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Lo Stato presenta il conto ai migranti: a centinaia chiesti dai 5 ai 20mila euro

L'indagine partita dal Viminale. Per la legge italiana con 5.900 euro all’anno puoi essere autosufficiente. Così centinaia di richiedenti asilo hanno già ricevuto revoca dell’accoglienza e la richiesta di risarcimento
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Ventimila euro tutti insieme Chaka non li ha mai visti. Lui, che da un paio d’anni alterna piccoli lavori nei campi ,da fattorino o di servizi di pulizia in attesa del riconoscimento della protezione internazionale, non ne ha mai guadagnati più di 4-500 euro al mese integrati, ad intervalli, dall’assegno di disoccupazione. Con i quali cerca di non far mancare nulla a sua moglie e ai due piccoli. Non aveva idea Chaka che, da quando lavora, non ha più diritto all’accoglienza nel centro di Bologna che lo ospita da due anni e mezzo.

Scappato dalla Guinea a 16 anni, finito nelle mani dei trafficanti, dopo tre anni di prigionia in Libia, per i primi due anni non guadagnava più di 200 euro al mese, l’hanno scorso tra periodi di lavoro e disoccupazione ha portato a casa 6.300 euro, quanto basta per fargli revocare l’accoglienza. Da tempo cerca casa ma non trova nessuno che gliela affitta e da novembre è di nuovo senza lavoro.

Adesso,…

Ventimila euro tutti insieme Chaka non li ha mai visti. Lui, che da un paio d’anni alterna piccoli lavori nei campi ,da fattorino o di servizi di pulizia in attesa del riconoscimento della protezione internazionale, non ne ha mai guadagnati più di 4-500 euro al mese integrati, ad intervalli, dall’assegno di disoccupazione. Con i quali cerca di non far mancare nulla a sua moglie e ai due piccoli. Non aveva idea Chaka che, da quando lavora, non ha più diritto all’accoglienza nel centro di Bologna che lo ospita da due anni e mezzo.

Scappato dalla Guinea a 16 anni, finito nelle mani dei trafficanti, dopo tre anni di prigionia in Libia, per i primi due anni non guadagnava più di 200 euro al mese, l’hanno scorso tra periodi di lavoro e disoccupazione ha portato a casa 6.300 euro, quanto basta per fargli revocare l’accoglienza. Da tempo cerca casa ma non trova nessuno che gliela affitta e da novembre è di nuovo senza lavoro.

Adesso, oltre a doversi trovare un tetto, si ritrova anche con un debito da pagare. Lui e tutti i migranti come lui che guadagnano più dell’assegno minimo sociale, 5.900 euro all’anno, sostanzialmente 500 euro al mese. “Cifra con cui difficilmente riesci a vivere in Italia soprattutto se sei straniero e non hai alcun punto di appoggio familiare”, dice l’avvocata Nazzarena Zorzella, presidente di Asgi, l’associazione studi giuridici, che di casi come quello di Zahira ne sta trattando a decine.

Perché, per la prima volta dal 2015 ( quando è stata riformata la legge) il Viminale ha deciso di avviare una sorta di indagine per scovare chi, tra i 77.000 richiedenti asilo al momento ospitati nei centri italiani (quasi la metà dei 131.000 di gennaio 2019), continua ad usufruire dell’accoglienza a cui non avrebbe più diritto. Solo che invece di affidare il compito agli uffici del ministero incrociando i dati con quelli dell’Agenzia delle entrate e con l’Inps, il dipartimento per le libertà civili e l’Immigrazione del Viminale ha chiesto la collaborazione degli enti gestori dei centri che si sono visti recapitare dalle prefetture una lettera senza precedenti.

“Per la corretta gestione delle risorse pubbliche impiegate – si legge – si ritiene indispensabile porre in essere ogni azione che possa risultare utile a rivelare le condizioni che riconoscono l’accesso alle misure di accoglienza esclusivamente al richiedente asilo che risulta privo di mezzi sufficienti a garantire una qualità di vita adeguata per il sostentamento proprio e dei propri familiari”. I mezzi sufficienti, secondo la legge italiana, sono 5.900 euro all’anno, ma naturalmente non tutti i richiedenti asilo che lavorano hanno regolari contratti. Da qui l’insolita richiesta: ”Si invitano gli enti gestori a segnalare con solerzia e senza indugio le situazioni sintomatiche di possibili condizioni di autosufficienza quali ad esempio la disponibilità economica o la continua assenza del centro durante gli orari lavorativi”.

La ricognizione è partita da qualche settimana e centinaia di richiedenti asilo hanno già ricevuto revoca dell’accoglienza e richiesta di risarcimento per cifre che vanno dai 5 ai 20.000 euro per altro per il periodo relativo alla pandemia. “ Una cosa assai singolare – dice Nazzarena Zorzella – considerato che proprio nel 20210 e nel 2021 –per motivi di salute pubblica – i centri erano stati invitati a trattenere i richiedenti asilo. E adesso gli si chiede gli arretrati? Per altro ho i miei dubbi che, con le difficoltà di lingua e di comprensione delle nostre leggi, a queste persone sia stato spiegato al momento della richiesta di asilo quali erano le norme sul reddito”.   

A Bologna, una delle città maggiormente interessate, il Coordinamento migranti ha aperto la strada a quella che, ovunque, sarà la richiesta dei richiedenti asilo:  annullamento delle richieste di risarcimento. Ma il prefetto Attilio Visconti ha escluso che sia possibile cancellare il debito, aprendo la strada tutt’al più alla rateizzazione. “La Prefettura dovrebbe però almeno sapere che i richiedenti asilo a cui ha revocato l'accoglienza e che ha multato sono gli stessi che hanno lavorato durante i mesi più duri della pandemia per permettere di vivere a una città in lockdown. Sono i migranti che secondo i decreti pandemici non potevano essere messi alla porta delle strutture di accoglienza e ai quali, secondo la corte di Cassazione, non è stato garantito il diritto alla salute", scrive il Coordinamento dei migranti.

“Una richiesta ingiusta e ingenerosa – dice Filippo Miraglia dell’Arci che gestisce diversi centri – di certo non tocca a noi fare le verifiche e non saremo noi a indicare alle prefetture quelle che vengono singolarmente definite le situazioni sintomatiche di possibili condizioni di autosufficienza”.