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Permessi di un anno anche ai non ucraini, vinta la resistenza dei Paesi di Visegrad

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Al Consiglio europeo dei ministri degli Interni la Francia media con i sovranisti: accoglienza solo per gli “stabilmente residenti”
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BRUXELLES -  Non siglare un accordo sarebbe stato uno schiaffo. In considerazione delle ultime previsioni sul numero dei profughi ucraini: otto milioni. Una cifra-monstre. Alla fine, allora, l’intesa in Europa si trova, all’unanimità. Anche i Paesi sovranisti di Visegrad l’hanno accettata. Verrà attivata la direttiva sulla protezione temporanea. È la prima volta nella storia dell’Ue. Tutte le persone «stabilmente residenti» in Ucraina verranno considerate rifugiati per almeno un anno. E quindi potranno circolare in Europa e godere di assistenza. E in quello «stabilmente residenti» si concentra la mediazione che ha permesso di dare il via libera alla direttiva.

Il consiglio europeo dei ministri degli Interni, infatti, ieri era partito in salita. Basti pensare che la stessa commissaria agli Affari interni, la svedese Ylva Johansson, aveva avvertito prima della riunione che sarebbero serviti alcuni giorni per …

BRUXELLES -  Non siglare un accordo sarebbe stato uno schiaffo. In considerazione delle ultime previsioni sul numero dei profughi ucraini: otto milioni. Una cifra-monstre. Alla fine, allora, l’intesa in Europa si trova, all’unanimità. Anche i Paesi sovranisti di Visegrad l’hanno accettata. Verrà attivata la direttiva sulla protezione temporanea. È la prima volta nella storia dell’Ue. Tutte le persone «stabilmente residenti» in Ucraina verranno considerate rifugiati per almeno un anno. E quindi potranno circolare in Europa e godere di assistenza. E in quello «stabilmente residenti» si concentra la mediazione che ha permesso di dare il via libera alla direttiva.

Il consiglio europeo dei ministri degli Interni, infatti, ieri era partito in salita. Basti pensare che la stessa commissaria agli Affari interni, la svedese Ylva Johansson, aveva avvertito prima della riunione che sarebbero serviti alcuni giorni per arrivare a un consenso unanime. In particolare i Paesi confinanti con l’Ucraina, ossia Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania, avevano bloccato la direttiva. Perché? Perché dai territori sotto attacco dei russi stanno scappando non solo cittadini ucraini ma anche gli immigrati che lavorano in quella nazione. Anzi, soprattutto Varsavia lamentava il fatto che fosse in corso un esodo — incoraggiato dalle autorità russe — dai Paesi del Medio Oriente e anche dall’Afghanistan di “rifugiati dell’ultima ora”. Il governo polacco, nella sostanza, non voleva ritrovarsi nei suoi confini anche immigrati che hanno colto l’occasione per entrare in Europa. Non solo. Polonia e Ungheria cercano di non trasformare questa crisi in un precedente che i Paesi dell’Europa meridionale, a cominciare dall’Italia, possano usare nel prossimo futuro per affrontare l’immigrazione dall’Africa.

I dubbi del blocco dell’Est, però, sono stati inondati dalle critiche di tutti gli altri. In primo luogo sul piano politico: una spaccatura sui profughi avrebbe rotto l’unità che l’Ue aveva dimostrato finora. In secondo luogo, era tecnicamente complicato distinguere, in presenza di una guerra, l’origine dei rifugiati.

La presidenza francese ha quindi escogitato una doppia via d’uscita. La prima: ai profughi potrà essere applicata sia la direttiva sia una normativa nazionale purché non in contrasto con la normativa europea. Il che vuol dire che i singoli Paesi stabiliranno che tipo di assistenza fornire. E quindi ogni sfollato deciderà dove andare. Probabilmente preferendo Italia, Germania o Francia. La seconda e più importante: la protezione non si applica a chi si trovava “temporaneamente” in Ucraina. Quindi con un permesso di breve durata o per studio. Insomma, i rifugiati last minute sono esclusi. La stessa commissaria Johansson parla di decisione «storica». Palazzo Chigi la definisce una risposta «pronta, rapida, solidale e unita». «Un ottimo risultato» per la ministra dell’Interno Lamorgese.

Il punto cruciale è che il visto per rifugiati consente di circolare liberamente nell’Unione. I governi di Varsavia e Budapest, oggettivamente sotto pressione in questa fase, avevano immaginato di lasciare la disciplina ordinaria che prevede novanta giorni di validità del permesso. Con l’obiettivo di veder partire subito, per evitare lo scadere del visto, gli ucraini dai loro confini verso gli altri Paesi (in particolare Germania e Italia) per ricongiungimento familiare. In Italia, ad esempio, risiedono più di 250mila ucraini. E in più avrebbero potuto mantenere, nei prossimi giorni, la loro posizione contraria al nuovo Patto su asilo e migranti.

Questa soluzione, inoltre, accantona l’ipotesi studiata nei giorni scorsi di una redistribuzione effettiva dei profughi secondo le percentuali stabilite dal bilancio europeo. Una soluzione che avrebbe costituito un altro precedente pericoloso per i governi sovranisti dell’Est Europa. E nel frattempo sono stati avviati contatti con Londra affinché anche la Gran Bretagna assuma una posizione analoga a quella dell’Unione. Certo, nessuno può pensare che questa direttiva risolva tutti i problemi. Con 8 milioni di sfollati in transito le difficoltà saranno crescenti. Ne è consapevole la commissaria Johansson: «Non siamo certo ingenui, ma siamo preparati».