Lorenzo Parelli, il ricordo degli amici: "Rinunciava a tutto pur di aiutarti. Difficile realizzare che non c'è più"
dal nostro inviato Rosario Di Raimondo , dal nostro inviato Rosario Di RaimondoLa tentazione più forte è quella di prendere il cellulare e chiamarlo. "Pare, andiamo a fare un giro in moto?", "Mangiamo una pizza?". Lo chiamavano così, "Pare", diminutivo del suo cognome. "Ma non ci dirà più sì o no. E questo devo ancora realizzarlo", racconta Davide, uno degli amici di Lorenzo Parelli, il ragazzo di 18 anni morto in fabbrica in provincia di Udine nel suo ultimo giorno di stage. Al Bearzi, l'Istituto salesiano che frequentava, hanno osservato un minuto di silenzio. Sul suo banco vuoto i compagni hanno sistemato dei biglietti mentre gli studenti di mezza Italia vogliono scendere in piazza per lui. E in una pizzeria di Castions di Strada, a poche decine di metri da dove il giovane viveva con la famiglia, Alex, Davide, Anna e Omar, tutti diciottenni, raccontano dell'amico con cui sono cresciuti.
La tentazione più forte è quella di prendere il cellulare e chiamarlo. "Pare, andiamo a fare un giro in moto?", "Mangiamo una pizza?". Lo chiamavano così, "Pare", diminutivo del suo cognome. "Ma non ci dirà più sì o no. E questo devo ancora realizzarlo", racconta Davide, uno degli amici di Lorenzo Parelli, il ragazzo di 18 anni morto in fabbrica in provincia di Udine nel suo ultimo giorno di stage. Al Bearzi, l'Istituto salesiano che frequentava, hanno osservato un minuto di silenzio. Sul suo banco vuoto i compagni hanno sistemato dei biglietti mentre gli studenti di mezza Italia vogliono scendere in piazza per lui. E in una pizzeria di Castions di Strada, a poche decine di metri da dove il giovane viveva con la famiglia, Alex, Davide, Anna e Omar, tutti diciottenni, raccontano dell'amico con cui sono cresciuti.
Fuori dal locale i gestori hanno sistemato un grande cuore rosso listato a lutto e la scritta "Lorenzo". Dentro, gli amici di una vita parlano di lui davanti a una pizza e una coca cola. "Ci conosciamo fin da piccoli, frequentavamo il Bearzi - comincia Alex - lui seguiva il corso sulla meccanica, io saldatura. Avrebbe fatto il quinto anno in un'altra scuola. E voleva continuare in quell'ambito. Dello stage ha sempre detto che si trovava bene con gli operai, gli piaceva. L'ultima volta l'ho visto mercoledì", due giorni prima dell'incidente. Alex abbassa gli occhi: "Non ci sono parole, io non le trovo. E' troppo difficile da realizzare".
Lorenzo aveva la passione per le moto, la montagna, l'Udinese. "Andava al lavoro contento, non si sentiva obbligato ad andarci solo per fare le ore previste", dicono gli amici. Con Davide e il resto della compagnia condivideva la passione per le moto. "Aveva una Motard 125 quattro tempi. L'ultima volta che l'ho visto siamo andati a correre insieme. La cosa più brutta è che adesso non lo senti e devi realizzare che non lo rivedrai mai più. Sarà solo un ricordo. Se lo chiami adesso non risponde. Casa sua era un punto di ritrovo per tutti noi perché aveva una taverna. Andavamo spesso lì, prendevamo la pizza o facevamo una grigliata. Adesso non ci andremo più. Questo è bruttissimo. Ma è così e non puoi farci nulla".
Poi le domande si fanno più difficili. "Questa cosa è capitata alla persona sbagliata. Non è giusto che sia successa proprio a lui", continua Davide. Quello che resta, per Alex, Davide, Anna e Omar, è il ricordo dei momenti belli. Parla uno, ma è come se parlassero tutti insieme: "Quando c'era da organizzare qualcosa, lui era subito pronto. Via, si andava, sempre disponibile. Era generoso: se eri in difficoltà, rinunciava a qualcosa pur di aiutarti. Se c'era un problema fra amici, si metteva in mezzo per risolverlo. Una persona gentile, d'oro".