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Responsabili, comprensivi e fiduciosi nella scienza: così la pandemia ha cambiato i comportamenti degli adolescenti

La ricerca dell'Università di Siena ha coinvolto 2.200 ragazzi delle superiori: il 90% di loro ha scelto di vaccinarsi anche per proteggere gli altri ma capisce chi non lo ha fatto
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Fiduciosi nella scienza, responsabili, informati e anche comprensivi verso gli "errori" del prossimo. È il ritratto degli adolescenti italiani ai tempi della pandemia che emerge da una ricerca dell'Università di Siena. Lo studio è stato presentato oggi in occasione del lancio della seconda edizione di Fattore J, il programma - promosso da Fondazione Mondo Digitale con Janssen Italia, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson&Johnson, e il patrocinio dell'Istituto superiore di Sanità - che punta ad aumentare la fiducia nella scienza tra i più giovani, a sensibilizzare sull'importanza di una corretta informazione scientifica e sulla scelta di comportamenti responsabili per la salute.

Fiduciosi nella scienza, responsabili, informati e anche comprensivi verso gli "errori" del prossimo. È il ritratto degli adolescenti italiani ai tempi della pandemia che emerge da una ricerca dell'Università di Siena. Lo studio è stato presentato oggi in occasione del lancio della seconda edizione di Fattore J, il programma - promosso da Fondazione Mondo Digitale con Janssen Italia, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson&Johnson, e il patrocinio dell'Istituto superiore di Sanità - che punta ad aumentare la fiducia nella scienza tra i più giovani, a sensibilizzare sull'importanza di una corretta informazione scientifica e sulla scelta di comportamenti responsabili per la salute.

Il 90% dei ragazzi è vaccinato

La ricerca ha coinvolto circa 2.200 ragazzi di scuole superiori (tra i 13 e i 19 anni), ai quali sono stati sottoposti dei questionari online. "Il fil rouge di questa ricerca è la fiducia nella scienza e come la scienza viene percepita dai ragazzi - spiega a Repubblica Alessio Muscillo, ricercatore del dipartimento di Economia politica e Statistica dell'ateneo senese - All'interno di questo tema generale sono state individuate una serie di tematiche specifiche. Abbiamo iniziato col chiedere ai ragazzi quali sono le loro opinioni sui vaccini". Il dato che emerge è confortante: oltre il 90 per cento degli studenti intervistati ha scelto di vaccinarsi, e tra le ragioni principali alla base di questa scelta c'è il desiderio di tornare presto alla normalità per poter andare a scuola e frequentare gli amici (92%), ma anche la volontà di non ammalarsi per non contagiare gli altri (85,5%). Motivi "altruistici" dunque, legati al rapporto con il prossimo e la vita sociale, che prevalgono su ragioni più individualistiche o legate al divertimento.

Comprensivi verso chi non si è vaccinato

I ragazzi comprendono bene la complessità della situazione attuale e dimostrano di avere una visione chiara dell'importanza del vaccino per limitare gli effetti gravi della malattia. Ma si dimostrano anche piuttosto "comprensivi" nei confronti di chi rifiuta di immunizzarsi. L'opinione maggioritaria tra gli adolescenti è che chi non si vaccina sia mosso più dal timore che da ragioni ideologiche o complottistiche: oltre il 75 per cento ritiene che la scelta no vax sia legata alla paura di un siero non adeguatamente testato e con effetti a lungo termine sconosciuti. "Abbiamo anche domandato ai ragazzi qual è, secondo loro, la fascia d'età che si è comportata in maniera più irresponsabile durante questi ultimi due anni - spiega ancora Muscillo - È interessante che gli adolescenti abbiano indicato soprattutto quella tra i 35 e i 65 anni, che probabilmente è la fascia d'età dei loro genitori".

Informazione sì ma sui social

La maggior parte dei ragazzi pensa che il virus resterà pericoloso nel breve periodo, principalmente a causa delle varianti e dei comportamenti non corretti delle persone, che non si vaccinano o non rispettano il distanziamento. Molto significativo anche il fatto che oltre il 70 per cento degli adolescenti, senza differenze tra maschi e femmine, dice di informarsi quotidianamente o quasi attraverso i social, mentre meno del 20 cento dichiara di leggere i giornali. Solo un ragazzo su cinque ammette di non informarsi affatto sulla situazione pandemica.

Comportamenti cambiati soprattutto nelle grandi città

Il secondo tema di indagine ha riguardato il cambiamento dello stile di vita a seguito della pandemia e delle misure di contenimento del contagio. Per quanto riguarda l'uso dei mezzi pubblici, solo il 14 per cento dei ragazzi dice di aver smesso di usarli. Il resto degli adolescenti descrive un impatto sulle proprie abitudini che varia molto a seconda della città: si va dai ragazzi di Asti, che descrivono un impatto pari a zero, a quelli di Roma che invece dicono che la pandemia ha modificato profondamente la propria routine. "Qui si nota una differenza marcata tra le grandi città e i piccoli centri - racconta Muscillo - Per quanto riguarda il trasporto pubblico l'impatto nelle metropoli è stato molto più pesante".

Anche durante la pandemia i giovani continuano a frequentare gli amici e a uscire spesso, ma il 40 per cento dichiara di farlo molto meno rispetto al passato. Il ricercatore dell'università di Siena spiega che "c'è molta consapevolezza del pericolo degli assembramenti. Abbiamo testato i comportamenti dei ragazzi nel caso in cui dovessero entrare in un locale al chiuso. La propensione a frequentare uno spazio chiuso si riduce molto se alla domanda viene associata la foto di un posto molto affollato: raddoppia il numero dei ragazzi che si sentono a rischio". Solo una piccola percentuale di giovani, inoltre, dice di aver aumentato l'attività sportiva durante la pandemia. Oltre il 40 per cento, invece, non pratica più sport o lo fa meno rispetto al passato.

Nei prossimi mesi la ricerca continuerà approfondendo altre tematiche: la fiducia nella scienza e nella medicina; i cambiamenti nello stile di vita dovuti ad opinioni su tematiche scientifiche; il ruolo dei "bias" cognitivi quando si considerano tematiche medico-scientifiche.

La seconda edizione del progetto Fattore J - intitolata "Nelle mani della scienza" - vuole promuovere la fiducia nei progressi della scienza e coinvolge, tra l'altro, tredici associazioni di pazienti e due partner scientifici (Università Campus Bio-Medico di Roma e Università di Siena). L'obiettivo è raggiungere, attraverso una campagna di comunicazione, 100mila studenti. È prevista anche la formazione online per 10mila alunni delle superiori: i webinar approfondiranno temi chiave in diverse aree terapeutiche, con l'obiettivo di riportare la salute e il benessere al centro del processo educativo.