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Trieste, la morte di Liliana Resinovich è ancora avvolta nel mistero. Oggi i funerali, ma il corpo potrebbe essere riesumato

Ancora non è chiaro se sia stata uccisa o si sia suicidata. Sulle buste trovate intorno alla testa ci sarebbero solo le sue impronte. Il marito: "Non auguro a nessuno di andare al funerale della persona amata ed essere il primo sospettato"
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TRIESTE - L'hanno seppellita questa mattina al cimitero di Sant'Anna di Trieste, sotto lo sguardo sommesso e in fondo indecifrabile del marito Sebastiano Visentin e sotto lo sguardo smarrito degli amici e dei parenti, angosciati per una verità che non arriva. L'hanno seppellita con un ordine preciso, impartito dalla Procura, che ha vietato la cremazione del corpo. Già, perché la morte della triestina Liliana Resinovich, 63 anni, ex dipendente regionale, è un mistero ancora tutto da risolvere: non si esclude che presto o tardi il cadavere possa essere riesumato per ulteriori accertamenti.

Sul caso indaga il pm Maddalena Chergia, che coordina la Squadra mobile e la Polizia scientifica. Il fascicolo è formalmente aperto per "sequestro di persona". Non ci sono indagati.

Più passa il tempo, più si annodano gli interrogativi. Cosa è successo a Liliana, scomparsa il 14 dicembre da casa, senza cellulare, borsetta …

TRIESTE - L'hanno seppellita questa mattina al cimitero di Sant'Anna di Trieste, sotto lo sguardo sommesso e in fondo indecifrabile del marito Sebastiano Visentin e sotto lo sguardo smarrito degli amici e dei parenti, angosciati per una verità che non arriva. L'hanno seppellita con un ordine preciso, impartito dalla Procura, che ha vietato la cremazione del corpo. Già, perché la morte della triestina Liliana Resinovich, 63 anni, ex dipendente regionale, è un mistero ancora tutto da risolvere: non si esclude che presto o tardi il cadavere possa essere riesumato per ulteriori accertamenti.

Sul caso indaga il pm Maddalena Chergia, che coordina la Squadra mobile e la Polizia scientifica. Il fascicolo è formalmente aperto per "sequestro di persona". Non ci sono indagati.

Più passa il tempo, più si annodano gli interrogativi. Cosa è successo a Liliana, scomparsa il 14 dicembre da casa, senza cellulare, borsetta né portafoglio, e scoperta tre settimane dopo, il 5 gennaio, a un paio di chilometri dalla sua abitazione? Il cadavere era per terra, rannicchiato, in posizione fetale, tra la fitta vegetazione del parco dell'ex Ospedale psichiatrico di Trieste, dentro a due sacchi neri dell'immondizia e con la testa infilata in due sacchetti di nylon.

La sessantatreenne, come appurato, aveva una relazione con un altro uomo, l'ottantaduenne triestino Claudio Sterpin, un ex maratoneta di una certa fama che avrebbe dovuto incontrare proprio la mattina della sparizione e con cui avrebbe dovuto trascorrere il weekend successivo, quello del 18 e del 19. Ma da lui, la mattina del 14, Lilly non ci arriverà mai. Sterpin ha dichiarato che Liliana in quei giorni si era finalmente decisa di riferire al marito Sebastiano della loro frequentazione.

Omicidio o suicidio?

La donna è stata uccisa? O ha deciso di togliersi la vita? Se è un omicidio, è l'omicidio perfetto: non risulta nessuna traccia di violenza e nessun elemento - almeno per ora - che porti a pensare che la vittima sia stata seguita e in qualche modo aggredita. Neppure nessun segno di trascinamento del corpo. Lo hanno escluso sia l'autopsia che la Tac.

Ma il marito Visintin - che ha sempre parlato di un rapporto idilliaco con la moglie - aveva scoperto la loro relazione? Ciò può aver innescato in lui una reazione violenta? Se lo chiedono tutti. L'uomo, continuamente in tv, assicura di non aver mai fatto del male alla coniuge. Le indagini naturalmente hanno passato al setaccio gli spostamenti che l'uomo ha fatto quella mattina e i giorni successivi. Così come quelli dell'ottantaduenne Sterpin.

Il suicidio è l'altra ipotesi: Liliana avrebbe deciso di farla finita in un momento di buio e di disperazione, si immagina causati da una grave conflittualità personale. Un dramma interiore, addirittura, tale da farla allontanare da casa fino a compiere il gesto estremo. Possibile. In questa prospettiva, la sessantatreenne si sarebbe quindi tolta l'aria con i sacchetti di nylon, di quelli che si usano per la frutta e la verdura, mettendosi prima addosso due sacchi neri dell'immondizia. È andata così? E perché farlo praticamente a bordo strada, in un punto vicino al viale principale che attraversa l'ex Ospedale psichiatrico?

Nessun segno di violenza

Dopo la Tac e l'autopsia, che come detto non hanno rinvenuto segni di violenza - l'esame autoptico parla genericamente di una morte da "scompenso cardiaco acuto" - si attende ora l'esito dell'analisi tossicologica per capire se la donna aveva prima ingerito farmaci o quant'altro. D'altronde non è chiaro cosa ha provocato lo scompenso: asfissia? Medicinali?

Nell'ultima settimana è emerso che Liliana la mattina della scomparsa è stata immortalata da una telecamera di un autobus in una piazza vicina alla sua abitazione. E che quando è stata rinvenuta nella boscaglia, morta, aveva una borsa a tracolla vuota. Ci sarebbe un importante dettaglio, che però la Procura non conferma: stando a un'indiscrezione che trapela da fonti investigative, sui sacchetti di nylon usati per infilare la testa sarebbero state trovate solo impronte della donna.

Lilly, comunque, sarebbe morta in un lasso temporale compatibile con il giorno della sparizione. Il corpo quindi è rimasto per tre settimane nel parco?

Quel che è certo è che Liliana si è portata con sé il mistero della sua morte. Le esequie, officiate da don Valerio Muschi, questa mattina si sono tenute in forma privata, con giornalisti e telecamere a distanza. Claudio Sterpin ha preferito non esserci, forse per evitare tensioni e polemiche con il marito di Lilly. Lui, Sebastiano Visentin, si è trattenuto a lungo con i cronisti per parlare del suo dolore e mostrare le pietre che aveva raccolto con Liliana nei loro viaggi. "Non auguro a nessuno di andare al funerale della persona amata ed essere il primo sospettato", ha detto.