giorno dell'anno l'emendamento è stato respinto. Niente "bonus salute mentale". Hanno resistito invece, si ironizza, quello sui rubinetti e sulle zanzariere.

La petizione

Così è nata una petizione che ha raccolto più di 200 mila firme. Si chiedono due bonus: uno iniziale da 150 euro una tantum slegato dall'Isee. E uno più consistente e progressivo: 1600 euro annui per Isee fino a 15 mila euro, 800 euro annui per Isee tra 15 mila e 50 mila euro, 400 euro annui per Isee tra 50 mila e 90 mila euro. A supporto della richiesta si citano dati dell'Istituto Piepoli: il gruppo di specialisti intervistati ha dichiarato che nel 2021 il 27,5% dei loro pazienti non ha potuto intraprendere la terapia per ragioni economiche, il 21% è stato costretto a interromperlo.

Il bonus non avrebbe risolto la carenza strutturale, ma secondo la presidente dell'Ordine degli psicologi lombardi Laura Parolin "avrebbe garantito un'equità nell'accesso ai servizi", sfidando lo stigma che chiedere aiuto sia "da sfigati", "da matti" e il presupposto, prosegue Parolin, che sia "un bene di lusso ad appannaggio di alcuni".

Le città si organizzano

E così il municipio 9 di Milano, tra i più giovani e popolosi, ha deciso di istituire comunque in proprio un bonus per i ragazzi tra 10 e 25 anni: una card per i primi incontri con gli psicoterapeuti di zona. La Regione Lazio, notizia di queste ore annunciata dal presidente Nicola Zingaretti, istituirà un fondo dedicato in primis ai giovani e alle fasce più fragili: 2,5 milioni di euro attraverso voucher da utilizzare nelle strutture pubbliche coinvolgendo la rete di psicologi e psichiatri. Qui, racconta uno studio condotto dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù i tentativi di suicidio e autolesionismo marcato sono aumentati del 30% durante la seconda ondata. Le ospedalizzazioni per tentativi o idee di suicidio sono passare dal 17% nel gennaio 2020 al 45% del totale un anno dopo. Solo per l'anoressia c'è stato un boom del +28% di richieste di aiuto.

Un'esigenza immediata e pressante

La speranza della petizione nazionale è invece di riuscire a inserire il bonus nel decreto milleproroghe. L'obiettivo, si legge nella petizione, è "andare incontro a un'esigenza immediata e pressante", dare "una risposta di civiltà rispetto ai tantissimi che si rivolgono ai professionisti nel silenzio e nell'assenza di qualsiasi tipo di sostegno", pur non ponendosi come "un investimento sostitutivo rispetto al servizio pubblico, che pure andrebbe potenziato".

Già perché, al di là dei bonus una tantum che vanno ai privati, di questo bisognerebbe ragionare: oggi la media nazionale dello stanziamento per la salute mentale rispetto al budget destinato alla sanità è del 3,5%. L'Italia è fanalino di coda.

E, secondo il presidente dell'Ordine nazionale degli psicologi, David Lazzari, su 10 persone che cercano aiuto, solo 2 finiscono nel circuito pubblico mentre 8 devono rivolgersi ai privati.  

I pazienti seguiti in questo momento dal dipartimento di Salute mentale sono più di 800 mila. E gli psicologi che vi lavorano solo 2 mila. Pochissimi. Non solo: perché secondo l'Istat ci sono 3 milioni di persone che avrebbero necessità di un aiuto: molte sono seguite dal medico di medicina generale, alcune non vengono prese in carico, altre non si rivolgono a nessuno perché non vogliono o non possono.

La pandemia ha evidenziato le carenze strutturali

"La pandemia - spiega Fabrizio Starace, presidente della Società di epidemiologia psichiatrica - ha determinato un incremento del malessere psichico, dei sintomi ansiosi, depressivi, comportamentali e particolarmente esposti sono i giovani e gli adolescenti. Certo è anche che il sistema complessivo della salute mentale sia in grave difficoltà tanto che la Siep ha stimato che se dovessimo applicare tutte le linee guida saremmo in grado di affrontare in maniera appropriata poco più del 50% dei disturbi psicologici e psichiatrici che abbiamo di fronte. Per questo sono convinto che occorra rafforzare i servizi per la salute mentale con interventi di sistema e non con un approccio parcellare. Anche perché l'intervento psicoterapico non va stigmatizzato ma nemmeno banalizzato: è un intervento sanitario a tutti gli effetti".

Più che di bonus, insomma, secondo Starace, bisogna prendersi cura della rete dei servizi per tutti. "Va dato atto al governo che in Finanziaria sono state approvate una serie di misure per offrire maggiore assistenza alle persone, come i 74 milioni destinati ai disturbi alimentari, al fondo per l'autismo, al sevizio di psicologia scolastica o al contrasto al cyber bullismo. Ma resta ancora molto da fare", continua Starace, convinto che una soluzione sia quella di "adottare le stesse modalità già utilizzate per l'abbattimento delle liste di attesa: investire risorse per le persone per cui si rende necessario un intervento psico-terapico e se il bisogno non viene soddisfatto entro 15-30 giorni dal pubblico, allora è pienamente giustificato l'accesso a esperti esterni qualificati". In questo modo "i professionisti - prosegue Starace, consigliere anche dell'Associazione Luca Coscioni - non vengono pagati dal singolo ma a conclusione del ciclo, presentano la loro richiesta di onorario al servizio sanitario che con i fondi a disposizione provvede a pagarli".