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Ricerca, tutti i finanziamenti e i bandi pubblici da qui al 2035

Grazie al Pnrr ci sono risorse per 11 miliardi di euro di cui 6,1 per la sperimentazione. Dal primo febbraio 750 milioni per i progetti di interesse nazionale (Prin). Quindi i concorsi per le misure di filiera, le infrastrutture di ricerca e quelle tecnologiche, gli ecosistemi territoriali, i partenariati estesi. Date e link. La ministra Messa: "Si apre una fase rivoluzionaria"
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ROMA - È stato pubblicato ieri sul sito del ministero dell'Università e della Ricerca il bando che stanzia 749 milioni di euro, in parte con investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per finanziare i Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) per il 2022. Del finanziamento, 223 milioni - il 30 per cento del totale - sono destinati a progetti presentati da professori o ricercatori con meno di 40 anni.

"Con questo nuovo bando Prin vogliamo incentivare i giovani a sviluppare ambiziosi progetti di ricerca di base", sottolinea la ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. "Obiettivi del programma sono quello di promuovere il sistema nazionale della ricerca, rafforzare le interazioni tra università ed enti di ricerca in linea con gli obiettivi tracciati dal Next Generation Eu e favorire la partecipazione italiana alle iniziative relative al Programma quadro di ricerca e innovazione dell'Unione…

ROMA - È stato pubblicato ieri sul sito del ministero dell'Università e della Ricerca il bando che stanzia 749 milioni di euro, in parte con investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per finanziare i Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin) per il 2022. Del finanziamento, 223 milioni - il 30 per cento del totale - sono destinati a progetti presentati da professori o ricercatori con meno di 40 anni.

"Con questo nuovo bando Prin vogliamo incentivare i giovani a sviluppare ambiziosi progetti di ricerca di base", sottolinea la ministra dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. "Obiettivi del programma sono quello di promuovere il sistema nazionale della ricerca, rafforzare le interazioni tra università ed enti di ricerca in linea con gli obiettivi tracciati dal Next Generation Eu e favorire la partecipazione italiana alle iniziative relative al Programma quadro di ricerca e innovazione dell'Unione Europea. Grazie anche alle risorse del Pnrr saremo in grado di sostenere un numero di progetti mai finanziato fino a oggi".

In particolare, il nuovo bando Prin finanzia ricerche biennali che per complessità e natura possono richiedere la collaborazione di più professori e ricercatori.

I progetti - con un finanziamento massimo di 250 mila euro ciascuno e la possibilità di avere nel ruolo di coordinatore scientifico  ricercatori con contratto a tempo determinato sia di tipo A sia di tipo B - possono affrontare temi relativi a qualsiasi campo di inchiesta nell'ambito dei tre macrosettori determinati dall'European Research Council (Erc): Scienze della vita; Scienze fisiche, chimiche e ingegneristiche; Scienze sociali e umanistiche.

La valutazione delle proposte sarà affidata ai Comitati di valutazione - uno per ogni settore di ricerca - che saranno nominati dal ministero e saranno composti, ognuno, da un minimo di cinque a un massimo di quindici esperti scientifici scelti dal Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (Cnvr). Ogni Comitato avrà tre revisori esterni indipendenti.

Le proposte progettuali potranno essere presentate, in Inglese, esclusivamente attraverso il sito del ministero a partire dalle 15 del 1° febbraio ed entro le 15 del 31 marzo 2022.

 

I quattro Piani

Dal 30 dicembre a oggi il ministero ha approvato diversi piani per la ricerca, con finanziamenti importanti, collegati al Piano nazionale di resilienza e ripresa incentrato sui fondi europei post-pandemia.

Gli investimenti per la ricerca sono pari a 11 miliardi di euro totali, 6,09 miliardi sono quelli dedicati alla ricerca di filiera e distribuiti in quattro misure per le quali il ministero ha approvato Linee guida il 4 ottobre 2021. Prevedono il rafforzamento delle strutture di ricerca per la creazione di “campioni nazionali di ricerca e sviluppo” su alcune tecnologie abilitanti: sono individuati come Centri nazionali (l'investimento è pari a 1,6 miliardi di euro). Quindi, la realizzazione di un sistema integrato di Infrastrutture di ricerca e infrastrutture tecnologiche di innovazione (investimenti per 1,58 miliardi di euro). La creazione e il rafforzamento di Ecosistemi dell’innovazione come leader territoriali di ricerca e sviluppo (investimenti per 1,3 miliardi di euro). Infine, Partenariati estesi alle università, ai centri di ricerca, alle aziende per il finanziamento di progetti di ricerca di base (investimenti per 1,61 miliardi di euro).

