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Verona, un piccolo-grande sciamano rilancia il museo archeologico

E' una delle più antiche rappresentazioni di una figura umana e animale. Trovata nella Grotta di Fumane, la figura rossa è al centro della nuova sezione dedicata a Preistoria e Protostoria nel Veronese. Giovedì l'inaugurazione. Il soprintendente Ferrara: "Spesi tre milioni, finiti i lavori diventerà una delle raccolte archeologiche più importanti d'Italia"
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E' piccolo ma agguerrito. E antichissimo. Semplice e diretto come il graffito di uno street artist, può diventare il simbolo del Museo archeologico di Verona. Stiamo parlando del cosiddetto Sciamano, uno dei reperti in ocra rossa rinvenuti a Grotta di Fumane e riferibili all'attività dei primi Sapiens (40mila anni prima di Cristo, Paleolitico superiore), che raffigura un personaggio con copricapo. La pietra è una delle più antiche figure di uomo-animale del pianeta.

La preistoria nell'ex caserma

Duecentomila anni di storia nel territorio Veronese andranno ad impreziosire il museo scaligero, diretto da Giovanna Falezza e ospitato nell'ex Caserma Asburgica San Tomaso. Il taglio del nastro avverrà il 17 febbraio alle 11,30 alla presenza di Daniele Ferrara, direttore della Direzione regionale Musei Veneto, e di Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero alla Cultura. Agli albori della creatività umana è il nome…

E' piccolo ma agguerrito. E antichissimo. Semplice e diretto come il graffito di uno street artist, può diventare il simbolo del Museo archeologico di Verona. Stiamo parlando del cosiddetto Sciamano, uno dei reperti in ocra rossa rinvenuti a Grotta di Fumane e riferibili all'attività dei primi Sapiens (40mila anni prima di Cristo, Paleolitico superiore), che raffigura un personaggio con copricapo. La pietra è una delle più antiche figure di uomo-animale del pianeta.

La preistoria nell'ex caserma

Duecentomila anni di storia nel territorio Veronese andranno ad impreziosire il museo scaligero, diretto da Giovanna Falezza e ospitato nell'ex Caserma Asburgica San Tomaso. Il taglio del nastro avverrà il 17 febbraio alle 11,30 alla presenza di Daniele Ferrara, direttore della Direzione regionale Musei Veneto, e di Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero alla Cultura. Agli albori della creatività umana è il nome della prima sezione che, dal 18 febbraio, sarà aperto al pubblico (ma solo venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18).

La storia su tre piani

L'allestimento del nuovo Museo archeologico, affidato all'architetto Chiara Matteazzi su progetto scientifico di Federica Gonzato - che prevede ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale - è iniziato dall'ampio sottotetto dove hanno trovato collocazione le sezioni dedicate alla Preistoria e alla Protostoria, a documentare un lasso di tempo che prende avvio circa 200.000 anni fa e si dipana sino al primo secolo a.C. Il piano intermedio accoglierà invece i reperti dell'età celtica e romana, oltre ad uffici, biblioteca e spazi per incontri, mentre il piano terra è destinato a documentare l'età altomedievale.

"Uno dei più importanti musei archeologici"

"Complessivamente l'investimento supererà i 3 milioni di euro, integralmente finanziati dal ministero alla Cultura", ha detto Daniele Ferrara.  "Aperta al pubblico la sezione riservata alla preistoria e alla protostoria, contiamo di avviare molto presto - ha aggiunto lo studioso romano - il cantiere per la sezione romana, mentre con fondi assegnati tramite il Pnnr metteremo a cantiere anche il piano terra per completare quello che si prefigura come uno dei più importanti musei archeologici italiani".

Tra le testimonianze anche un magnifico spillone

Risale all'Età del Bronzo antico l'esemplare di vaso a bocche multiple recuperato durante lo scavo archeologico della Palafitta del Laghetto del Frassino presso Peschiera del Garda. Dal medesimo sito provengono anche ceramiche con decorazioni incise, conchiglie, metalli e utensili in osso, pietra e legno. Sempre dal Garda, rinvenuti ad una profondità di circa tre metri, provengono una tazza dell'Età del Bronzo antico e alcuni resti paleobotanici, tra i quali una spiga carbonizzata di farro. Dal sito di Pila del Brancon, a Nogara, provengono spade ripiegate, cuspidi di lancia, pugnali ed altri elementi laminari contorti, materiali che possono essere riferiti ad una fase iniziale dell'età del Bronzo finale. Notevoli e numerosi gli oggetti da ornamento esposti nel nuovo Museo e tra essi spicca il magnifico spillone scoperto presso la palafitta de La Quercia a Lazise, lungo più di mezzo metro, con larga testa a disco e gambo ritorto.