Scontro tra toghe, Albamonte: "Legittima la conferma dei vertici della Cassazione da parte del Csm"
di Liana MilellaROMA - Curzio e Cassano riconfermati ai vertici della Cassazione ? “Una decisione perfettamente legittima, nonché opportuna”. Nessuna forzatura dunque? “Sicuramente no da parte del Csm, mentre lo stesso non si può dire per il Consiglio di Stato”. Vede un conflitto d’interesse per chi ha steso la sentenza? “Sicuramente è un inestetismo che si poteva evitare”. Sul tentativo di azzerare i vertici della magistratura parla con Repubblica Eugenio Albamonte, segretario di Area, la corrente di sinistra delle toghe, nonché pm a Roma, ex presidente dell’Anm, ma anche per cinque magistrato segretario del Csm.
Il Csm riconferma Curzio e Cassano. Ma in commissione in due si astengono, Ciambellini e Ardita. Mossa giusta o eccessiva?
“È perfettamente legittimo e assolutamente opportuno che il Csm abbia messo mano con tempestività alla vicenda e abbia rinnovato la nomina dei du…
ROMA - Curzio e Cassano riconfermati ai vertici della Cassazione ? “Una decisione perfettamente legittima, nonché opportuna”. Nessuna forzatura dunque? “Sicuramente no da parte del Csm, mentre lo stesso non si può dire per il Consiglio di Stato”. Vede un conflitto d’interesse per chi ha steso la sentenza? “Sicuramente è un inestetismo che si poteva evitare”. Sul tentativo di azzerare i vertici della magistratura parla con Repubblica Eugenio Albamonte, segretario di Area, la corrente di sinistra delle toghe, nonché pm a Roma, ex presidente dell’Anm, ma anche per cinque magistrato segretario del Csm.
Il Csm riconferma Curzio e Cassano. Ma in commissione in due si astengono, Ciambellini e Ardita. Mossa giusta o eccessiva?
“È perfettamente legittimo e assolutamente opportuno che il Csm abbia messo mano con tempestività alla vicenda e abbia rinnovato la nomina dei due vertici della Cassazione. Chi sostiene cose diverse vuole solo demolire il ruolo del Consiglio e avallare un trasferimento dei suoi poteri in capo al Consiglio di Stato. Spiace che non tutti i consiglieri superiori abbiano sostenuto questa delibera che meritava invece una condivisione unanime senza distinzioni speciose”.
Però una rinomina ad horas non c’era mai stata nella storia del Csm…
“Neppure un simultaneo annullamento delle delibere di nomina dei due vertici della magistratura. E per giunta alla vigilia dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Qui accade che il Cds, anziché valutare volta per volta la legittimità della singola delibera, sta invece introducendo un meccanismo di carriera adatto forse alle gerarchie militari, ma non certo a organi giudiziari”.
Lei vede un’interpretazione formalistica al punto che una nomina potrebbe essere decisa da un algoritmo?
“Per noi magistrati ordinari, a differenza di quelli amministrativi, è stato abolito il criterio dell’anzianità cosiddetta “senza demerito”. Attraverso la sua giurisprudenza, invece, il Cds sta costruendo un percorso per cui bisogna passare necessariamente da un incarico più piccolo a uno più importante. E chi ha rivestito un ruolo superiore deve per forza prevalere nelle nomine rispetto a chi non l’ha avuto, a prescindere dal merito e dal modo in cui ha svolto l’incarico”.
Lei parla, appunto, di un criterio formale e meccanico che di fatto cancella ogni possibilità di valutazione non solo della carriera, ma anche della personalità di chi chiede un incarico.
“Ma c’è di più. Quello che sta avvenendo è il trasferimento del luogo della decisione dal Csm al Cds. E in questo vedo, in prospettiva, un pericolo per la stessa autonomia e indipendenza della magistratura”.
Alla sua grave affermazione le risponderanno che solo in questo modo si battono il correntismo e la scelte clientelari.
“Il Csm, nonostante le sue cadute, continua a garantire che le nomine siano indipendenti da condizionamenti esterni da parte di chicchessia. E quando questi sono emersi, come nel caso dell’hotel Champagne, la risposta è stata immediata, con dimissioni e processi disciplinari. Non si può dire altrettanto per le decisioni del Cds che vengono prese nel segreto di una camera di consiglio e che, andando avanti così, potrebbero ridisegnare l’intera geografia giudiziaria del nostro Paese”.
Che fa? Non si fida dei consiglieri di Stato?
“Quello che dicono sempre ai magistrati ordinari è che non solo bisogna essere, ma anche apparire imparziali. E che i rapporti troppo stretti con la politica rischiano di appannare l’immagine. La mia impressione oggi è che tutto il tema delle cosiddette porte girevoli venga declinato esclusivamente nei confronti dei giudici e dei pubblici ministeri, e non certo nei confronti di chi sta spingendo per sostituire il proprio ruolo a quello del Csm”.
Sta dicendo che c’è un’anomalia di fondo nella figura del consigliere di Stato, che è anche di nomina politica, e che assai spesso ha ruoli di vertice nei governi e poi continua a fare il suo lavoro a palazzo Spada?
“Purtroppo questo tema diventa ancor più delicato quando attraverso le decisioni sui ricorsi si arriva a disegnare la struttura stessa della giustizia civile e penale. E su questo tema dovrebbe intervenire la riforma del Csm”.
Senta, il fatto che su Curzio e Cassano, abbia deciso anche un giudice che è stato esaminato e promosso dal ricorrente Angelo Spirito, la considera un’anomalia al punto da vederci un conflitto di interesse che invece il sindacato dei giudici amministrativi nega che ci sia?
“Sicuramente si tratta di un inestetismo che poteva essere evitato, ma i problemi a cui possiamo andare incontro seguendo questa china sono ben più gravi e pericolosi”.