 

Le misure per la filiera (1,6 miliardi)

Il 13 gennaio scorso sul sito del ministero dell'Università e della Ricerca è stato pubblicato il primo bando previsto per le misure di ricerca in filiera del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

E', questo, l’avviso pubblico per la presentazione di “proposte di intervento per il potenziamento di strutture di ricerca e creazione di campioni nazionali di ricerca e sviluppo su alcune key enabling technologies”, tecnologie chiave, appunto. Riguarda investimenti per 1,6 miliardi di euro. Attraverso questo bando il Mur finanzia 5 Centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera su queste tematiche: Simulazioni, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni; Tecnologie dell’agricoltura (Agritech); Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna; Mobilità sostenibile, Bio-diversità.

I Centri nazionali – che dovranno essere organizzati con una struttura di governance di tipo Hub & Spoke, con l’Hub che svolgerà attività di gestione e coordinamento e gli Spoke quelle di ricerca – sono aggregazioni di università statali ed enti di ricerca vigilati dal ministero e possono prevedere il coinvolgimento di università non statali, altri enti pubblici di ricerca e soggetti pubblici o privati altamente qualificati che svolgono attività di ricerca.

Questi centri – per i quali si prevede un finanziamento tra 200 e 400 milioni di euro ciascuno – saranno finalizzati alla creazione e al rinnovamento di infrastrutture e laboratori di ricerca, alla realizzazione e allo sviluppo di programmi e attività di ricerca, a favorire la nascita e la crescita di iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto tecnologico come start-up e spin off, alla valorizzazione dei risultati finali.

Le proposte per la creazione dei Centri nazionali dovranno, tra gli altri criteri, prevedere che almeno il 40 per cento delle risorse finanziarie sia destinato ad attività realizzate nelle regioni del Mezzogiorno e almeno il 40 per cento del personale assunto o destinatario di borse di studio o di ricerca a tempo determinato sia donna. È inoltre richiesto che ogni Centro si avvalga di almeno 250 persone dedicate alla ricerca tra il personale strutturato di università ed enti che partecipano al progetto. Il numero di Spoke deve essere compreso tra un minimo di 5 e un massimo di 15.

I proponenti potranno presentare le proposte progettuali esclusivamente attraverso la piattaforma informatica Gea del ministero dell’Università e della Ricerca: la call è aperta e si chiuderà alle ore 12 del 15 febbraio 2022.

La valutazione delle proposte progettuali – che sarà effettuata da cinque commissioni, una per ogni tematica, composte da un panel di esperti, italiani o stranieri – avverrà in due fasi distinte alle quali seguirà una fase negoziale condotta da una commissione nominata con decreto del ministro e composta da un rappresentante del Mur, uno del ministero dell’Economia e delle Finanze e dai coordinatori dei panel di esperti coinvolti nelle precedenti fasi di valutazione.

La durata del programma di ricerca è di tre anni a partire dalla data indicata nel decreto di concessione del finanziamento, che sarà sottoscritto al termine della fase di negoziazione e potrà essere estesa, su autorizzazione del ministero, non oltre il 28 febbraio 2026.

 

Infrastrutture di innovazione (1,58 miliardi)

Il 12 gennaio scorso sono stati pubblicati sul sito del ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) i nuovi bandi previsti per le misure di ricerca in filiera del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Si tratta degli avvisi pubblici per “la presentazione di proposte progettuali per il rafforzamento e la creazione di Infrastrutture di ricerca” e per la concessione di "finanziamenti destinati alla realizzazione o ammodernamento di Infrastrutture tecnologiche di innovazione”. Riguardano investimenti per 1,58 miliardi di euro, di cui 1,08 miliardi per le prime e 500 milioni per i secondi.

