Chirurgia, primo intervento eseguito interamente da un robot
di Elena Dusi , di Elena DusiIl chirurgo, proprio lui, è rimasto senza mascherina per tutto l’intervento. La sua mano in compenso è stata perfettamente ferma. E ai colleghi che lo guardavano con le braccia conserte, il robot ha offerto un’anteprima del futuro che si prospetta attorno al tavolo operatorio. Il paziente addormentato non era ancora un uomo, ma un maiale. Perché il mondo della chirurgia completamente affidata ai robot – come quello delle auto che si guidano da sole - è vicino, ma è giusto entrarci con cautela. Sotto ai ferri che danzavano nell’addome in totale autonomia ci sono oggi delle cavie animali, ma visti i risultati pubblicati sulla rivista Science Robotics dal gruppo di ingegneri e informatici della Johns Hopkins University, presto potrebbe toccare a un uomo in carne e ossa.
Il robot Star, due bracci e due telecamere per operare in laparoscopia, ha eseguito una serie di interventi sull’intestino di 4 maiali nel centro di ricerc…
Il chirurgo, proprio lui, è rimasto senza mascherina per tutto l’intervento. La sua mano in compenso è stata perfettamente ferma. E ai colleghi che lo guardavano con le braccia conserte, il robot ha offerto un’anteprima del futuro che si prospetta attorno al tavolo operatorio. Il paziente addormentato non era ancora un uomo, ma un maiale. Perché il mondo della chirurgia completamente affidata ai robot – come quello delle auto che si guidano da sole - è vicino, ma è giusto entrarci con cautela. Sotto ai ferri che danzavano nell’addome in totale autonomia ci sono oggi delle cavie animali, ma visti i risultati pubblicati sulla rivista Science Robotics dal gruppo di ingegneri e informatici della Johns Hopkins University, presto potrebbe toccare a un uomo in carne e ossa.
Il robot Star, due bracci e due telecamere per operare in laparoscopia, ha eseguito una serie di interventi sull’intestino di 4 maiali nel centro di ricerca dell’università di Baltimora. E’ la prima volta che fa tutto da solo su un tessuto morbido come quello della pancia, particolarmente difficile, e con risultati che gli autori dello studio definiscono migliori rispetto ai chirurghi in camice e mascherina.
L’operazione eseguita è stata l’anastomosi dell’intestino. “Dopo la resezione di un tumore, occorre ricongiungere i due tratti dell’intestino” spiega Francesco Basile, presidente della Società italiana di chirurgia e professore all’università di Catania. E’ un intervento considerato delicato dal punto di vista manuale, perché la ricucitura deve essere molto precisa, l’addome è stretto e buio e il tessuto è soffice e sfuggente. “In compenso è piuttosto standardizzato, quindi adatto a un robot” spiega Basile. “Diverso è il caso della rimozione di un tumore. Lì bisogna osservare, decidere dove tagliare e cosa lasciare. La valutazione dell’uomo resta indispensabile”.
Star – il suo nome completo è Smart Tissue Autonomous Robot - è l’ultima specie nata dall’evoluzione dei robot chirurghi. La maggior parte degli strumenti usati oggi sono ancora affidati alle mani dei medici, che li devono guidare mossa per mossa. Star usa due bracci per tagliare e cucire che sono dotati di sensori di pressione molto precisi. In un organo soffice come l’intestino infatti bisogna dosare la forza e assecondare i movimenti del respiro per non eseguire tagli fuori posto. Ha poi due telecamere, una tridimensionale e una a infrarossi. I lembi dell’intestino all’inizio dell’intervento vengono marcati con dei puntini che vengono riconosciuti dagli “occhi” di Star e usati per orientare l’ago. Il risultato, in termini di resistenza della sutura e di impermeabilità, sono stati descritti dagli autori della Johns Hopkins come paragonabili se non migliori rispetto alle operazioni eseguite dall’uomo.
Se i tumori per ora sono un compito fuori dalla portata dei robot, Star in realtà sta studiando per raggiungere anche quell’obiettivo. I prossimi test sono programmati in quel settore. Ma qui Basile invita alla cautela. “A un robot si può insegnare tanto, mostrandogli ad esempio la Tac o le immagini endoscopiche del paziente e programmando tutte le fasi dell’operazione. Ma ci sono dettagli dell’anatomia del paziente che emergono solo durante l’intervento. Lì bisogna essere pronti a valutare la situazione e cambiare strategia se necessario. Se si opera un tumore, si può scoprire un linfonodo che gli esami davano come negativo, ma ha un aspetto sospetto”.
L’aiuto dei robot sul tavolo operatorio resta spesso gradito ai chirurghi già oggi. I primi strumenti risalgono agli anni ’90. Da allora hanno gradualmente guadagnato precisione e affidabilità, sempre però guidati dall’uomo. “Si usano più spesso per la rimozione della prostata, per punti delicati e difficili da raggiungere come il giunto esofago-gastrico, sotto al diaframma, o sul retto basso, in zone profonde dell’addome difficili da raggiungere e con poca visibilità”. Basile è uno dei non numerosissimi chirurghi italiani che hanno la patente per “guidare” un robot chirurgo, che si ottiene dopo un corso di formazione. “Operare col robot è meno faticoso. Si è seduti davanti a uno schermo, con un joystick e dei pedali per muovere gli strumenti. Il campo visivo è ingrandito, i dettagli sono spesso più chiari rispetto agli interventi normali. Si elimina il normale tremore e il paziente ha meno sanguinamenti. Le trasfusioni in genere non servono”.
Ci sono però anche dei contro. “Gli interventi sono più costosi e in diverse Regioni non vengono riconosciuti dalle tabelle dei rimborsi, quindi rappresentano una perdita per le aziende sanitarie. La preparazione del robot richiede un paio d’ore, il lavoro della sala operatoria risulta un po’ rallentato. Si tratta di opzioni spesso riservate ai pazienti difficili e selezionati”.
Il futuro poi, e non solo a causa del Covid, si orienterà verso la chirurgia a distanza. Era il 2001 quando avvenne la cosiddetta “operazione Lindbergh”, dal nome del pioniere della traversata dell’Atlantico in aereo. Un chirurgo a New York operò tramite un robot telecomandato un paziente che si trovava a Strasburgo. Tre anni fa un intervento simile è stato eseguito fra due città cinesi usando la rete 5G. “Il futuro è quello” prevede Basile. “Ma che il ruolo dell’uomo venga completamente accantonato, a questo credo poco”.