Suicidio assistito, papà Englaro: "Il calvario di Eluana a qualcosa è servito, ma ci sono ancora troppi paletti"
di Maria Novella De Luca , di Maria Novella De LucaUna lenta evoluzione culturale, così la definisce Beppino Englaro. "Sarà sicuramente un legge da migliorare, in questo paese i concetti di autodeterminazione e libertà di scelta sono ancora delle conquiste, ma di certo siamo di fronte a un grande passo in avanti". Chiede sempre di distinguere i termini il papà di Eluana Englaro quando si parla di testamento biologico, suicidio assistito o eutanasia, precisando che la sua battaglia ha sì aperto la strada a nuovi diritti, ma per Eluana, in coma da 17 anni, la morte avvenne (dopo la sospensione di nutrizione e idratazione) "applicando un principio già esistente, ossia l'articolo 32 della Costituzione".
Quell'articolo in cui si afferma: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
Englaro, sua fig…
Una lenta evoluzione culturale, così la definisce Beppino Englaro. "Sarà sicuramente un legge da migliorare, in questo paese i concetti di autodeterminazione e libertà di scelta sono ancora delle conquiste, ma di certo siamo di fronte a un grande passo in avanti". Chiede sempre di distinguere i termini il papà di Eluana Englaro quando si parla di testamento biologico, suicidio assistito o eutanasia, precisando che la sua battaglia ha sì aperto la strada a nuovi diritti, ma per Eluana, in coma da 17 anni, la morte avvenne (dopo la sospensione di nutrizione e idratazione) "applicando un principio già esistente, ossia l'articolo 32 della Costituzione".
Quell'articolo in cui si afferma: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
Englaro, sua figlia Eluana è morta nel 2009, dopo 17 anni di coma e una battaglia giudiziaria durata, come lei ricorda, 5750 giorni. Oggi la Camera ha votato il primo sì al suicidio assistito.
"Un pezzo di strada in più verso l'autodeterminazione sul fine vita. Sempre in linea con l'articolo 32 della Costituzione. Qualcosa è cambiato. Il calvario che mia moglie ed io abbiamo subito per poter far rispettare la volontà di Eluana ha di certo aperto un varco culturale. Ma il prezzo che noi abbiamo dovuto pagare è stato disumano. Mia moglie si è spenta come un lumicino mentre combattevamo quella guerra con le istituzioni".
Ci sono voluti otto anni dalla morte di Eluana perché il Parlamento approvasse la legge sul testamento biologico nel 2017. Adesso il primo sì sul suicidio assistito, grazie però alla sentenza della Consulta sul caso Fabo che ha imposto al Parlamento di legiferare.
"Una lentezza incredibile della politica, così lontana oggi da quello di cui hanno bisogno le persone. Quando nel 1996 iniziai a chiedere che a Eluana fossero sospese le cure, intorno a me c'era il deserto. Eravamo dei pionieri. Poi sono stato sorretto da una squadra, giuristi e medici che mi hanno dato la forza di continuare. Oggi però il mondo è cambiato, c'è stata Eluana, e poi tanti altri, Welby, le battaglie dell'Associazione Coscioni. Ripeto: l'evoluzione culturale è un percorso lungo. Siamo pur sempre partiti dal Codice Rocco".
Intanto il referendum sull'eutanasia è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale. Nonostante il milione e mezzo di firme depositate.
"Non mi stupisce. Il partito di chi si oppone all'autodeterminazione, alla libertà di scelta sul fine vita è forte e saldo. Forse se ne dovrebbero ricordare gli italiani quando vanno a votare".
Per l'Associazione Coscioni il testo di questa legge è un passo indietro rispetto alla sentenza della Consulta. Prevede l'obiezione di coscienza per i medici, l'obbligo delle medicine palliative, ammette al suicidio assistito soltanto malati tenuti in vita da sostegni vitali, cioè un ventilatore o la nutrizione artificiale. Ma esclude, ad esempio, i malati oncologici terminali.
"Tutti paletti per ostacolare il pieno di diritto di disporre della propria vita e della propria morte. Non entro nel dettaglio, mi fido però del giudizio dell'Associazione Coscioni. Il punto è che nel nostro paese si fa fatica ad accettare un dato fondamentale: il rifiuto delle cure per lasciare che la morte accada. Come è avvenuto per la mia Eluana".
Un concetto che si rifà forse al principio cattolico per il quale non siamo padroni della nostra vita? O perché figli di uno Stato troppo interventista sull'accanimento terapeutico?
"Rispondo con un esempio. Ricordate Maria, quella donna che tanti anni fa a Milano rifiutò l'amputazione di una gamba, operazione che le avrebbe salvato la vita? I medici tentarono di farle un Tso, un trattamento sanitario obbligatorio, per portarla cioè in sala operatoria con la forza. Ma dovettero fermarsi, per ordine del giudice, perché Maria, sottoposta a perizia psichiatrica, risultò perfettamente sana di mente".
Maria morì poco dopo.
"Aveva lasciato che la morte accadesse. Rifiutando le cure. Cosa c'è di tanto scandaloso in un concetto semplice come questo?".