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L'associazione Coscioni: "La decisione su Mario un primo passo, ma serve il referendum sull'eutanasia"

Suicidio assistito, Cappato: "La legge in discussione aumenta solo la sofferenza di chi vuole andarsene". Mina Welby: "Piergiorgio sarebbe contento per Mario"
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"È una giornata importante. Piergiorgio sarebbe contento per Mario. Lui che ha dovuto lottare tanto per vedersi togliere i macchinari che lo tenevano dolorosamente in vita, sognava il giorno in cui tutti avrebbero potuto decidere quando andarsene, quando la sofferenza fisica e morale sarebbe stata per loro insostenibile o l'esistenza priva di dignità". Mina Welby parla con tono sereno ripensando a quei giorni. "Non so quando Mario deciderà di prendere il farmaco che la Asl ha stabilito, ma ricordo bene il giorno in cui hanno staccato il ventilatore a Piergiorgio, paralizzato, con solo gli occhi per comunicare, dopo averlo sedato come chiedeva. Era di buon umore, forse perché si sentiva quasi libero, anche se nel pomeriggio aveva detto agli amici venuti a trovarlo: non è uno scherzo morire, andate più in là che mi devo concentrare, è la prima volta che muoio ".

"È una giornata importante. Piergiorgio sarebbe contento per Mario. Lui che ha dovuto lottare tanto per vedersi togliere i macchinari che lo tenevano dolorosamente in vita, sognava il giorno in cui tutti avrebbero potuto decidere quando andarsene, quando la sofferenza fisica e morale sarebbe stata per loro insostenibile o l'esistenza priva di dignità". Mina Welby parla con tono sereno ripensando a quei giorni. "Non so quando Mario deciderà di prendere il farmaco che la Asl ha stabilito, ma ricordo bene il giorno in cui hanno staccato il ventilatore a Piergiorgio, paralizzato, con solo gli occhi per comunicare, dopo averlo sedato come chiedeva. Era di buon umore, forse perché si sentiva quasi libero, anche se nel pomeriggio aveva detto agli amici venuti a trovarlo: non è uno scherzo morire, andate più in là che mi devo concentrare, è la prima volta che muoio ".

Ma l'ottimismo che scaturisce dalla notizia della scelta del farmaco da parte dei medici, dopo quindici mesi dalla richiesta di Mario, tetraplegico quarantenne marchigiano, dura poco all' associazione Coscioni, che da anni si batte sulla libertà di scelta. Sono preoccupati in vista della decisione di martedì della Corte Costituzionale sull'ammissibilità del referendum chiesto sull'eutanasia e sulla legge in discussione in parlamento.

 

"In primo luogo perché la legge parla di suicidio assistito e non di eutanasia e quindi lascerebbe fuori quelle persone che sono incapaci di prendere da soli la sostanza per morire. Ma soprattutto bisogna fare il referendum sull'eutanasia, perché questa legge che stanno discutendo in parlamento è più dannosa che utile ai malati. Gli aspetti procedurali li hanno già stabiliti in questi mesi, come la validazione del farmaco di cui parliamo oggi. L'unica cosa che poteva stabilire di nuovo sono i tempi entro i quali l'Asl e i medici devono rispondere alla richiesta del paziente, e questo non l'hanno fatto", sottolinea la segretaria della Coscioni, l'avvocato Filomena Gallo.

 

"O la legge aggiunge diritti alle persone rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale oppure ha poco senso. E invece questa legge li diminuisce: prevede che uno debba scegliere le cure palliative e poi ci rinunci, prima di poter presentare la domanda per il suicidio assistito. In questo modo uno come Mario, che vuole essere lucido fino alla fine, non vuole palliative, non vuole essere sedato, non potrebbe morire. Non ne avrebbe diritto", aggiunge Marco Cappato che per aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera ha rischiato con la legge attuale fino a 12 anni di carcere: " in questo modo allunga i tempi, allunga i mesi di dolore dei malati e non accetta chi non ha una prognosi senza speranza. È ancora una volta Mario non potrebbe scegliere, visto che è totalmente paralizzato, ma potrebbe vivere ancora a lungo"

 

Non solo, sottolinea l'avvocato Francesca Re, sempre della Coscioni: "La legge di cui stanno discutendo prevede che per accedere al suicidio assistito sia certificato che il paziente provi dolore fisico e psichico insopportabile, mentre la Corte Costituzionale sanciva il fatto che bastasse  uno dei due a ritenere giustificato il desiderio di volere andarsene. Tutti paletti per rendere più  difficile, estenuante il tentativo di andarsene , di chi ha già una vita piena di sofferenza".