Attraverso questi due bandi, il Mur finanzia almeno 30 infrastrutture. Con 1,08 miliardi di euro si punta a finanziare almeno 20 Infrastrutture di ricerca, ovvero impianti, risorse e relativi servizi usati dalla comunità scientifica per compiere ricerche in più discipline. I 500 milioni saranno destinati a realizzare o ammodernare almeno 10 Infrastrutture tecnologiche di innovazione con l’obiettivo di favorire una stretta integrazione tra imprese e mondo della ricerca per qualificare la crescita economica del Paese. 

Come tutte le iniziative del Pnrr, dovranno essere soddisfatti i criteri trasversali del Piano che includono, tra l’altro, il superamento dei divari territoriali, di genere e generazionali, nonché il rispetto del principio del “non arrecare un danno significativo”.

 

Infrastrutture di ricerca

Il bando per “la presentazione di proposte progettuali per il rafforzamento e la creazione di Infrastrutture di ricerca” ha come presupposto il Piano nazionale infrastrutture di ricerca 2021-2027 (Pnir), documento strategico che ha individuato le infrastrutture con diversi livelli di priorità per il Paese, sia già esistenti che ancora da realizzare, e i soggetti coinvolti.

La dotazione finanziaria di 1,08 miliardi di euro di questo avviso pubblico è stata ripartita in base alle aree tematiche indicate nel Pnir che hanno come riferimento le prassi della Roadmap Esfri (European Strategy Forum on Research Infrastructures): 400 milioni per le infrastrutture del settore Scienze fisiche e ingegneria, 200 milioni a testa per Ambiente e Salute e Cibo, 100 milioni per Innovazione sociale e culturale, 90 milioni ciascuno per Data, computing e infrastrutture di ricerca digitali ed Energia.

Le Infrastrutture di ricerca coinvolte sono quelle del Pnir e potranno presentare domanda di partecipazione i soggetti pubblici (Enti pubblici di ricerca e Università) sia in modalità singola che in compagine, per finanziare il potenziamento di Ir a priorità alta, la creazione di nuove a priorità alta e media o la creazione di reti tematiche/multidisciplinari di Ir a priorità alta e media. 

Le domande di finanziamento, che non devono essere inferiori a 15 milioni di euro e possono essere rimborsate fino al 100 per cento, devono riguardare o il potenziamento di infrastrutture di ricerca già presenti nel Pnir e indicate a priorità alta o la creazione di nuove infrastrutture sempre presenti nel Pnir e indicate a priorità alta e media o, ancora, la creazione di reti tematiche o multidisciplinari di infrastrutture di ricerca esistenti, presenti nel Pnir a priorità alta e media. I proponenti potranno presentare le proposte progettuali, esclusivamente attraverso la piattaforma informatica Gea , a partire dalle ore 12 del 31 gennaio e fino alle ore 12 del 28 febbraio 2022.

Per definire i progetti finanziabili, dopo l’istruttoria formale-amministrativa da parte del ministero, è prevista una fase di valutazione tecnico-scientifica, condotta da sei panel di valutazione – uno per ogni Area Esfri – composti da esperti tecnico-scientifici, seguita, per i progetti valutati positivamente, dalla negoziazione gestita da rappresentanti del ministero dell'Univerità e della Ricerca affiancati da un referente del ministero delle Finanze e coinvolgendo anche i coordinatori dei sei panel. La durata del progetto è di 30 mesi a partire dalla sottoscrizione dell’atto d’obbligo, con proroghe eventualmente concesse dal ministero ma senza andare oltre il 31 dicembre 2025. 

 

Infrastrutture tecnologiche di innovazione

Il bando per “la concessione di finanziamenti destinati alla realizzazione o ammodernamento di Infrastrutture tecnologiche di innovazione”, con 500 milioni di euro a disposizione, ha come obiettivo il rafforzamento e il completamento della filiera del processo di ricerca e innovazione potenziando i meccanismi di trasferimento tecnologico, incoraggiando l’uso sistemico dei risultati della ricerca da parte del tessuto produttivo, sostenendo la diffusione di un approccio trasformativo all’innovazione, anche attraverso la mobilitazione di competenze e capitali privati. 

Le Infrastrutture tecnologiche di innovazione – per le quali devono essere presentate domande con costi ammissibili tra i 10 e i 20 milioni di euro nel caso di interventi di ammodernamento e tra i 20 e i 40 milioni se nuove realizzazioni – devono avere preferibilmente carattere multifunzionale. 

