Italiani secondi sul podio dei migliori ricercatori d'Europa
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA – Gli italiani sono i secondi ricercatori d’Europa, dietro ai tedeschi. Lo certificano, e ne consolidano la fama scientifica, i nuovi premi Starting Erc, riconoscimenti europei alla ricerca consegnati dall'European Research Council in questo avvio di 2022 (sui risultati del 2021), dopo che il precedente round si era consumato a settembre 2020.
Il Covid ha cambiato anche i tempi di questo appuntamento riconosciuto. Ecco, gli italiani che frequentano le scienze (dure e tenere) restano ottimi ricercatori e, come nel 2020, siamo secondi dietro la Germania. Quest’anno, tuttavia, meritiamo 58 premi Erc, otto in più del 2020. E la quota parte rispetto ai 397 ricercatori europei raggiunti da un "grant" cresce ancora: passiamo dall’11,5 per cento del totale al 15 per cento. Un premio ogni sette va a un connazionale.
ROMA – Gli italiani sono i secondi ricercatori d’Europa, dietro ai tedeschi. Lo certificano, e ne consolidano la fama scientifica, i nuovi premi Starting Erc, riconoscimenti europei alla ricerca consegnati dall'European Research Council in questo avvio di 2022 (sui risultati del 2021), dopo che il precedente round si era consumato a settembre 2020.
Il Covid ha cambiato anche i tempi di questo appuntamento riconosciuto. Ecco, gli italiani che frequentano le scienze (dure e tenere) restano ottimi ricercatori e, come nel 2020, siamo secondi dietro la Germania. Quest’anno, tuttavia, meritiamo 58 premi Erc, otto in più del 2020. E la quota parte rispetto ai 397 ricercatori europei raggiunti da un "grant" cresce ancora: passiamo dall’11,5 per cento del totale al 15 per cento. Un premio ogni sette va a un connazionale.
Questi Starting Erc, selezione dei ricercatori più giovani (devono aver finito il dottorato in un periodo compreso tra i due e i sette anni), assegnano al vincitore una cifra tra 1,5 e 2,5 milioni di euro. La Germania è ancora il locomotore della ricerca europea con 67 riconoscimenti, nove in più dell’Italia. Seguono la Francia con 44, l’Olanda con 27, la Spagna con 25, Israele con 21.
L’Italia cresce in valore assoluto anche rispetto al risultato dell’anno scorso, durante il quale era stato recuperato un brutto 2019. Meglio, crescono i ricercatori di nazionalità italiana. Perché poi si passa alla seconda tabella, e lì si scopre la fragilità del nostro sistema scientifico. Se si considera il Paese che ospita la ricerca, ovvero le università e gli enti di ricerca ospitanti, l’Italia passa dal secondo al quinto posto (a pari merito con la Svizzera). E sì, è cosa nota, la gran parte delle ricerche i nostri talenti le vanno a fare in centri stranieri. Un po’ dipende dalla naturale propensione allo spostamento di chi lavora in questo alveo, un po’ dipende dal fatto che l’Italia non è così attrattiva sul piano scientifico e in alcuni casi è respingente.
In un’analisi realizzata sui premi tra il 2007, anno di fondazione, e il 2013 si conferma che i tedeschi e gli italiani prendono il maggior numero di riconoscimenti, con la particolarità della migrazione dei cervelli dal nostro Paese.
Dei ventotto premi europei assegnati a università e centri scientifici italiani, quattro li ha vinti l’Ateneo di Padova, che così arriva a quota cinquanta nella sua storia. Tre riconoscimenti sono per la Statale di Milano. Due alle università di Bologna, Firenze, Pavia, Ca’ Foscari di Venezia, Sapienza di Roma, quindi la Bocconi di Milano. Un "grant" alla Normale di Pisa, a Perugia, il Politecnico di Bari, l’Università di Genova, ancora Modena-Reggio Emilia, la Federico II di Napoli, l’Istituto italiano di tecnologia (Iit), Human Technopole e l'Humanitas.
La rettrice dell'Università di Padova, Daniela Mapelli, commenta: "Le tre ricercatrici e il ricercatore che hanno ottenuto l’Erc Starting Grants ci restituiscono ancora una volta l’altissima qualità della ricerca che si svolge nel nostro ateneo. E mai come ora, nel combattere la pandemia, l’importanza della ricerca è sotto gli occhi di tutti. Proprio nell’anno in cui celebriamo la nostra storia, ovvero le conquiste ottenute da donne e uomini nel corso di questi otto secoli, è fondamentale l’attenzione al futuro. Siamo riusciti ad intercettare finanziamenti in ognuno dei tre ambiti previsti dal bando Erc: l’interdisciplinarietà è uno dei maggiori punti di forza di un ateneo".
L'Università (privata) Bocconi segnala come i due premi del 2021, che portano a quarantatré i riconoscimenti dal 2007 ad oggi, siano andati a Mara Squicciarini e Botond Szabo per due progetti di Storiografia quantitativa e Statistica. “La trasformazione digitale è il filo rosso che tiene insieme i tre progetti e li lega all’evoluzione della nostra Università”, afferma il rettore Gianmario Verona. “Le scelte dell’European Research Council confermano la rilevanza dei temi legati a big data e computer science, ai quali la Bocconi ha deciso di dedicare, dalla prossima primavera, un nuovo Dipartimento di Computing Sciences".
Il chimico Daniele Cortecchia, invece è il vincitore per conto dell’Iit, sede di Milano. E' stato premiato per le ricerche sui nuovi materiali fotoluminescenti.
La ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, ha commentato: “I risultati della selezione degli Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca ci restituiscono una fotografia in chiaro-scuro. Il fatto che quasi il 15 per cento dei vincitori sia italiano conferma la grande capacità dei nostri ricercatori, la loro determinazione, la loro capacità di immaginare e proporre progetti di assoluta qualità e innovazione nell’interesse dell’intera società. E questo è un risultato nel quale il metodo, i percorsi di studio offerti dall’università italiana hanno di certo un loro positivo peso. Il fatto che solo il 7 per cento di questi progetti verrà attuato in strutture in Italia, invece, ci deve indurre a investire sui giovani e sulle loro carriere in maniera determinata e urgente. Sono molti i provvedimenti che abbiamo avviato in questi mesi. Abbiamo istituito il nuovo Fondo italiano per la scienza, con risorse nazionali, per promuovere lo sviluppo della ricerca fondamentale, finanziando – sul modello Erc – progetti condotti da ricercatori emergenti con 1 milione di euro a testa e da ricercatori affermati con 1,5 milioni di euro a progetto con il vincolo che la proposta progettuale deve poi essere svolta in atenei, enti di ricerca, accademie di belle arti, conservatori, Irccs italiani. Nella Legge di bilancio è stato previsto che parte dell’incremento costante negli anni del Fondo per il finanziamento ordinario delle università sia destinato alle chiamate dirette dall’estero, mentre è in discussione in Parlamento il disegno di legge in materia di reclutamento, diritti e stato giuridico dei ricercatori universitari e dei dottori di ricerca per dare percorsi e tempi certi a questo tipo di carriera in Italia. Ci sono, ancora, 600 milioni di euro per sostenere le attività di ricerca di 2.000 giovani ricercatori – sul modello dei bandi Erc, Marie Skodowska-Curie e Seal of Excellence – per consentire loro di maturare una prima esperienza di responsabilità. O come i bandi per 1,58 milioni per il rafforzamento e la creazione di Infrastrutture di ricerca e per la realizzazione o l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche di innovazione”.