ROMA - Un rito, un'abitudine, un piacere, un vizio, una scusa, una necessità. Il caffè al bar è l'appuntamento fisso per 5 milioni e mezzo di italiani. Un risveglio che però quest'anno sa d'amaro. Perché tra il rialzo delle quotazioni delle materie prime, l'aumento dei costi di importazione e logistica e il caro-bollette, alla voce "caffè" sullo scontrino si potrebbe arrivare a battere la cifra record di 1,50 euro a tazzina. E già oggi si vedono i primi rincari: 10, 20, 30 centesimi in più da tirar fuori dalle tasche. Peggio ancora per una colazione completa: qui le stime parlano di cappuccini a 2 euro (contro 1,40 di oggi) e di cornetti, lieviti, brioches, comunque si chiamino a diverse latitudini, a 1,40 euro rispetto alla moneta unica da un euro.
A dicembre l'Istat aveva già lanciato l'allarme registrando, nei 160 mila e più bar d'Italia, un incremento medio dei listini …
ROMA - Un rito, un'abitudine, un piacere, un vizio, una scusa, una necessità. Il caffè al bar è l'appuntamento fisso per 5 milioni e mezzo di italiani. Un risveglio che però quest'anno sa d'amaro. Perché tra il rialzo delle quotazioni delle materie prime, l'aumento dei costi di importazione e logistica e il caro-bollette, alla voce "caffè" sullo scontrino si potrebbe arrivare a battere la cifra record di 1,50 euro a tazzina. E già oggi si vedono i primi rincari: 10, 20, 30 centesimi in più da tirar fuori dalle tasche. Peggio ancora per una colazione completa: qui le stime parlano di cappuccini a 2 euro (contro 1,40 di oggi) e di cornetti, lieviti, brioches, comunque si chiamino a diverse latitudini, a 1,40 euro rispetto alla moneta unica da un euro.
A dicembre l'Istat aveva già lanciato l'allarme registrando, nei 160 mila e più bar d'Italia, un incremento medio dei listini del 2,8%. E pure le associazioni di categoria, come la Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi), avevano fatto sapere che il 76% dei gestori avrebbe aggiornato i menu. Così è stato.
Le ragioni del caro-colazione li spiega Assoutenti: "Colpa dei rincari record di luce e gas scattati il primo gennaio e del forte rialzo delle materie prime che va avanti da diversi mesi, con le quotazioni del caffè cresciute dell'81% nel 2021, quelle del latte del 60%, quelle di zucchero e cacao del 30%. Maggiori costi in capo agli esercenti che, inevitabilmente, vengono scaricati sui consumatori".
D'altronde il caffè per un bar, spiega Luciano Sbraga, vicedirettore della Fipe Confcommercio, vale il 32% del fatturato. Già danneggiato dal Covid e dalle chiusure dello scorso anno. E il costo del chicco verde è aumentato di più del 40%. Anche se, specifica Sbraga, in un tazzina ne finiscono solo 7 grammi con un'incidenza sul risultato finale del 20% (17-18 centesimi in più su un euro). Poi però ci sono i costi delle utenze e delle mura.
La tendenza non è nuova ma, avverte il presidente Assoutenti Fabio Truzzi, "siamo solo all'inizio. Se l'emergenza proseguirà nel 2022 la tazzina di caffè consumata al bar potrebbe raggiungere il record di 1,50 euro nel corso dell'anno, con un aumento del +37,6% sul 2021, e la colazione completa potrebbe costare addirittura il 41,6% in più, trasformando un rito quotidiano in un lusso".
E parliamo solo del risveglio. Per molti c'è il caffè dell'intervallo di metà mattinata e quello del dopo pranzo. "Tre caffè al giorno costano quello che costano. Forse - come diceva Luciano De Crescenzo - ce li dovrebbe passare la mutua".