Università, esami a rischio: "Appelli a distanza per chi li richiede"
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - Con la crescita della variante Omicron il sistema accademico italiano è tornato a funzionare in modalità e velocità diverse. L'Università di Milano, gli atenei di Torino, l'Università di Firenze, la Federico II di Napoli, le facoltà della Sicilia: ogni rettore ha adottato proprie regole per la gestione delle lezioni e soprattutto degli esami. Lorenzo Morandi, coordinatore nazionale degli studenti della Link, informa: “Oggi le università sono nel caos per quanto riguarda gli esami. Non tutte si sono ancora attrezzate per garantire la modalità mista tra presenza e distanza e noi studenti siamo in difficoltà, specialmente chi è fuorisede o in quarantena. Questa situazione va calata in una situazione di massimo stress per la sessione di esami di gennaio e febbraio", un passaggio impegnativo nel percorso verso la laurea. "Serve un intervento nazionale per non penalizzare alcuni universitari…
ROMA - Con la crescita della variante Omicron il sistema accademico italiano è tornato a funzionare in modalità e velocità diverse. L'Università di Milano, gli atenei di Torino, l'Università di Firenze, la Federico II di Napoli, le facoltà della Sicilia: ogni rettore ha adottato proprie regole per la gestione delle lezioni e soprattutto degli esami. Lorenzo Morandi, coordinatore nazionale degli studenti della Link, informa: “Oggi le università sono nel caos per quanto riguarda gli esami. Non tutte si sono ancora attrezzate per garantire la modalità mista tra presenza e distanza e noi studenti siamo in difficoltà, specialmente chi è fuorisede o in quarantena. Questa situazione va calata in una situazione di massimo stress per la sessione di esami di gennaio e febbraio", un passaggio impegnativo nel percorso verso la laurea. "Serve un intervento nazionale per non penalizzare alcuni universitari".
La Link segnala le scelte dell'Università di Padova, per esempio, dove la modalità a distanza è disposta "a discrezione dei docenti". Molti professori, in verità, si sono comunque resi disponibili. L'Università di Palermo, dopo aver presentato la possibilità di fare gli esami in presenza, sta facendo marcia indietro". Gli atenei, ecco, stanno provando a individuare le categorie di coloro che possono fare le prove distanza: i fuorisede, per esempio, in alcuni casi bloccati nelle città di provenienza perché hanno convissuto con persone in isolamento. Anche i tempi di comunicazione dei singoli atenei sono stati un problema, "visto che le modalità di esame sono state comunicate con pochi giorni di anticipo o addirittura a sessione già iniziata".
La Link nei due anni accademici precedenti aveva ottenuto una proroga del termine ultimo per laurearsi in corso. Lo strumento per intervenire in questa direzione adesso è il Decreto milleproroghe. E poi, segnalano gli studenti, servono "tamponi gratis e open day vaccinali nelle sedi universitarie".
"Ogni ateneo per conto proprio"
I tre sindacati confederali più Gilda e Confsal hanno denunciato il fatto che l'università italiana sia "praticamente l’unico settore che in questa lunga emergenza pandemica non abbia adottato a livello nazionale un protocollo di sicurezza". Si legge: "Questa mancanza ha determinato procedure e comportamenti molto diversificati nei cento atenei italiani, di cui sessantotto pubblici, sulla base di scelte discrezionali, differenziando di fatto in modo inaccettabile sicurezza, diritti e condizioni di lavoro". Anche il ministero dell’Università e della Ricerca, esattamente come l'Istruzione, ha attivato tavoli nazionali per la gestione dell'epidemia nelle facoltà, tavoli "che poi non vengono convocati". Il sindacato chiede la rapida assunzione di quattro disposizioni d’emergenza: la distribuzione di mascherine Ffp2; l’adozione di strumenti di controllo dell’aria e di ventilazione; la conferma di un distanziamento minimo di almeno un metro con la conseguente riduzione della capienza di aule, biblioteche e spazi didattici; l’uso di ogni possibile forma di flessibilità ed estensione del lavoro agile".
La ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, ha chiesto un nuovo parere del Comitato tecnico scientifico e si è resa disponibile a emanare, nei prossimi giorni, una nota in cui inviterà i rettori ad applicare una didattica prevalentemente in presenza, laddove sussistano le condizioni.
Quest’anno, dopo sette stagioni di crescita consecutiva delle immatricolazioni alle università del Paese che hanno portato i neoiscritti a quota 330.898, miglior risultato degli ultimi sedici anni, si registra un arretramento, soprattutto tra le donne. Rispetto al 2020-2021, l'Anagrafe nazionale degli studenti segnala 10.519 immatricolazioni in meno, una decrescita del 3,3 per cento. Perdono sensibilmente nuovi iscritti le facoltà linguistiche, quelle veterinarie e agricole, di arte e di design. Crescono ancora Informatica, Architettura e Ingegneria, Medicina. Aurelio Tommassetti, ex rettore dell'Università di Salerno, oggi responsabile sul tema per la Lega, dice: "Nelle Isole la riduzione degli immatricolati arriva al 7 per cento".
