Melfi, rivolta in carcere nel 2020: altri 29 arresti di detenuti
Custodia cautelare in carcere per 29 persone, tutte indiziate di aver preso parte alla rivolta del 9 marzo del 2020 nella Casa circondariale di Melfi, nel contesto dei moti di protesta contro le misure imposte dal dall'amministrazione penitenziaria per il contenimento del Covid-19. Durante la sommossa, medici, infermiri e alcuni agenti del carcere di Melfi furono sequestrati per circa nove ore. L'ordinanza cautelare era stata già eseguita nel mese di settembre 2021 nei confronti di altri undici detenuti che non avevano proposto ricorso per Cassazione. Le altre 29 ordinanze hanno avuto luogo dopo i rigetti delle dichiarazioni di inammissibilità da parte della Cassazione.
E' stata invece da tempo archiviata, nonostante le numerose testimonianze e incongruenze, l'indagine sul pestaggio di un gruppo di circa 60 detenuti di Melfi da parte degli agenti penitenziari nella notte del 17 marzo 2020 sul modello di quello certificato dai video a Santa Maria Capua a Vetere.
Le indagini, coordinate dall'Antimafia di Potenza, hanno permesso, attraverso la ricostruzione di tutte le fasi della protesta, di risalire all'identità di tutti i detenuti di cui si ipotizza il coinvolgimento a vario titolo nella sommossa. Il 9 marzo 2020 fu possibile arrivare alla liberazione degli ostaggi riconducendo i rivoltosi nelle celle ma solo dopo una lunga trattativa durante la quale i fautori della sommossa avevano anche steso un documento di richieste e rivendicazioni. La presenza sul posto di personale specializzato in indagini antimafia della polizia ha permesso, insieme con gli agenti del carcere di Melfi, di arrivare già nel corso della notte all'acquisizione di una serie di elementi indiziari che, dopo ulteriori approfondimenti investigativi, hanno portato a contestare i reati di sequestro di persona e di devastazione. E' già stata formulata richiesta di rinvio a giudizio.