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La solitudine delle città senza più movida. "E' un lockdown di fatto"

Da Roma a Milano, da Firenze a Bari locali deserti e centri storici svuotati. Pesa il Covid ma anche il caro-bollette e l'aumento dei prezzi al consumo.
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Roma  Alle dieci di sera le uniche luci che rischiarano via Veneto sono quelle natalizie dimenticate attorno ai tronchi degli alberi che punteggiano quella che fu la strada della Dolce Vita. Le saracinesche di bar e ristoranti sono abbassate, nel gazebo di uno dei classici locali acchiappaturisti, l’unico che prova a resistere, c’è solo una coppia. Anche tutti i tavolini dei bar con affaccio su Piazza del Popolo semprr affollati per l’aperitivo del sabato sono deserti. È così da settimane ormai, di sera ma anche di giorno, non c’è weekend che tenga: niente turisti, niente gente in giro, niente movida se non quella delle frotte di ragazzi che si ritrovano nelle “loro” piazze, da Trastevere a San Lorenzo, da San Giovanni a Ponte Milvio, con le bottiglie in mano possibilmente comprate altrove. E, sempre che non ci scappi la rissa, vanno via presto anche loro. «Sono più le sere che chiudiamo a mezzanotte che…

Roma  Alle dieci di sera le uniche luci che rischiarano via Veneto sono quelle natalizie dimenticate attorno ai tronchi degli alberi che punteggiano quella che fu la strada della Dolce Vita. Le saracinesche di bar e ristoranti sono abbassate, nel gazebo di uno dei classici locali acchiappaturisti, l’unico che prova a resistere, c’è solo una coppia. Anche tutti i tavolini dei bar con affaccio su Piazza del Popolo semprr affollati per l’aperitivo del sabato sono deserti. È così da settimane ormai, di sera ma anche di giorno, non c’è weekend che tenga: niente turisti, niente gente in giro, niente movida se non quella delle frotte di ragazzi che si ritrovano nelle “loro” piazze, da Trastevere a San Lorenzo, da San Giovanni a Ponte Milvio, con le bottiglie in mano possibilmente comprate altrove. E, sempre che non ci scappi la rissa, vanno via presto anche loro. «Sono più le sere che chiudiamo a mezzanotte che quelle che restiamo aperti», racconta il titolare di un pub a Trastevere.

(franceschi)


Da Brera ai Navigli, lo scenario non cambia a Milano: tavolini deserti nei dehors, ma anche all’interno dei locali del salotto buono della città, con i “buttadentro” che non riescono ad accalappiare clienti. Bene che vada pizzerie e ristoranti riforniscono i rider che attraversano la città da un capo all’altro. Ma anche ai Navigli o alle Colonne di San Lorenzo gli assembramenti di Natale sono un ricordo, i locali sono vuoti e silenziosi.

(fotogramma)


«Migliaia di ragazzi sono positivi o in quarantena, la gente ha paura di contagiarsi e comunque non ha più voglia di uscire», ripetono sconsolati i gestori dei bar. Da Firenze a Torino, da Bologna a Napoli a Bari, la musica non cambia. L’Italia sembra improvvisamente ripiombata in quello che Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi Roma e vicepresidente nazionale, definisce un «lockdown mascherato». A differenza dell’anno scorso, nonostante i contagi, le attività sono tutte aperte ma gli italiani restano a casa.

(fotogramma)


Ma sono solo contagi e quarantene, paura del Covid, restrizioni del Green Pass? Decisamente non solo. Gli alberghi chiusi (nelle città d’arte almeno uno su tre), le saracinesche abbassate di bar e ristoranti, le sale desolate di cinema e teatri, i negozi vuoti nonostante i saldi si riflettono in un numero dell’analisi congiunturale di gennaio 2022 del centro studi di Confindustria: la mobilità delle famiglie italiane, per quello che riguarda acquisti e tempo libero, fa segnare un -22 % rispetto allo stesso periodo di due anni fa, pre-pandemia. «L’impatto sulla spesa delle famiglie del rincaro dell’energia - spiega Confindustria - è stimato in circa 5/6 miliardi di euro: ciò sottrae risorse alla spesa in altri beni e servizi, frenando i consumi».


Insomma, il caro-bollette ha messo il carico da 90 sulla pandemia e se aziende ed esercenti provano a ridurre l’impatto dei costi aumentando i prezzi, famiglie, pensionati, lavoratori dipendenti, giovani, colpiti dai rincari energetici ma anche da quelli dei beni di consumo, non possono fare altro che stringere la cinghia e rinunciare alla colazione al bar lievitata a 3 euro, alla pizza a 25 euro, all’ aperitivo da 20 euro.


L’obbligo di Green Pass non pesa negativamente sugli italiani (ormai vaccinati al 90%) ma sul turismo straniero sì. Il disallineamento della durata della certificazione verde, in Italia ridotta a 6 mesi dall’1 febbraio rispetto ai 9 mesi di quella europea e ai 12 di altri Paesi, provoca un’impasse che di fatto impedisce qualsiasi tipo di programmazione. Un turista americano, che ha fatto la terza dose a settembre, se volesse venire in Italia a marzo non potrebbe entrare da nessuna parte visto che il suo Green Pass sarebbe già scaduto e che la quarta dose al momento non c’è. «Questa è una anomalia che sta generando migliaia di cancellazioni in un momento difficilissimo per il turismo che ha bisogno di una programmazione di mesi di anticipo», è la denuncia di Franco Gattinoni, presidente della Federazione turismo organizzato. E gli aerei intanto volano mezzi vuoti per non perdere gli slot.

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