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Giornata delle donne nella scienza, la ministra Messa alle ragazze: "Seguite i vostri sogni e invertiremo la tendenza"

La ministra dell'Università, Maria Cristina Messa 
L'intervista alla responsabile dell'Università e della Ricerca: "Le studentesse oggi sono più numerose e più brave. Nuove borse di studio per chi sceglie le discipline scientifiche, ma il nostro impegno va oltre: dobbiamo garantire parità di lavoro e di guadagno"
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Nel 2021, racconta Save The Children, le immatricolazioni universitarie registrano un aumento delle donne iscritte alle facoltà Stem (science, technology, engineering and mathematics): il 22% delle iscritte ha scelto discipline scientifiche e sono cresciute in particolare per le immatricolazioni in informatica e tecnologie ICT (+15,74%). Ancora troppo poche. E pur essendo la metà dei laureati in Italia (58,7%) solo il 18,9% di loro lo ha fatto in una materia Stem contro il 39,2% dei ragazzi. Non solo: l'ultimo rapporto di AlmaLaurea racconta che, una volta fuori dall'università, le ragazze restano penalizzate nel lavoro e nello stipendio.

Ministra Maria Cristina Messa, oggi è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Cosa direbbe alle studentesse che stanno per iscriversi all'università?

"Di osare sempre. Di non temere, non avere paura di niente, andare avanti e credere in se stesse".

Anche se…

Nel 2021, racconta Save The Children, le immatricolazioni universitarie registrano un aumento delle donne iscritte alle facoltà Stem (science, technology, engineering and mathematics): il 22% delle iscritte ha scelto discipline scientifiche e sono cresciute in particolare per le immatricolazioni in informatica e tecnologie ICT (+15,74%). Ancora troppo poche. E pur essendo la metà dei laureati in Italia (58,7%) solo il 18,9% di loro lo ha fatto in una materia Stem contro il 39,2% dei ragazzi. Non solo: l'ultimo rapporto di AlmaLaurea racconta che, una volta fuori dall'università, le ragazze restano penalizzate nel lavoro e nello stipendio.

Ministra Maria Cristina Messa, oggi è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Cosa direbbe alle studentesse che stanno per iscriversi all'università?

"Di osare sempre. Di non temere, non avere paura di niente, andare avanti e credere in se stesse".

Anche se i dati raccontano che studi e carriere delle giovani donne sono ancora bloccate?

"Sì, perché è vero che c'è ancora una mentalità arcaica che vede la donna più capace negli studi umanistici e non scientifici: è lo stereotipo peggiore, duro da sradicare. Ed è purtroppo ancora vero che è più facile promuovere carriere maschili, che le commissioni di concorso sono spesso fatte tutte da uomini, che le donne difficilmente sono prime autrici delle ricerche anche se hanno condotto il lavoro. Ma io penso che bisogna seguire i propri sogni, uniti alle proprie attitudini. Quel che io osservo, dal ministero dell'Università, è che negli ultimi anni le donne si sono sempre più frequentemente iscritte all'università e rispetto ai loro colleghi uomini riescono a laurearsi in misura maggiore e con migliori risultati. Però le iscrizioni nelle materie scientifiche restano basse in senso assoluto. Se guardiamo ai dati relativi, l'aumento in alcuni corsi di laurea come quelli informatici (12%) è incoraggiante e fa ben sperare in un maggiore interesse. Eppure l'occupazione e il salario restano più bassi, del 20%. Qui bisogna intervenire".

È un problema di formazione o di struttura della società?

"A mio avviso non è un problema di formazione perché come abbiamo visto le ragazze studiano, e studiano anche bene. C'è però un problema di scelte che ancora si orientano spesso, anche per necessità, verso lavori che più si conciliano con la famiglia, che non comportano per forza lo spostarsi dalla propria città, che rappresentano situazioni di compromesso. È una percezione e vorrei cambiasse".

E come si fa?

"Bisognerebbe attuare una strategia a tutto tondo, a partire dalle scuole elementari. Ma intanto, come ministero e come governo, ci siamo impegnati in interventi puntuali".

Quali?

"Con i fondi previsti dal Pnrr abbiamo pubblicato un decreto che a partire dal prossimo anno accademico, oltre a incrementare in media di 700 euro il valore delle borse di studio per tutti, aumenta del 20% ancora in più quelle per le studentesse che scelgono lauree Stem".

E sulla ricerca?

"Ai bandi per i 6 miliardi assegnati alla ricerca sempre nell'ambito del Pnrr potranno accedere solo gli atenei o gli enti che rispettano la parità di genere. Sui piani e sui bilanci di genere si vigilerà, perché scrivere norme generali è facile ma poi bisogna andare a controllare cosa accade all'interno delle realtà che chiedono i nostri finanziamenti. Anche nei concorsi, a parità di merito, ci sarà una attenzione maggiore all'assunzione a tempo determinato delle ricercatrici donne. Dobbiamo creare una sorta di effetto di diffusione o di amplificazione: a partire da un provvedimento dobbiamo poi agire sulla intera società. E poi ho un altro pallino...".

Quale?

"Insistere fortemente sulla interdisciplinarietà. Tra materie umanistiche e scientifiche può esserci una grande interazione, più che barriere e steccati. Penso ad esempio alla transizione ecologica, all'avanzamento tecnologico, alle trasformazioni urbane o ancora alla rivoluzione della mobilità: su questi temi molti studi umanistici, a cominciare dalla giurisprudenza o dagli studi sociali, possono essere la guida. I corsi di laurea interdisciplinari devono avere però due parametri: la qualità altissima della formazione e lo sbocco professionale".

Lei oggi, per celebrare questa Giornata internazionale, sarà a Dubai al Padiglione Italia di Expo 2020 a presentare il manifesto "Mind the Stem gap", di cosa si tratta?

"È il manifesto con cui la Fondazione Bracco vuole superare il gender gap e promuovere un'istruzione più inclusiva per le ragazze: parla di linguaggio, di stereotipi, di comportamenti, di fiducia di sé. Ci sarà anche Aspen Institute che lancerà dieci borse di studio per donne del Sud Italia impegnate in discipline Stem".

Arriverà l'inversione di tendenza per le donne nell'università e nella scienza?

"Sono sempre più le dottorande e le ricercatrici donne competenti e quindi il trend cambierà per forza, io ci credo. Bisogna riuscire a incoraggiarle a iscriversi ai corsi di laurea scientifici e a fare ricerca, offrendo stimoli e supporto e carriere finalmente parificate".

Negli ultimi giorni un liceo di Cosenza, il Valentini-Majorana, è stato occupato perché sarebbe stato teatro di abusi da parte di alcuni professori su studenti e studentesse. E un longform di Repubblica - I predatori dell'accademia - ha raccontato molestie e indagini all'interno delle università. Cosa ne pensa?

"Serve sicuramente maggiore attenzione. Il tema delle molestie non è da sottovalutare o da dimenticare, mai. E la violenza può essere anche molto sottile, verbale, morale, passare sotto forme di ricatto. Bisogna attuare un sistema forte di prevenzione. Le università in questo sono più avanti: hanno introdotto la figura delle consigliere di fiducia e altri strumenti in autonomia per cercare di proteggere chi denuncia. Ma qualsiasi comportamento di abuso o di violenza deve essere rifiutato e condannato ancor più in un luogo come l'università, il luogo per eccellenza del confronto, del sapere".