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Le ingiustizie del lockdown: dalla scuola al lavoro, sono i poveri a soffrire di più

Guido Silvestri è virologo della Emory University di Atlanta, in Georgia (Usa). Le chiusure non proteggono allo stesso modo chi svolge lavori intellettuali in remoto, e chi per sbarcare il lunario deve andare fisicamente al lavoro. In un'ottica più ampia quando l'Occidente 'chiude' per tre mesi, in Asia ed Africa 150 milioni di persone vanno in estrema povertà, ed alcuni milioni muoiono di fame
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L'idea che la pandemia da COVID-19 si affronti imponendo la separazione forzata ad oltranza tra persone ha avuto senso a inizio 2020, di fronte ad un virus nuovo e sconosciuto, per cui non avevamo né vaccini né cure, che stava causando molti morti e mandando in crisi i nostri ospedali. Due anni dopo, l'efficacia di queste misure - peraltro applicate in modo diverso da Paese a Paese - rimane discussa, ma nessuno più dubita che le chiusure abbiano rappresentato una "soluzione" non sostenibile nel tempo a causa dei gravi effetti collaterali di tipo socio-economico e psicologico, e comunque priva di una exit strategy ben definita (come e quando si riapre?). 

Come sappiamo, la svolta nella gestione della pandemia è venuta a fine 2020 con i vaccini, il cui uso ha ridotto di circa il 90% il rischio di sviluppare malattia grave o morire di Covid. In presenza di alte percentuali di vaccinati il rapporto benefici/costi dei lockdown scende fino…

L'idea che la pandemia da COVID-19 si affronti imponendo la separazione forzata ad oltranza tra persone ha avuto senso a inizio 2020, di fronte ad un virus nuovo e sconosciuto, per cui non avevamo né vaccini né cure, che stava causando molti morti e mandando in crisi i nostri ospedali. Due anni dopo, l'efficacia di queste misure - peraltro applicate in modo diverso da Paese a Paese - rimane discussa, ma nessuno più dubita che le chiusure abbiano rappresentato una "soluzione" non sostenibile nel tempo a causa dei gravi effetti collaterali di tipo socio-economico e psicologico, e comunque priva di una exit strategy ben definita (come e quando si riapre?). 

Come sappiamo, la svolta nella gestione della pandemia è venuta a fine 2020 con i vaccini, il cui uso ha ridotto di circa il 90% il rischio di sviluppare malattia grave o morire di Covid. In presenza di alte percentuali di vaccinati il rapporto benefici/costi dei lockdown scende fino a renderli inaccettabili in termini sia sanitari che politici. Da notare che l'arrivo di Omicron - che pure alcuni avevano paventato richiedere nuove chiusure - ha paradossalmente enfatizzato l'inefficacia delle chiusure, con l'esempio clamoroso dell'Olanda, dove il lockdown "preventivo" del 19 dicembre è stato seguito da un trend di contagi simile ai paesi rimasti aperti. Allo stesso modo Omicron ha fatto tramontare l'idea di salvare capra e cavoli con il cosiddetto "Covid-zero", concetto inapplicabile in paesi democratici (ad eccezione della Nuova Zelanda, unica per geografia). 

Un aspetto problematico dei lockdown, di cui si parla poco nella narrativa per cui il virus va fermato a tutti i costi, è come le chiusure abbiano danneggiato in maniera selettiva i poveri, sia locali che globali. In Occidente gli esempi sono evidenti: stare chiusi in casa per mesi non è uguale per chi ha uno stipendio lauto e sicuro e per chi fa lavori precari o malpagati. Le chiusure non proteggono allo stesso modo chi svolge lavori intellettuali in remoto, e chi per sbarcare il lunario deve andare fisicamente al lavoro (e lo stesso vale, a cascata, per i familiari). Le chiusure non le soffre ugualmente chi vive in attici e ville con piscina e chi vive in appartamenti piccoli, male areati e sovraffollati. E lo stesso vale per la Dad, che crea disagio in famiglie povere con poco spazio, minima privacy e scarso supporto tecnologico (e qui, bisogna dirlo, è stato squallido vedere i devastanti effetti della Dad minimizzati, su certi media, da gente che manda i figli a studiare negli Usa). Il tutto, ricordiamo, in un contesto socio-sanitario in cui, in molti paesi Occidentali, essere poveri significa già ricevere terapie meno tempestive ed efficaci per ogni malattia, non solo Covid. Ma il dato più tragico, e purtroppo gravemente sottovalutato, viene dall'osservazione che, in un mondo globalizzato, quando l'Occidente "chiude" per tre mesi, in Asia ed Africa 150 milioni di persone vanno in estrema povertà, ed alcuni milioni muoiono di fame (stime World Bank). E, sempre a livello globale, sono i poveri del mondo che tuttora hanno meno accesso a vaccini e cure contro Covid. 

Paradossalmente, proprio in questo contesto si sviluppa l'idea che le chiusure siano di sinistra e le aperture di destra - uno schema sommario e distorto nato dall'osservare come la politica opportunista e populista di leaders come Trump e Bolsonaro abbia navigato l'emergenza Covid in modo scientificamente approssimativo e minimizzando i rischi causati dal virus. Ma passando ad una visione più lucida ed analitica, è evidente che ogni chiusura, soprattutto se non integrata da massicci ed immediati interventi di sostegno, ha rappresentato un trasferimento netto di ricchezza, potere e perfino salute dai poveri ai ricchi. Sulle chiusure si può e si deve discutere, con onestà intellettuale e basandosi sui dati, andando nel dettaglio di come, dove e quando farle, e quali siano le possibili alternative. Ma questa discussione non può più prescindere dal fatto che la principale categoria a subire l'impatto sociale, economico e psicologico di questi interventi siano i poveri (e con loro altri soggetti "deboli" come disabili, malati, anziani, minori e carcerati).