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Doppio cognome, Emanuela Folliero: “Che odissea per darlo a mio figlio. Ora approvate la legge”

Emanuela Folliero con il figlio Andrea 
L’ex showgirl e la sua battaglia: "Con le nuove norme sarà tutto più facile, ora è impossibile: molte mie amiche si sono arrese"
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ROMA - "Accidenti se è una buona idea la legge sul doppio cognome. Certo che lo è. Io ho dovuto lottare quattro anni per darlo a mio figlio Andrea, che ora ha 14 anni e di cognomi ne ha due, quello del padre e quello della madre, il mio, Folliero. L'avevo giurato a me stessa, per il mio orgoglio di donna che si è fatta da sola, e ci sono riuscita". Emanuela Folliero, conduttrice televisiva, per trent'anni volto di Rete4, racconta la sua storia. "Un labirinto di carte bollate", definisce il lungo periodo in cui ha dovuto battagliare per ottenere quello che una legge, ora in dirittura d'arrivo al Senato, garantirà.

Folliero, lei ha scelto di dare a suo figlio anche il suo cognome. È stata una trafila lunga e difficile?
"Finora è un percorso quasi inaccessibile. Infatti molte amiche e colleghe si sono arrese. Ma io avevo detto a me stessa che Andrea si sarebbe iscritto a scuola avendo anche il cognome della m…

ROMA - "Accidenti se è una buona idea la legge sul doppio cognome. Certo che lo è. Io ho dovuto lottare quattro anni per darlo a mio figlio Andrea, che ora ha 14 anni e di cognomi ne ha due, quello del padre e quello della madre, il mio, Folliero. L'avevo giurato a me stessa, per il mio orgoglio di donna che si è fatta da sola, e ci sono riuscita". Emanuela Folliero, conduttrice televisiva, per trent'anni volto di Rete4, racconta la sua storia. "Un labirinto di carte bollate", definisce il lungo periodo in cui ha dovuto battagliare per ottenere quello che una legge, ora in dirittura d'arrivo al Senato, garantirà.

Folliero, lei ha scelto di dare a suo figlio anche il suo cognome. È stata una trafila lunga e difficile?
"Finora è un percorso quasi inaccessibile. Infatti molte amiche e colleghe si sono arrese. Ma io avevo detto a me stessa che Andrea si sarebbe iscritto a scuola avendo anche il cognome della madre. Sono partita in anticipo: avevo quattro anni davanti prima che andasse a scuola. Ci sono voluti tutti".

Quali sono state le tappe?
"Andrea è nato nel 2008. Ha avuto il cognome del padre, il mio ex compagno. Io mi dispiaccio perché non c'ero, non comparivo nel nome di mio figlio. Oltretutto il cognome Folliero sarebbe finito con me".

E il padre, il suo ex compagno, come l'ha presa?
"Ha detto sì. Ho cominciato a informarmi e sono finita in un labirinto di carte, rinvii e attese".

È partita con un certo anticipo rispetto al primo giorno di scuola di Andrea.
"Quattro anni di anticipo. Mi dicevo: ho tempo. Poi ci sono voluti praticamente tutti".

Come è cominciata la battaglia?
"Mi sono informata con alcuni amici avvocati. Sono andata su internet a fare ricerche per vedere quale poteva essere la strada. Verifiche ulteriori. Scambi di pareri. Alla fine approdo alla soluzione: dovevo fare domanda al prefetto, nel mio caso di Milano, mettendo ben in evidenza la motivazione. Io ho scritto che con me finiva il nome della famiglia e ho anche aggiunto, perché era previsto, di essere persona nota".

Era andata, insomma.
"Macché. Ho dovuto prendere la dichiarazione olografa del mio compagno. Non solo del mio compagno, ma del padre, della madre, della sorella e, se in vita, mi si chiedeva anche dei bisnonni del mio ex compagno. Un "va e vieni" da Torino, dove abitavano".

Finito qui?
"Comincia qui. Stessa trafila per la mia famiglia. Mio fratello sta in Toscana, vai in Toscana per la dichiarazione che non ha nulla in contrario. Una mail firmata non bastava. Ovviamente tutto questo doveva essere accompagnato dai documenti di identità di ciascuno, tutti fotocopiati, e dalle relative marche da bollo".

È stato anche un costo?
"Non è tanto quello, dal momento che io non ho dovuto pagare l'avvocato avendo amici avvocati. Altrimenti credo che il costo siano appunto le spese legali. Quando tutto è pronto, la cartella con i documenti è finalmente sul tavolo del prefetto. Ah, dimenticavo, ovviamente con l'atto di nascita, oltre che di mio figlio, anche mio. Mi è stato chiesto di tutto, ci mancava solo la password del pc".

Poi è cominciata l'attesa?
"Aspetti e aspetti. Nel frattempo cambia magari il prefetto, e ricominci ad aspettare e la cartella è sempre lì. Ti informi, solleciti. Mi avevano detto sei mesi. Di sei mesi in sei mesi, siamo arrivati a quasi quattro anni e infine è arrivata la comunicazione che Andrea si chiamava Mellano Folliero. E non era ancora finita: ho dovuto aggiornare tutti i documenti di mio figlio, la carta d'identità, il codice fiscale, il documento della Asl per le vaccinazioni...".

Contenta di averla spuntata? E della legge?
"È stata la mia vittoria di donna che si è fatta da sola. La legge serve per non restare ancorati al passato, per mostrare l'orgoglio di donna. Penso che soprattutto le nuove generazioni la accoglieranno bene".