Le proposte progettuali possono essere presentate da enti e istituzioni di ricerca vigilati dal Mur, dai soggetti inseriti nella sezione “Enti e Istituzioni di ricerca” dell’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato, da università e scuole superiori a ordinamento speciale istituite dal ministero che dovranno, però, obbligatoriamente avvalersi del contributo di soggetti privati che cofinanzino l’iniziativa attraverso operazioni di partenariato pubblico-privato: i finanziamenti arriveranno fino a un massimo del 49 per cento delle spese ammissibili.

I proponenti hanno iniziato a presentare le proposte progettuali, esclusivamente attraverso la piattaforma informatica Gea, da ieri e fino alle ore 12 del 10 marzo 2022. 

La valutazione delle proposte progettuali avverrà in due distinte fasi. La prima, di natura tecnico-scientifica, sarà affidata a Gruppi istruttori composti da esperti, italiani o stranieri, individuati da un panel selezionato dal Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (Cnvr) e integrato da un rappresentante del ministero dello Sviluppo economico (Mise). La seconda, di natura negoziale, sarà condotta da una commissione formata da un rappresentante del Mur, uno del Mef e uno del panel.

Le iniziative dovranno durare 3 anni, con proroghe eventualmente concesse dal ministero ma senza andare oltre il 31 dicembre 2025.

Il bando, con tutti gli allegati, è disponibile a questo link.

 

Ecosistemi territoriali (1,3 miliardi)

Il 30 dicembre 2021 è stato pubblicato sul sito del ministero dell'Università e della Ricerca il bando per la “presentazione di proposte di intervento per la creazione e il rafforzamento di Ecosistemi dell'innovazione territoriali”, con un investimento di 1,3 miliardi di euro.

Attraverso questo avviso pubblico il Mur finanzia la creazione di 12 Ecosistemi dell’innovazione a livello territoriale, regionale o sovraregionale, di cui 5 nel Mezzogiorno. Gli Ecosistemi – che dovranno essere organizzati con una struttura di governance di tipo Hub & Spoke, con l’Hub che svolgerà attività di gestione e coordinamento e gli Spoke quelle di ricerca – sono reti di università statali e non statali, enti pubblici di ricerca, enti pubblici territoriali, altri soggetti pubblici e privati altamente qualificati e internazionalmente riconosciuti e intervengono su aree di specializzazione tecnologica coerenti con le vocazioni industriali e di ricerca del territorio di riferimento.

Gli Ecosistemi – per i quali si prevede un finanziamento tra 90 e 120 milioni di euro ciascuno – hanno l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale dei processi produttivi delle imprese in un’ottica di sostenibilità economica e ambientale e di impatto sociale sul territorio. Le risorse a disposizione andranno a finanziare attività di ricerca applicata, di formazione per ridurre il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dalle università, la valorizzazione dei risultati della ricerca con il loro trasferimento all’impresa, il supporto alla nascita e sviluppo di start-up e spin off da ricerca, promuovendo le attività e i servizi di incubazione e di fondi venture capital.

Anche le proposte per la creazione degli Ecosistemi dovranno, tra gli altri criteri, prevedere che almeno il 40 per cento delle risorse finanziarie sia destinato ad attività realizzate nelle regioni del Mezzogiorno e che almeno il 40 per cento del personale assunto o destinatario di borse di studio o di ricerca a tempo determinato sia donna. È inoltre richiesto che ogni Ecosistema si avvalga di almeno 250 persone coinvolte nel programma di ricerca e innovazione e che il numero di Spoke sia compreso tra un minimo di 5 e un massimo di 10.

I proponenti potranno hanno iniziato a presentare le proposte progettuali – che dovranno essere accompagnate da lettere di sostegno da parte dei presidenti delle Regioni coinvolte come sedi di Hub – esclusivamente attraverso la piattaforma informatica Gea del ministero dell’Università e della Ricerca, fino alle ore 12 del 24 febbraio 2022.

Per definire i progetti finanziabili, sono previste due fasi di valutazione alle quali ne seguirà una negoziale. La valutazione tecnico-scientifica sarà svolta da sei distinti panel, composti ognuno da 3 a 5 esperti individuati dal Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (Cnvr), riferiti ai grandi ambiti di intervento del Programma nazionale per la ricerca 2021-2027 (salute, cultura umanistica, creatività, trasformazioni sociali, società dell’inclusione, sicurezza per i sistemi sociali, digitale, industria, aerospazio, clima, energia, mobilità sostenibile, prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura, ambiente) e coadiuvati da due esperti dell’Agenzia di coesione 1 del ministero dello Sviluppo economico.