David Rodriguez Calvo, a capo dei progetti di apprendistato del Gruppo Adecco, a L'Inkiesta aveva dichiarato: "La Didattica a distanza e il lockdown hanno tolto a molti ragazzi l'interesse per la prosecuzione degli studi. Davanti a un mercato in cui se hai, per esempio, un diploma di Meccanica o Informatica trovi immediatamente lavoro, molti non sono incentivati a continuare a studiare".
A fronte di una crescita continua delle matricole dal 2013, un arretramento può sembrare fisiologico, ma bisogna tenere sempre in conto che l'Italia ha solo il 20,1 per cento dei laureati contro il 32,8 per cento della media europea. Negli Stati Uniti l'effetto lungo della pandemia ha contratto gli iscritti ai college, meno un milione nell'ultimo anno accademico. Dice la ministra Messa: “Se guardiamo le ultime tre stagioni, si vede che siamo tornati a una situazione simile a quella del 2019-2020. I motivi di questo raffreddamento sono diversi. Un primo punto è lo stato economico e sociale della popolazione dopo due anni di pandemia. Su questo aspetto siamo intervenuti riducendo le tasse, aumentando le borse di studio, mettendo le basi per far crescere gli alloggi per i fuorisede: dobbiamo verificare, nel medio termine, l’efficacia di queste politiche. Un secondo punto riguarda il grande disorientamento che i ragazzi hanno subito e la capacità degli atenei di tornare ad attrarli con corsi innovativi e interdisciplinari. Un segnale positivo lo vedo nella crescita delle immatricolazioni delle ragazze in alcune materie Stem, su tutte Informatica. Il terzo fattore da considerare è il dato demografico che, non da oggi, sta facendo registrare un calo di giovani nel nostro Paese”.
Crescono le università di prestigio
I grandi atenei storici non sembrano risentire delle difficoltà pandemiche. L'Alma Mater di Bologna fa segnare a gennaio un +4,3 per cento con una crescita dei fuorisede e degli studenti internazionali (+33,7 per cento). Sono aumentati anche gli iscritti che usufruiscono di una riduzione delle tasse annuali (ora riguarda il 64 per cento della platea) o dell’esonero totale (+6,8 per cento). "Le politiche nazionali devono essere più coraggiose", dice il rettore Giovanni Molari.
In quella che sembra una nuova polarizzazione degli studi universitari negli atenei con più fama, l'Università di Padova fa registrare un aumento delle matricole del 6,4 per cento. I 1.410 nuovi iscritti dell'Università Ca' Foscari segnalano una crescita dell'1 per cento dell'ateneo veneziano e una maggiore attrattività, anche qui, per gli studenti stranieri (+22 per cento). La crescita dei primi iscritti all'Università di Parma arriva al 5,1 per cento. E da due anni mostra segni di vitalità l'Università della Calabria, in questa stagione con un incremento delle immatricolazioni del 2,7 per cento.
Gli studenti incalzano: "La ministra Messa sostiene che interverrà, come chiediamo da tempo, per aumentare le borse di studio, ma allora perché in Legge di bilancio non c'è nemmeno un euro destinato a questo scopo? Noi vogliamo che l'università diventi gratuita e accessibile, chiediamo misure di sostegno per il costo di affitti, mezzi di trasporto e materiale didattico".
Alla vigilia di questa stagione accademica è stato previsto l'allargamento della no tax area da 20.000 a 24.000 euro con la possibilità per gli atenei di spingersi fino a 30.000. E un decreto ministeriale, ora all'attenzione della Corte dei conti, apporterebbe modifiche sugli importi e le soglie delle borse di studio. L'aumento sarebbe di 200 euro per gli studenti in sede, 500 euro per i pendolari e 700 euro per i fuori sede con le soglie d’accesso massime fissate a 24.335,11 euro per l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) e 52.902,433 euro per l’Ispe (Indicatore situazione patrimoniale equivalente).
Giovanni Sotgiu, coordinatore nazionale per l’Unione degli universitari, sostiene: “L’innalzamento della soglia Isee fin qui realizzato, che resta comunque a discrezione degli enti regionali, non basta. Da tempo facciamo presente come sia necessario un intervento radicale sia sulle soglie che sugli importi degli strumenti a sostegno del diritto allo studio. La pandemia ha portato con sé non solo un innalzamento dei costi relativi ai beni di prima necessità e ai trasporti, ma anche a una paralisi del mercato immobiliare, con conseguente crescita dei costi degli affitti per gli studenti universitari".