Nucleare, in Italia esiste un piano nazionale emergenze radiologiche, ecco cosa prevede. Curcio: "Speriamo di non doverlo mai utilizzare"
In Italia non ci sono centrali nucleari ma il nostro Paese è ugualmente dotato di un Piano Nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 24 maggio 2010. "Il Piano c'è ed è in continuo aggiornamento, speriamo di non doverlo mai utilizzare", ha detto il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio.
Il Piano, redatto ed aggiornato dal Dipartimento della Protezione civile ogni 3 anni, coinvolge il Dipartimento dei Vigili del Fuoco e le Prefetture, punti strategici del sistema di allertamento. L'Italia sta anche verificando le scorte di compresse di iodio stabile presenti nelle farmacie.La iodoprofilassi è contenuta nel Piano nazionale delle misure protettive. In caso di "incidente
severo" ad una centrale nucleare, indica il Piano, il Dipartimento può decidere di attivare "la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate". Si tratta, viene spiegato ne…
In Italia non ci sono centrali nucleari ma il nostro Paese è ugualmente dotato di un Piano Nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 24 maggio 2010. "Il Piano c'è ed è in continuo aggiornamento, speriamo di non doverlo mai utilizzare", ha detto il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio.
Il Piano, redatto ed aggiornato dal Dipartimento della Protezione civile ogni 3 anni, coinvolge il Dipartimento dei Vigili del Fuoco e le Prefetture, punti strategici del sistema di allertamento. L'Italia sta anche verificando le scorte di compresse di iodio stabile presenti nelle farmacie.La iodoprofilassi è contenuta nel Piano nazionale delle misure protettive. In caso di "incidente
severo" ad una centrale nucleare, indica il Piano, il Dipartimento può decidere di attivare "la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate". Si tratta, viene spiegato nel documento, di una "efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, purché venga attuata tempestivamente (da alcune ore fino ad un giorno prima dell'esposizione o al massimo entro le prime 6-8 ore dall'inizio dell'esposizione)".
Il documento ipotizza scenari di riferimento e sorgenti di rischio, valutandone le conseguenze radiologiche; stabilisce come funziona il sistema di allertamento, delinea l'organizzazione del coordinamento operativo che compete, a livello nazionale, alla Protezione civile e, a livello regionale e provinciale, rispettivamente alle Regioni e alle Prefetture chiamate a predisporre i piani operativi provinciali delle misure protettive contro le emergenze radiologiche.
Il documento è suddiviso in quattro parti: la prima illustra gli obiettivi generali del Piano Nazionale e i presupposti di legge, la seconda parte illustra lo scenario di riferimento, i presupposti tecnici e la stima delle conseguenze radiologiche, la terza parte si occupa invece della strategia operativa (dal sistema di allertamento allo scambio delle informazioni nazionali e internazionali, dal monitoraggio dell'ambiente e degli alimenti alle misure di tutela per la salute pubblica fino all’informazione alla popolazione. L’ultima parte è invece relativa ai modelli di intervento (sistema di coordinamento, attuazione del piano, procedure operative per la valutazione degli eventi e le fasi di preallarme e di allarme).
Nel documento sono comprese 19 tabelle e 9 allegati sui livelli dosimetrici di intervento, sulle indicazioni operative per la iodoprofilassi, sull'uso di mezzi aerei per la ricerca delle sorgenti, sulla pianificazione delle emergenze e sulla rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale.
Il piano scatterebbe in caso di eventi scatenati da sorgenti radioattive (incidenti durate il trasporto di materiale radioattivo o altri accadimenti accidentali) e nucleari (derivanti da centrali nucleari, da reattori, da incidenti a unità navali a propulsione nucleare o da incidenti che possono verificarsi durante il trasporto di materiale nucleare). Ognuno di questi eventi ha una particolare pianificazione circa le misure e gli interventi da adottare.
Il Piano del 2010 è stato strutturato su nuove basi tecniche proposte dall’Ispra, su uno scenario di riferimento (come un incidente ad una centrale di potenza oltre confine) e tiene conto delle indicazioni del Dipartimento di protezione civile di potenziare comunque il livello di protezione e di considerare l’influenza di nuovi fattori di rischio esterni (crisi internazionale). Vengono inoltre previste delle specifiche misure operative per le aree maggiormente esposte in caso di incidente a una centrale nucleare entro 200 km dal confine (scenario di riferimento).
Esistono poi altri due sistemi, uno comunitario e l’altro internazionale, che vengo allertati in caso di emergenza. Il Cen, il Centro emergenze nucleari, è un centro di controllo con una sala operativa H24 per il coordinamento dell’emergenza, per la valutazione dell’evento e la comunicazione dello stato di preallarme e collabora con il servizio meteorologico dell’Aeronautica militare che fornisce le previsioni meteo nell’area sede dell’evento simulando l’evoluzione dell’evento e le possibili conseguenze.
Il Cevad effettua, invece, le valutazioni dei livelli di radioattività nell’ambiente nelle situazioni di emergenza e dei conseguenti livelli di esposizione e fornisce, inoltre, gli elementi radiometrici alle autorità preposte all’adozione dei necessari provvedimenti e alla diffusione dell’informazione alla popolazione.