La durata del progetto è di 3 anni a partire dalla data che sarà indicata nel decreto per la concessione del finanziamento, con proroghe eventualmente concesse dal Mur non oltre il 28 febbraio 2026.

 

Partenariati estesi (1,61 miliardi)

Con le Linee guida del 4 ottobre 2021 sono stati resi pubblici i finanziamenti, pari a 1,61 miliardi di euro, per i Partenariati estesi: il ministero vuole finanziare almeno 10 grandi programmi da realizzare individuando le tematiche tra quelle indicate: Intelligenza artificiale: Aspetti fondazionali; Scenari energetici del futuro; Rischi ambientali, naturali e antropici; Scienze e Tecnologie quantistiche; Cultura umanistica e Patrimonio culturale come laboratori di innovazione e creatività; Diagnostica e Terapie innovative nella medicina di precisione; Cybersecurity, nuove tecnologie e tutela dei diritti; Conseguenze e Sfide dell’invecchiamento; Sostenibilità economico-finanziaria dei sistemi e dei territori; Modelli per un’alimentazione sostenibile; Made-in-Italy circolare e sostenibile; Neuroscienze e neurofarmacologia; Malattie infettive emergenti; Telecomunicazioni del futuro; Attività spaziali.

“La ricerca di filiera sarà rivoluzionaria", assicura la ministra Messa, "questi 6 miliardi andranno a finanziare non più di 60 progetti in tutto: servirà un grandissimo sforzo di collaborazione e di individuazione di partenariati solidi e ampi, che possano portare a termine nel miglior modo possibile i progetti. Credo che solo così riusciremo a usare i fondi per portare il livello di ricerca e sviluppo, innovazione e mercato in Italia verso un’asticella sempre più alta con la garanzia che, terminate le risorse e il periodo del Pnrr, questo livello possa essere mantenuto autonomamente. La temporaneità del Piano di ripresa e resilienza ci rende responsabili del fatto che la sostenibilità a lungo termine acquisisce un ruolo fondamentale”.

 

Edilizia e grandi attrezzature (1,4 miliardi)

Sempre il 12 gennaio scorso è stato pubblicato il decreto ministeriale, numero 1274 del 10 dicembre 2021, che ripartisce oltre 1,4 miliardi di euro del Fondo per l’edilizia universitaria e per le grandi attrezzature scientifiche che saranno destinate al cofinanziamento, nella misura massima del 60 per cento, di programmi d’intervento di ammodernamento strutturale e tecnologico presentati dalle università statali.

Le risorse, pari complessivamente a 1.412.173.760 euro per il periodo 2021-2035, servono per cofinanziare la costruzione, la ristrutturazione, il miglioramento, l’ampliamento, la messa in sicurezza, l’adeguamento sismico, l’efficientamento energetico di beni immobili delle università, con l’esclusione degli interventi di edilizia residenziale per cui sono previsti appositi fondi, oltre l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche e di grandi attrezzature scientifiche.

Nel dettaglio, 550 milioni sono destinati a cofinanziare progetti di livello esecutivo o progetti di livello definitivo da avviare entro il 30 giugno 2023; 280 milioni a progetti di livello almeno definitivo per lavori di edilizia da avviare entro il 30 giugno 2024; 100 milioni sono assegnati per progetti di livello almeno definitivo per il potenziamento dell’edilizia sportiva universitaria da avviare entro il 30 giugno 2024; 282.173.760 euro per progetti almeno di fattibilità tecnica ed economica per lavori di edilizia con le procedure di affidamento avviate entro il 31 dicembre 2024; infine, 200 milioni di euro sono finalizzati all’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche e grandi attrezzature scientifiche da avviare entro il 31 dicembre 2023.

I programmi – per i quali l’importo minimo da richiedere non può essere inferiore a 750 mila euro per ogni intervento progettuale – saranno valutati da un’apposita commissione, composta da cinque membri e nominata con decreto del segretario generale del ministero, "e saranno costantemente monitorati nel corso della realizzazione".

