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Crotone, organizzano maxi truffa per rivendere sotto banco ettolitri di carburante agricolo, acquistato a prezzo agevolato: in sette ai domiciliari

La procura di Catanzaro, giudata da Nicola Gratteri, ha scoperto il giro di affari illegale attivato da Roberto De Fazio: spacciava spiagge, aree demaniali e perfino l'aeroporto per terreni destinati all'agricoltura per ottenere benzina e gasolio a tariffe calmierate
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Sulla carta avevano aziende agricole sterminate e enormi fabbricati buoni per avere ettolitri di carburante agricolo a prezzo agevolato. In realtà, orti e capannoni esistevano solo sui documenti presentati per avere i sussidi, anche perché - particelle catastali alla mano - quelle aree corrispondevano a spiagge, aree demaniali e alla pista dell'aeroporto di Crotone. 

È una maxitruffa da oltre centinaia di migliaia di euro quella scoperta dalla procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, che oggi è costata i domiciliari a sette persone, l'obbligo di dimora ad altre quattro e la sospensione dal lavoro a tre funzionari regionali, Ottone Cesario, Angelo Lonetti e Natale Pacenza, andato in pensione poco prima di ricevere il provvedimento.

Erano loro è emerso dall'indagine ad aggiustare le pratiche che permettevano ad aziende agricole inesistenti di ottenere ettolitri su ettolitri di carburante agricolo. E di certo non veniva utiliz…

Sulla carta avevano aziende agricole sterminate e enormi fabbricati buoni per avere ettolitri di carburante agricolo a prezzo agevolato. In realtà, orti e capannoni esistevano solo sui documenti presentati per avere i sussidi, anche perché - particelle catastali alla mano - quelle aree corrispondevano a spiagge, aree demaniali e alla pista dell'aeroporto di Crotone. 

È una maxitruffa da oltre centinaia di migliaia di euro quella scoperta dalla procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, che oggi è costata i domiciliari a sette persone, l'obbligo di dimora ad altre quattro e la sospensione dal lavoro a tre funzionari regionali, Ottone Cesario, Angelo Lonetti e Natale Pacenza, andato in pensione poco prima di ricevere il provvedimento.

Erano loro è emerso dall'indagine ad aggiustare le pratiche che permettevano ad aziende agricole inesistenti di ottenere ettolitri su ettolitri di carburante agricolo. E di certo non veniva utilizzato per far marciare mezzi inesistenti, ma venduto sottobanco.

A scoprire il sistema, i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, guidati dal tenente colonnello Gerardo Lardieri, del Nucleo Operativo Ecologico, al comando del generale Valerio Giardina, coordinati dalla procura di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri.

Al centro della truffa, Roberto De Fazio, formalmente imprenditore agricolo. In realtà, da ex dipendente del Canapa (Centro autorizzato nazionale assistenza produttori agricoli), sapeva come confezionare le pratiche, cosa scrivere e soprattutto, grazie alle vecchie credenziali, aveva ancora accesso al sistema. Possibilità e conoscenze che ha messo al servizio anche di altri imprenditori, finiti con lui ai domiciliari o indagati per ottenere l'erogazione di gasolio agricolo da parte del Dipartimento Agricoltura e Risorse alimentari della Regione Calabria.

Come si guadagnava? Semplice. Bastava dichiarare di avere un'impresa, con tanto di mezzi agricoli. Più grande era la proprietà, maggiore il contributo. Ovviamente, era tutto finto, taroccato anche grossolanamente. Non a caso le pratiche raccontano di lunghe file di orti sulla pista dell'aeroporto di Crotone e rigogliose colture sulla spiaggia di Isola Capo Rizzuto.

Ma con il funzionario giusto, quelle carte avevano senza problemi il via libera. Ed erano sempre fra le prime ad essere evase. Risultato, gli "imprenditori" - in realtà titolari di imprese molto più piccole di quanto dichiarato o anche di ditte inesistenti - ottenevano il carburante, concesso a prezzo agevolato e gravato da un'accisa ridotta, che poi veniva venduto sul mercato nero a circa la metà del costo standard, finendo spesso e volentieri in mezzi da strada e non trattori e motozappe. Del resto, di quelle macchine non c'è mai stata traccia, al pari dei terreni. Ma i guadagni sì, erano reali, e agli indagati sono costati un sequestro da oltre 600mila euro.