Al decreto 1274 si affianca anche il numero 1275 che assegna, per il 2021, 75 milioni di euro per cofinanziare programmi di intervento finalizzati prioritariamente all’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici di proprietà pubblica destinati alle funzioni istituzionali di didattica e di ricerca degli atenei statali o a interventi di edilizia sostenibile o relativi all’acquisizione di grandi attrezzature scientifiche aventi caratteri di urgenza e indifferibilità.

Il decreto assegna una quota minima fissa di 350 mila euro a ogni istituzione e una quota variabile proporzionale connessa alla dimensione della popolazione studentesca e ai costi standard degli atenei. Le norme qui e qui.

 

La legge di bilancio

Il 31 dicembre 2021 è stata licenziata la Legge di bilancio per l'anno in corso con i suoi articoli su università e ricerca. Con le modifiche introdotte in Parlamento, il Piano di riorganizzazione e rilancio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), senza il quale l’ente non potrà avvalersi di 20 milioni di euro stanziati per il 2022, dovrà diventare operativo entro sei mesi.

Il Fondo per il finanziamento ordinario delle università (Ffo) sarà incrementato, rispetto al 2021, di 252 milioni di euro per il 2022, 515 milioni per il 2023, 765 milioni per il 2024, 815 milioni per il 2025 e 865 milioni annui a decorrere dal 2026. Rispetto a queste risorse aggiuntive, si prevedeno diversi vincoli di destinazione: dal reclutamento del personale, che rappresenta la fetta più consistente, alla valorizzazione degli addetti tecnico-amministrativi, dall’integrazione dell’importo delle borse di dottorato al cofinanziamento per le chiamate dirette, all’incremento del finanziamento delle Scuole superiori a ordinamento speciale. Per l'Ffo è previsto l’incremento di 2 milioni di euro per il sostegno delle spese sanitarie degli studenti fuori sede e fuori regione che abbiano Isee inferiore a 20.000 euro.

La manovra prevede, a decorrere dal 2022, un contributo annuale di 4,5 milioni di euro complessivi per Fondazione Idis-Città della Scienza di Napoli, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e Museo Galileo di Firenze, enti impegnati a sostenere e incentivare in maniera organica la diffusione della cultura scientifica.

Aumenta, passando da 15 milioni di euro annui a 19,5 milioni, il fondo istituito nel 2020 per prevedere, nelle dotazioni organiche delle istituzioni statali di Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam), le posizioni di accompagnatore al pianoforte,  accompagnatore al clavicembalo e tecnico di laboratorio. Dal 2022, poi, sono previsti 8,5 milioni annui destinati al riconoscimento delle specifiche attività svolte nonché della valorizzazione delle competenze necessarie al raggiungimento, da parte delle istituzioni Afam, di più elevati obiettivi nell’ambito della didattica, ricerca e terza missione.

Il Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca (Foe) viene incrementato di 90 milioni di euro per ognuno degli anni 2022, 2023 e 2024 e di 100 milioni a decorrere dal 2025: una quota dovrà essere sempre destinata alla promozione dello sviluppo professionale di ricercatori e tecnologi e alla valorizzazione del personale tecnico-amministrativo. Si prevede, inoltre, che, per la prima volta, il riparto delle risorse venga fatto tenendo in considerazione anche i risultati conseguiti dagli enti pubblici nella valutazione della qualità della ricerca.

Il Fondo Italiano per la Scienza, istituito con il decreto-legge Sostegni-bis, avrà una dotazione di 150 milioni di euro per il 2022, mentre arriverà a 200 milioni nel 2023 e a 250 milioni a decorrere dal 2024.

La Legge di bilancio ha istituito il nuovo Fondo italiano per le scienze applicate con una dotazione di 50, 150 e 200 milioni rispettivamente per il 2022, il 2023 e il 2024 e di 250 milioni di euro a partire dal 2025.

Nella Finanziaria 2022 è stata inserita una disposizione per sostenere i “cervelli” rientrati in Italia con agevolazioni fiscali: si prevede uno stanziamento annuo di 1,5 milioni di euro per ognuno degli anni 2022, 2023 e 2024 a favore dell’Agenzia Erasmus Indire e l’assegnazione all’Associazione Uni-Italia – per promuovere insieme al Maeci l’internazionalizzazione del sistema universitario italiano – di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023 e 1 milione di euro per il 2024.